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Preservare la presenza cristiana in Libano

  • 18 mar
  • Tempo di lettura: 4 min

Aggiornamento: 19 mar

Quotidiano An-Nahar

 

La Santa Sede considera la preservazione della presenza cristiana in questa terra, calpestata dai piedi di Cristo, parte integrante della difesa del delicato equilibrio su cui si fonda il Libano.

 

Visita del Nunzio Apostolico ai villaggi di confine (X)

 

Dott. Fadi Assaf - Ambasciatore del Libano presso la Santa Sede

 


Il Nunzio Apostolico, Arcivescovo Paolo Borgia, sta effettuando visite sul campo nei villaggi lungo la fascia di confine meridionale del Libano, per conto della Santa Sede e sotto la diretta guida di Sua Santità Papa Leone XIV. Questa iniziativa mira a "valutare i bisogni delle zone di confine cristiane, esaminarne le condizioni e adoperarsi per sostenere la resilienza dei loro abitanti e rafforzare la loro capacità di rimanere nella propria terra", come affermato dal Nunzio Apostolico dal Sud.

 

Bourgea desidera mantenere una presenza diretta e tangibile tra gli abitanti. Le sue visite sul campo in queste zone non sono una mera questione di protocollo, ma riflettono piuttosto la chiara volontà della Santa Sede di sostenere da vicino la popolazione di questi villaggi in questo delicato periodo della storia del Libano.


In questo contesto, la presenza sul campo della Santa Sede al fianco del popolo libanese nella sua attuale difficile situazione, in tutto il Paese, assume un significato particolare. Accanto agli instancabili sforzi diplomatici per difendere il Libano nei forum internazionali e presso gli organi decisionali, questa presenza sul campo è accompagnata da un'ampia opera umanitaria e sociale intrapresa da organizzazioni ecclesiastiche e caritative, tra cui Caritas e il Sovrano Ordine di Malta, in costante coordinamento con le autorità libanesi e le istituzioni locali.


Attraverso questa presenza in una regione in cui la vita quotidiana è intrecciata alle ansie delle tensioni per la sicurezza, la Santa Sede invia un messaggio chiaro: la Chiesa segue da vicino la situazione del popolo libanese ovunque si trovi ed è impegnata a rimanergli vicina nei momenti di difficoltà. Gli abitanti di queste zone sono consapevoli della gravità dei pericoli che li circondano e comprendono che la situazione attuale è carica di incertezza e ambiguità. Tuttavia, si rifiutano di lasciare che il dubbio intacchi la loro convinzione della necessità di rimanere nella loro terra. Ciò non nega, però, la realtà delle sfide esistenti, né dissipa le paure che vivono quotidianamente.


Da qui l'importanza della visita del rappresentante della Santa Sede, che offre sostegno morale e rafforza la fiducia degli abitanti, consapevoli di non essere soli nell'affrontare queste difficili circostanze.


Allo stesso tempo, la Santa Sede si impegna a mantenere una posizione equilibrata e chiara: sostiene la resilienza della popolazione e la incoraggia a rimanere nella propria terra, ma non cerca di influenzare la decisione personale di ciascuna famiglia di restare o andarsene nelle circostanze attuali, riconoscendo la delicatezza di tali scelte e le implicazioni umanitarie e di sicurezza.


L'Ambasciatore ha inoltre aggiunto:


La visione che anima questo impegno papale nel Libano meridionale è di ampio respiro e prevede il coordinamento degli sforzi con le autorità libanesi, le chiese locali e le forze delle Nazioni Unite operanti nel Libano meridionale. Si fonda sulla ferma convinzione della necessità di proteggere la presenza cristiana in queste aree, una presenza che storicamente ha dovuto affrontare gravi sfide a causa di guerre e sconvolgimenti regionali.


Tuttavia, la difesa di questa presenza non si limita alla sua dimensione religiosa o storica; è anche legata alla salvaguardia del modello libanese stesso. Questo modello, fondato sul pluralismo e sulla coesistenza tra diverse componenti religiose e culturali, è considerato dalla Santa Sede una delle rare formule in Medio Oriente che permette una società diversificata ma equilibrata. Nonostante le sue lacune, rimane un quadro generale che preserva la diversità e consente a gruppi diversi di convivere nel reciproco rispetto.


Da questa prospettiva, la preservazione della presenza cristiana in questa terra, calpestata da Cristo, è considerata dalla Santa Sede parte integrante della difesa del delicato equilibrio su cui si fonda il Libano.


Tuttavia, la continuità di questo modello non può essere raggiunta senza la pace. La pace, nel suo senso più ampio, è la condizione essenziale per la sopravvivenza e la stabilità del Libano: una pace che ponga fine ai cicli di violenza e tensione e permetta alla società libanese di ricostruire le proprie istituzioni e di ritrovare fiducia nel futuro. Questa pace è rimasta al centro dei ripetuti appelli di Papa Leone XIV durante la sua storica visita in Libano, sottolineando che il Libano può risorgere solo in un clima di autentica stabilità che garantisca sicurezza e dignità a tutti i suoi cittadini.


Accanto alla pace, il modello libanese necessita di un altro elemento non meno importante: il rispetto per la specificità delle diverse componenti della società. La diversità che caratterizza il Libano diventa fonte di ricchezza solo quando si accompagna a una sincera volontà di preservare le identità culturali e religiose di ogni comunità e di tradurre questo rispetto in politiche e pratiche concrete che rafforzino la fiducia tra i cittadini.


Questo impegno riflette una solidarietà sincera e incondizionata con il Libano e il suo popolo. La presenza della Santa Sede in questo momento critico non è dettata da calcoli politici o interessi a breve termine, ma scaturisce dalla ferma convinzione della necessità di stare accanto ai popoli nei momenti di difficoltà. Come si suol dire, i veri amici si manifestano nei momenti di pericolo e, in questi momenti difficili della storia del Libano, la Santa Sede desidera essere presente, testimoniando il dolore e sostenendo la speranza.


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