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San Vito Lo Capo - Il cous cous linguaggio di incontro tra culture

2 ore fa
Tempo di lettura: 3 min

Letizia Leonardi (Assadakah News) - Un piatto nato dalla tradizione del Maghreb è diventato, nel tempo, una delle espressioni più riconoscibili della cultura mediterranea. Il cous cous torna protagonista a San Vito Lo Capo, nel Trapanese, dove dal 18 al 27 settembre si svolge la 29ª edizione del Cous Cous Fest, il Festival internazionale dell'integrazione culturale.

Dieci giorni dedicati alla gastronomia, alla musica e allo spettacolo, ma soprattutto a un alimento che racconta una storia di scambi, migrazioni e contaminazioni. Lo slogan scelto per l'edizione 2026, “Make cous cous not war”, sintetizza la filosofia della manifestazione: utilizzare la tavola come spazio di incontro e il cibo come occasione di conoscenza reciproca.

Il significato culturale del cous cous è stato riconosciuto anche dall'UNESCO. Nel 2020 è stata iscritta nella Lista rappresentativa del Patrimonio culturale immateriale dell'umanità la tradizione costituita dalle conoscenze, dai saperi e dalle pratiche legati alla produzione e al consumo del cous cous. La candidatura è stata presentata congiuntamente da Algeria, Mauritania, Marocco e Tunisia, a testimonianza di un patrimonio condiviso al di là dei confini nazionali. L'UNESCO sottolinea che la preparazione del cous cous comprende una serie di gesti e conoscenze trasmessi soprattutto attraverso la pratica e la partecipazione comunitaria: dalla lavorazione della semola alla cottura a vapore, fino alle modalità di consumo. La pietanza assume così anche una dimensione sociale, associata alla convivialità, alla condivisione del pasto e alla solidarietà.

A San Vito Lo Capo questa eredità viene trasformata in una manifestazione contemporanea che mette a confronto ricette, tecniche e interpretazioni provenienti da Paesi diversi.

Ad aprire il programma sono le competizioni italiane dedicate ai professionisti e ai giovani studenti degli istituti alberghieri. Ma il momento centrale sarà il Campionato del mondo di cous cous Bia, con otto squadre in rappresentanza di Algeria, Brasile, Francia, Italia, Marocco, Senegal e Spagna, alle quali si aggiunge la formazione denominata “Cous Cous Fest United”.

Quest'ultima riunisce uno chef palestinese e una chef israeliana, inserendo la competizione culinaria nel messaggio di dialogo che caratterizza il festival.

Le ricette in gara raccontano, a loro volta, la capacità del cous cous di assumere forme diverse senza perdere la propria identità. Dal cous cous nordafricano alle interpretazioni mediterranee, fino alla versione brasiliana proveniente dal Nord-Est del Paese e alla preparazione spagnola legata alla memoria degli emigrati valenciani che raggiunsero l'Algeria durante e dopo la Guerra civile spagnola.

Anche l'Italia sarà rappresentata dallo chef sanvitese Enrico Figuccia, affiancato dai vincitori del Campionato italiano.

Attorno alle competizioni si sviluppa il villaggio gastronomico, dove il pubblico può assaggiare diverse versioni della pietanza, mentre i cooking show portano sul palco chef e personaggi della cucina televisiva.Tra gli appuntamenti figurano quelli con Benedetta Parodi, Giorgione, Luca Pappagallo, Fabrizio Nonis e Andrea Lo Cicero. Non mancano iniziative rivolte ai bambini, chiamati a cimentarsi nella preparazione del cous cous, e momenti dedicati alla scoperta dei vini siciliani. Il programma comprende inoltre degustazioni, appuntamenti musicali e attività legate al territorio, compresa la tradizionale asta del pesce domenicale. L'inaugurazione musicale è affidata al live di Sal Da Vinci.

La manifestazione non si limita però alla gastronomia. Il 21 e 22 settembre l'ASP di Trapani promuove “EduFood Inclusion”, iniziativa nella quale la cucina diventa strumento educativo per parlare di autonomia e corretti stili di vita. Il 22 settembre, con “EduSport Inclusion”, il tema dell'inclusione si sposta sulla spiaggia attraverso lo sport.

Il successo internazionale del cous cous sta proprio nella sua capacità di adattarsi ai territori senza perdere il legame con la tradizione. La stessa base può essere accompagnata da verdure, carne o pesce e assumere caratteristiche differenti a seconda della comunità che la prepara. È una cucina semplice, costruita storicamente su ingredienti accessibili, ma proprio per questo capace di raccontare la vita quotidiana delle popolazioni che l'hanno tramandata.

A San Vito Lo Capo, per dieci giorni, questa storia viene messa in scena attraverso piatti, profumi, musica e persone provenienti da Paesi diversi. Il cous cous diventa così più di una specialità gastronomica: è il punto d'incontro tra tradizioni che hanno viaggiato, attraversato il Mediterraneo e continuato a trasformarsi.

E forse è proprio questa la forza di una pietanza antica: non cancellare le differenze, ma riuscire a metterle intorno alla stessa tavola. Il Cous Cous Fest prosegue fino al 27 settembre.

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