Sant’Agostino, il viaggio di un uomo inquieto
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Silvana Brusamolino

Il 28 agosto del 430 moriva a Ippona Sant’Agostino.
Aveva quasi settantasei anni e alle spalle una vita trascorsa in gran parte in movimento: da Tagaste a Cartagine, da Roma a Milano, poi Ostia e infine il ritorno in Africa. Un itinerario attraverso il Mediterraneo che oggi potremmo seguire su una carta geografica, ma che racconta soprattutto un viaggio molto meno visibile: quello di un uomo che per tutta la vita continuò a cambiare, interrogarsi, cercare.

Agostino non fu sempre il santo che l’iconografia ci ha consegnato. Fu studente ambizioso, maestro di retorica, compagno e padre, seguace del manicheismo, lettore appassionato di filosofia. Cercava il successo e, insieme, qualcosa che non riusciva ancora a definire.
Nelle Confessioni avrebbe scritto una delle frasi più celebri della letteratura cristiana: «Il nostro cuore è inquieto finché non riposa in te» (Confessioni, I, 1, 1).
Quell’inquietudine dice molto anche a chi legge Agostino al di fuori della fede.
Ci sono viaggi che intraprendiamo per visitare un luogo e altri che, senza accorgercene, modificano il modo in cui guardiamo noi stessi. Agostino attraversò città, culture e idee differenti; incontrò persone che gli cambiarono la vita, perse certezze che credeva solide, ne costruì altre.
Milano significò l’incontro con Ambrogio e la conversione. Ostia fu l’ultimo luogo condiviso con sua madre Monica, morta mentre entrambi attendevano di ripartire per l’Africa. Ippona, raggiunta in seguito, diventò la città alla quale avrebbe legato il proprio nome per sempre.
Dietro questi nomi di luoghi c’è qualcosa che chi viaggia conosce bene: partire significa esporsi alla possibilità di tornare diversi.
A volte basta un incontro, una strada percorsa senza conoscerla, una storia ascoltata nel luogo in cui è realmente avvenuta. Il viaggio interrompe per qualche momento le nostre abitudini e ci costringe a osservare da una prospettiva nuova ciò che credevamo di conoscere.
La geografia di Agostino racconta anche un Mediterraneo molto più intrecciato di quanto siamo abituati a immaginare. Le coste dell’Africa e quelle dell’Italia non furono mondi estranei: uomini, idee, lingue e culture si muovevano continuamente dall’una all’altra sponda.
Ancora oggi è possibile seguire parte di quelle tracce: Souk Ahras, l’antica Tagaste dove Agostino nacque; Madaura, dove studiò; Annaba, l’antica Ippona, dove visse gli ultimi decenni della sua vita e morì il 28 agosto del 430.
Per chi lavora nel mondo dei viaggi, è probabilmente questa la parte più affascinante della vicenda di Agostino: non soltanto dove sia andato, ma quanto ogni tappa abbia contribuito a trasformare l’uomo che la attraversava.
Sedici secoli dopo, continuiamo a viaggiare anche per la stessa ragione.
Partiamo pensando di andare a conoscere un luogo.
Qualche volta, lungo la strada, finiamo per conoscere qualcosa in più di noi stessi.




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