Speciale Monza – Villa Reale e i cedri del Libano
Letizia Leonardi/Talal Khrais – Scorci naturalistici degni delle indimenticabili tele di Monet, fra i quali svettano i secolari cedri del Libano. Con queste parole, pur limitative, si potrebbero riassumere le meraviglie di della Villa Reale di Monda e degli annessi Giardini. Non tutti immaginano che tra le piante più grandi e antiche dei meravigliosi giardini ci sono i cedri del Libano. Ce ne sono ben tre delle quattro specie che appartengono al genere Cedrus e che provengono dal Libano, dalle montagne dell’Atlante e dall’Hymalaia.
I cedri del Libano si riconoscono dagli aghi quadrangolari rigidi e più corti rispetto a quelli più lunghi della specie dell’Hymalaia. A settembre e ottobre chi si delizia in passeggiate nel parco della Villa Reale può vederli in fiore.
Il Cedro del Libano ha una crescita più lenta rispetto alle altre specie. Quando l’albero è giovane ha una forma piramidale, mentre da adulto i rami si incurvano verso l’alto, con ramificazioni secondarie che restano orizzontali o leggermente inclinate, quasi a ombrello. A differenza degli altri cedri viene spesso allevato con due o più tronchi principali, anche a candelabro, così come possiamo vederlo alla Villa Reale.
Nella zona d’origine è diffuso ormai solo in poche aree, ed è una specie protetta. I cedri resistono bene all’inquinamento ma i pericoli per i rami più alti sono le forti raffiche di vento, che possono spezzarli, e le gelate prolungate.
Il Giardino della Villa Reale, con i suoi 685 ettari, rappresenta il Parco di Monza. Un vero polmone verde. Progettato dal Piermarini nel 1778 è un primo esempio di giardino all’inglese con un alternarsi di alberi, grotte, specchi d’acqua e piccole cascate. Molto pittoresco è il tempietto dorico che si specchia nelle acque del laghetto e che serviva da belvedere. Dal laghetto, abitato da cigni, tartarughe, papere e ranocchie, si può anche ammirare la grotta e la statua di Nettuno e, percorrendo il “giardino roccioso” si scende verso il grande prato da dove si scorge la cascata e un piccolo ruscello.
Proseguendo a sinistra si possono osservare l’Antro di Polifemo, le mura neogotiche e la torretta a due piani in stile medievale con gli stemmi dei Visconti e un bassorilievo con scene di caccia. Il valore, dal punto di vista naturalistico, della Villa Reale è la varietà di piante del suo Giardino: alberi ultrasecolari come querce, cipressi, ippocastani e i cedri del libano prima menzionati. Non manca la sequoia americana, dal tronco rossiccio. Ci sono poi i faggi di epoca napoleonica, colpiti da attacchi fungini e ormai compromessi. A fare da guardiano al lato della Villa Reale c’è anche l’albero dei tulipani, che in autunno, crea uno spettacolo cromatico degno di una preziosa tela di Monet. Per 10 anni il fotografo Pompeo Casati ha studiato e fotografato le piante storiche della Lombardia e tra i suoi scatti non è certo mancato il cedro del libano della Villa Reale. Il gigantesco cedro che da duecento anni ha abbellito i giardini della Villa un paio di anni fa è stato colpito da un fulmine e danneggiato. Un altro cedro di antiche origini è quello in piazza della stazione, l’unico esemplare che resta del Regio Vivaio realizzato da Eugenio di Beauharnais, viceré d’Italia, nel 1805, su un’area di 76 mila metri quadri tra corso Milano e il Lambro.
Tale zona verde fu creata per rendere gradevoli i giardini pubblici del Regno, ma fu smantellato tra il 1840 e il 1873 per lasciare spazio alla linea ferroviaria. Ma Casati, nella Villa Reale, ha anche immortalato le due querce da 5 metri di diametro entrate nell’elenco dei monumenti verdi d’Italia e il ginkgo che si incrocia lungo il prato all’inglese che scende verso il parco. Un “fossile vivente”, proveniente dalla Cina e le cui origini risalgono alla preistoria. Bellissima è anche la pianta di glicine nell’ala sud della Villa.
E tra una passeggiata e l’altra, in quel di Monza, ci si può imbattere in altri “monumenti” verdi come la davidia involucrata adiacente alla chiesa di San Biagio in via Torneamento chiamata anche albero dei fazzoletti per la sua chioma che si imbianca durante il periodo della fioritura tanto da dare l’impressione che l’albero abbia tanti fazzoletti che pendono.
E poi c’è il corbezzolo che spunta dal cancello di un condominio in via Oslavia, una specie diffusa nei golfi del Mediterraneo, ma è unico a Monza con i suoi rami che fioriscono a settembre per dare i suoi frutti rossi in ottobre. Non è usuale trovare un albero di banane con tanto di frutti eppure lo troviamo al centro sportivo Ambrosini. Da vedere anche la grande sofora al centro del chiostro della scuola Confalonieri, l’albero di Giuda in via Calatafimi e il sambuco lungo la ciclabile del Villoresi. Nel suo volume «Alberi in città a Monza» l’ex docente universitario di Geografia fisica Pompeo Casati, racconta anche l’albero più alto d’Italia che si trova in Brianza e precisamente nel parco di Villa Besana a Sirtori: un liriodendro alto 52 metri che potrebbe sfiorare le campane del campanile del Duomo di Monza.




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