Speciale Sudan - Violenze ribelli, allerta OMS, emergenza popolazione
- 16 ago 2023
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Assadakah News Agency - Secondo più fonti verificate, e diverse testimonianze dirette, pare che le violenze in Sudan da parte dei ribelli della Rapid Support Force siano ormai fuori controllo, specialmente nella zona della capitale Khartoum e dei distretti del Darfur e del Kordofan. Violenze a cui purtroppo non riescono a sottrarsi i più deboli, che risvegliano rivalità etniche, religiose, culturali, con il rischio che l’intero Paese potrebbe implodere, e che i Paesi confinanti siano coinvolti nelle conseguenze, avendo inoltre pressanti problemi interni da risolvere, non ultima la situazione in Niger.

Il conflitto cominciato lo scorso 15 aprile, fra il presidente del Consiglio di Transizione, generale Abdel Fattath Al Burhan, e l’ex vice, generale Mohamed Hamdan Dagalo, avrebbe causato già oltre 4.000 morti, gli sfollati sono oltre 3 milioni, mentre un altro milione cerca protezione nei Paesi limitrofi. Il numero dei civili vittime di i bombardamenti o fuoco incrociato durante i combattimenti sul campo sono in forte crescita, altrettanto aumentano morti e feriti da parte delle fazioni in conflitto. Le truppe nazionali hanno intensificato gli attacchi contro le postazioni dei paramilitari nella regione di Khartoum, in particolare a Omdourman, città gemella di Khartoum sull’altra sponda del Nilo, zona che attualmente sta andando incontro anche alla stagione delle piogge, che si sono abbattute la scorsa settimana in alcune zone nel nord del Paese e hanno costretto almeno 500 famiglie a fuggire per cercare riparo altrove. Da mesi, medici e ONG hanno lanciato l’allarme che forti precipitazioni, causate anche dal cambiamento climatico, potrebbero trasformarsi in un vero disastro per altri milioni di persone. Secondo quanto riportato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), in alcune zone, praticamente impossibili da raggiungere per le squadre di soccorso a causa della guerra in atto, sono già stati segnalati focolai di colera e morbillo. L’OMS ha poi precisato che quasi l’80% degli ospedali sono chiusi a causa del conflitto in atto e le poche strutture sanitarie ancora operanti, sono sovente sotto tiro e faticano a fornire assistenza.
La guerra dura ormai da quattro mesi, e pochi hanno previsto che lo scontro tra i due generali sarebbe durato tanto a lungo.

Le RSF controllano i punti d’ingresso della capitale e le linee di rifornimento, e le truppe nazionali (SAF) cercano di mantenere le basi chiave di Khartoum ma pare non abbiano forze di fanteria, essenziali data la natura urbana della guerra. Comunque i sanguinari paramilitari sono sempre più odiati dalla popolazione a causa di continui abusi e violenze e la distruzione di almeno una trentina di cittadine e villaggi. Nel frattempo, la comunità internazionale è ferma alle dichiarazioni d condanna, senza sapere quale soluzione tentare per calmare la situazione e trovare un accordo, per non trascinare il Paese nella spirale di un nuovo genocidio, come avvenuto in precedenza, proprio per opera di quelli che allora erano noti come Janjaweed e ora si fanno chiamare Rapid Support Force.
Il dramma si trasferisce poi sul 20% della popolazione sull’orlo della carestia (dati Programma Alimentare Mondiale ONU) e circa sette milioni si trovano già in condizioni allarmanti.
A quasi quattro mesi dall’inizio del conflitto, molte previsioni si stanno verificando, in via diretta per l’assistenza alimentare, in un territorio impegnativo, dove gli scontri si stanno allargando a macchia di leopardo, con dinamiche sempre più complesse e avere accesso alle zone interne, dove l’emergenza è ormai conclamata, è sempre più difficile.

L’ONU è riuscita a fare arrivare, dal Chad, un convoglio con circa 125 tonnellate di generi di prima necessità, nello Stato del Darfur occidentale, su un itinerario che potrebbe diventare un corridoio umanitario per raggiungere Geneina, la capitale del Darfur occidentale, dove la situazione è catastrofica.
Uguale urgenza per la provincia di Khartoum, il Kordofan e tutto il Darfur. Alcuni aiuti hanno raggiunto anche l’area di Karari, Ombada, Omdurman, Jalal Awlia, ma centinaia di migliaia di persone sono in fuga verso Gezira, Northern e il fiume Nilo. L’ONU chiede con urgenza alle parti in conflitto di facilitare l’accesso umanitario per consentire la fornitura sicura di assistenza in questo momento critico in cui milioni di persone in Sudan stanno lottando con l’aumento della fame e vivono sull’orlo della sopravvivenza. Un primo passo che potrebbe portare a trattative per un accordo, in nome della popolazione che non si merita di rivivere un incubo.




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