Talal Khrais, Storia di un Reporter

Paola Angelini
Talal Khrais è figlio di Beirut, città che prima della guerra civile era molte cose: porto, centro finanziario e del commercio, punto d’incontro della stampa libera. In un particolare momento storico, Talal Khrais ha vissuto lì, “vicino alla sinistra, innamorato dell’Armenia, solidale con i Palestinesi, grato a un medico ebreo che curava i poveri, colpito dal socialismo bulgaro, dal cinema italiano, dai giornali di Beirut”.
Storia di un Reporter racconta la vita professionale e personale di Talal Khrais, ripercorrendo la storia del corrispondente dell’Agenzia Nazionale di Stampa libanese (NNA) e di Armenpress, in Italia e presso la Santa Sede, che ha attraversato Paesi, guerre e culture.
Il reporter Talal è da sempre abituato ai trasferimenti, alle guerre e ai confini, una consuetudine che ha avuto e che continua ad avere un valore enorme. “Se qualcuno mi chiedeva a quale mondo appartenessi, la risposta vera era A molti”. Per Talal, il compito del reporter è tornare nei luoghi, parlare con la gente, ascoltare, raccontare. “Forse proprio per questo diventai adatto a fare il reporter. Il reporter vive sui confini, e io sui confini c’ero nato”.
Inizia a lavorare molto presto. Incontra il caporedattore Nazaret Topalian del giornale Zartonk, e quell’incontro segna una svolta. “Mi innamorai delle tipografie. Sentivo l’odore dell’inchiostro e della carta, i grandi rotoli bianchi per stampare i giornali, le macchine enormi, il rumore continuo. C’era la redazione, la tipografia, il luogo dove si componevano le lettere. Le righe uscivano dal piombo. Sono cresciuto lì”.
L’Italia entra nella sua vita nel pieno degli anni Settanta: a Napoli, il primo reportage tra la gente. Lì impara che il giornalista deve adattare il racconto politico, sociale ed economico-culturale, al pubblico del Paese, cogliendone i diversi codici di lettura. Un lavoro costante, quotidiano, che non abbandonerà più.
Un importante quotidiano libanese di lingua araba, Al Safir, fondato da Salman Talal nel 1974, noto per l’attenzione al mondo arabo, alla Palestina e ai temi della sinistra, trovò il modo di contattare Talal Khrais per proporgli di raccontare i luoghi dell’Appennino campano-lucano (1980) colpiti dal terremoto, in particolare dell’Irpinia. Fu l’occasione che gli permise di scrivere i “miei primi articoli veri, non da uomo seduto alla scrivania, ma da testimone sul terreno. Guardavo, prendevo appunti, fotografavo, raccontavo”.
Talal Khrais ha vissuto le sue avventure da corrispondente a Beirut, in Italia, in Medio Oriente, in Armenia, nei Paesi del Mediterraneo, attraverso trasformazioni politiche, guerre, perdite di colleghi, di amici e conoscenti, collezionando moltissimi incontri che hanno lasciato in lui un’impronta profonda.
Si trasferiva rapidamente da un teatro di crisi all’altro, diventando così un inviato itinerante che affrontava quotidianamente una serie di difficoltà concrete, anche economiche, perché agli inizi “non c’erano computer, non c’erano cellulari, non c’era posta elettronica, scrivevo a mano, in arabo”.
Talal sostiene che non puoi riferire di un paese vivendo in un posto che non sia quello stesso paese. E poi: il reporter non altera le affermazioni, non falsifica la realtà, le notizie non possono essere rapide o superficiali…
Nel 1994 fonda Assadakah, che iniziò dalla convinzione che servisse un luogo di amicizia, di cultura, di conciliazione, e che fosse mezzo di informazione: “Rivista sul mondo arabo, spazio di iniziative, canale tra l’Italia e i ventidue Paesi arabi. Un ponte”.
Oggi, l’Associazione Internazionale di Amicizia Italo-araba Assadakah è una voce che si distingue tra quelle che correntemente raccontano le vicende medio-orientali, è un richiamo che spinge al confronto, mantenendo un altissimo livello di informazione e curando un’efficiente gestione di rapporti culturali e politici.
Per lavorare efficacemente in un paese straniero, afferma Talal Khrais, il reporter si affida a contatti locali, a traduttori, guide ed esperti locali, essenziali per muoversi in sicurezza ed evitare trappole culturali o politiche.
Talal Khrais ci ricorda che l’Associazione della Stampa Estera in Italia è una delle più numerose e attive al mondo, che riunisce centinaia di giornalisti provenienti da oltre 50 paesi, che raccontano l’Italia ai rispettivi lettori e telespettatori nel mondo e che, come compito principale, devono spiegare, a un pubblico a casa che non conosce i dettagli locali, una realtà complessa, fatta di politica, di economia e di cultura: “Mi apparve come una casa. Un luogo dove potevi arrivare al mattino, pranzare, lavorare, discutere, rimanere fino a sera e poi tornare il giorno dopo come se facessi parte di una famiglia, mai come un ufficio. […] Non è facile entrarci, anzi, per certi aspetti è più difficile. Ma una volta dentro senti una comunità. Ci sono assemblee, commissioni, elezioni, iniziative, incontri, viaggi, premi, il Globo d’Oro, momenti di lavoro e momenti di amicizia. Se un collega ha un problema, qualcuno interviene. Se un collega compie gli anni, si festeggia. Se malato, lo si cerca. Se muore, la comunità se ne occupa. Nella Stampa Estera non si veniva eletti soltanto per appartenenza o schieramento, ma per fiducia. Siamo stranieri in Italia, ma tra noi abbiamo costruito qualcosa che molti giornalisti italiani non trovano nelle loro strutture ufficiali”. L’Associazione della Stampa Estera è una vetrina dell’Italia verso il mondo.
Il libro Storia di un Reporter, pubblicato da Difesa Online, sarà presentato il 3 novembre presso l’Associazione della Stampa Estera, a Palazzo Grazioli. L’incontro sarà presieduto da Patricia Thomas, presidente dell’Associazione della Stampa Estera. Il libro sarà tradotto in arabo, in inglese e in armeno, affinché la testimonianza del reporter Talal Khrais possa raggiungere, come merita, un pubblico internazionale.




Commenti