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Tsovinar Hambardzumyan: pericolose le mire espansionistiche di Turchia e Azerbaijan

18 set 2021
Tempo di lettura: 10 min


ANN - Letizia Leonardi - Ogni giorno veniamo tutti raggiunti da mille notizie dal mondo. Si parla molto dell'azione dei vari politici di turno ma non si considera l'azione importante della diplomazia, degli Ambasciatori e delle Ambasciatrici che ogni giorno, in silenzio, fanno un ottimo lavoro di sensibilizzazione, di divulgazione, di promozione dei propri Paesi. Molto attiva in questo senso è S. E. l'Ambasciatrice della Repubblica di Armenia in Italia Tsovinar Hambardzumyan che si è concessa alla nostra Agenzia per una lunga intervista

- S. E. Ambasciatrice, lei è arrivata a Roma in un momento difficile per il mondo, come la pandemia covid-19, ma poi si è aggiunta un’altra grave tragedia per il suo Paese che è stata la recente guerra in Nagorno Karabakh contro l’Azerbaijan. Come ha affrontato queste difficili situazioni e chi ha avuto al suo fianco?

Ha ragione, l'inizio della mia missione come Ambasciatrice in questo meraviglioso Paese è coinciso con le sfide e le prove che lei ha citato. L'anno scorso è diventato un anno di grandi perdite e di shock sia per l'Armenia che per l'Italia. In effetti, quell'aggressione contro il popolo dell'Artsakh è stata inaspettata e nei giorni più duri dell'epidemia, proprio quando il Segretario Generale delle Nazioni Unite aveva chiesto un cessate il fuoco globale. La verità è che, purtroppo, per l'Azerbaijan l'autorità non è il Segretario Generale delle Nazioni Unite, ma la Turchia e i mercenari terroristi. Abbiamo un detto comune che una persona riconosce i veri amici in tempi di crisi, tribolazioni e sfide. I nostri cuori battevano forte per il tragico periodo che l’Italia stava attraversando lo scorso anno e siamo profondamente commossi dal sostegno e dalla solidarietà dell’amico popolo italiano su tutti i livelli, nonché della loro sensibilità verso la giustizia. Siamo davvero grati al popolo italiano per le centinaia di lettere di sostegno che l'Ambasciata ha ricevuto ogni giorno. Questo ci ha dato conforto e ha ancora una volta dimostrato che condividiamo gli stessi valori. Ci ha dato inoltre conferma del fatto che il denaro può comprare molte cose, ma sicuramente non l’amore e la simpatia. Lo apprezziamo e non lo dimenticheremo mai.

- Che riscontro ha avuto, a livello governativo e istituzionale, il suo impegno per unire sempre più l’Italia all’Armenia?

Le relazioni armeno-italiane si basano su tradizioni ricche e secolari. Dall'indipendenza dell'Armenia, abbiamo costruito le nostre relazioni su questa base. Oggi i nostri Paesi godono di forti legami interstatali con un dialogo politico continuo e ad alto livello.

Siamo determinati a portare le nostre relazioni economiche allo stesso livello del nostro dialogo politico. Crescono anche gli investimenti italiani in Armenia, in particolar modo nel tessile, nella ceramica, nelle infrastrutture e nell'energia.

Negli ultimi tre anni, il nostro commercio è cresciuto costantemente. Certo, a causa dell'epidemia da coronavirus, l'anno scorso abbiamo registrato un leggero calo degli scambi, circa il 12%, ma nella prima metà di quest'anno non solo abbiamo recuperato ma abbiamo anche superato il dato precedente. L'adesione dell'Armenia all'Unione Economica Eurasiatica, così come l'Accordo di Partenariato Globale e Rafforzato, firmato con l'Unione Europea, entrato in vigore il 1° marzo di quest'anno, offrono nuove opportunità per l'espansione della cooperazione economica tra l'Armenia e l'Italia. Un dialogo costruttivo con l'UE fornirà inoltre un quadro favorevole per nuove iniziative in ambito bilaterale. Investendo in Armenia, gli imprenditori italiani potranno entrare nel mercato dell'Unione Economica Eurasiatica, composto di circa 170 milioni di consumatori, senza dazi doganali. Essendo due popoli antichi, abbiamo una buona esperienza nei nostri scambi culturali ed educativi, così come nel restauro dei monumenti. Penso che noi armeni possiamo essere un po' immodestamente orgogliosi della nostra impronta culturale. L'abbiamo lasciata in questo Paese unico, da nord a sud. Pertanto, la nostra agenda bilaterale è molto fitta e l'Ambasciata è determinata a compiere ogni sforzo per portarla avanti in tutte le direzioni.

- Il settore dell’informazione spesso ha divulgato notizie false, facendo apparire l’Armenia come un Paese aggressore e parlando degli armeni in Nagorno Karabakh come separatisti. Per quale motivo vengono diffuse queste falsità e da chi?

È diventata una politica tradizionale dell'Azerbaijan fabbricare ogni tipo di falsità per cercare di manipolare al massimo le menti della comunità internazionale sulla situazione nella nostra regione. In effetti, è in corso una guerra d'informazione, di cui la leadership dell'Azerbaijan si serve prima di tutto per mascherare le sue gravi violazioni del diritto internazionale umanitario e dei diritti umani, non solo nei confronti degli armeni, ma anche del suo stesso popolo. Ridicolmente, i soldati armeni che hanno difeso la propria patria, le famiglie e la dignità sono etichettati come terroristi da un Paese che ha trasferito migliaia di terroristi dal Medio Oriente per combattere dalla sua parte contro gli armeni. Inoltre, questo tipo di accuse vengono avanzate da un Paese le cui forze armate hanno continuato a dimostrare con orgoglio le decapitazioni dei militari armeni durante la recente guerra e che continuano a torturare i prigionieri di guerra. In effetti, tutti i tipi di risorse in Azerbaijan sono state mobilitate per distrarre l'attenzione internazionale dalle enormi atrocità perpetrate nel corso e all'indomani dell'aggressione scatenata il 27 settembre 2020. A parte questo, grazie al regno immutabile della famiglia Aliyev, dal 1960, l'Azerbaijan oggi è orgogliosamente posto in fondo alle classifiche internazionali per il livello delle libertà fondamentali e di democrazia. Non dimentichiamo che per anni l'Azerbaijan ha speso milioni di dollari, non solo per armarsi, ma anche per "comprare" una buona reputazione nel mondo occidentale.

Quanto al "separatismo" dell’Artsakh, è impossibile separarsi da qualcosa a cui non si apparteneva. Nella sua storia, l’Artsakh non ha mai fatto parte dell'Azerbaijan indipendente. L’Artsakh vuole vivere in modo indipendente come tutti noi. Inoltre, l’Artsakh non può vivere in uno Stato con cui ha un grande conflitto di valori.

- Quali sono gli obiettivi del prossimo futuro per evitare altre sofferenze al popolo armeno?

Deve essere chiaramente compreso che non c'è solo una parte interessata dal conflitto, le perdite e la sofferenza investono entrambe le parti. Le famiglie di entrambi i Paesi stanno perdendo i loro figli, i loro padri, i loro fratelli, i loro mariti. Pertanto, se il problema non viene risolto, la sofferenza verrà tramandata di generazione in generazione. Ventisette anni fa gli stessi Paesi entrarono in guerra, e vinsero gli armeni. Come facciamo a sapere cosa accadrà domani? Pertanto, non esiste una soluzione militare a questo problema. La storia mostra che non ci sono soluzioni definitive con la guerra o le operazioni militari. Per fare ciò, le persone devono sedersi al tavolo dei negoziati e trovare un accordo. È importante rammentare che le negoziazioni sono un processo durante il quale tra le parti vi deve essere una certa fiducia, perché senza quella fiducia non si può costruire nulla. È necessario che l'altra parte capisca che se non tolleri i valori, la cultura, la storia degli altri, allora non puoi costruire relazioni. Né l'Armenia, né l'Azerbajian, né la Turchia lasceranno quella regione e le aspirazioni di eliminare gli armeni da quel territorio sono irrealistiche. Non fanno altro che minare la possibilità di creare una regione pacifica. Ora l'Azerbaijan può fare un semplice passo: riportare a casa i prigionieri di guerra armeni. Sarà un passo verso la ricostruzione di una relazione interrotta. La storia del mondo civilizzato mostra che solo negoziati pacifici, lo sviluppo di concetti e di nuove idee, la costruzione di un rapporto di fiducia hanno portato al fatto che Francia, Germania, Danimarca e Svezia, così come un certo numero di altri vicini, non solo non sono in guerra, ma sono anche alleati e artefici della nuova Europa.

- Come vede il futuro del Nagorno Karabakh e cosa può fare la comunità internazionale affinché cessino le aggressioni azere?

Sembrava che nei decenni successivi all'ultima guerra mondiale fosse stato costruito un sistema di relazioni e di istituzioni internazionali in grado di prevenire o rispondere adeguatamente a tutto ciò che era accaduto durante guerra dei 44 giorni e alle sue conseguenze. Sfortunatamente, l’Artsakh è diventato il "test di simulazione" che ha testato tutto, dalle istituzioni internazionali, alle nuove tecnologie, all'ordine mondiale, al sistema di valori. Tutto ciò che è successo ed è tuttora in corso è stato seguito dalla comunità internazionale, tra cui l’Italia che ha fatto dichiarazioni e appelli. Tra l'altro, numerose organizzazioni internazionali, tra cui il Parlamento Europeo il 20 maggio e l’Human Rights Watch nel suo rapporto del 19 marzo, hanno espresso la loro grave preoccupazione per gli abusi fisici, il trattamento disumano e l'umiliazione dei prigionieri armeni, hanno tutti condannato i casi di tortura e di sparizioni forzate e hanno affermato che questi crimini equivalgono a crimini di guerra. Tutto questo è stato cinicamente ignorato dall'Azerbaijan, cosa che non è solo una grave violazione delle leggi internazionali e degli accordi raggiunti, ma è anche un vero affronto alla morale e ai principi fondamentali del mondo civilizzato.

Tuttavia, parte del mondo civilizzato e della comunità internazionale oggi chiude un occhio su tale comportamento, perché, come sapete, l'Azerbaijan ha petrolio e gas. Non c'è dubbio che l'Azerbaijan e il suo sponsor, la Turchia, comprendano solo una lingua: pressioni e punizioni. Abbiamo tutti assistito a come, sia la retorica che il comportamento della Turchia, siano cambiati durante la crisi del Mediterraneo quando si è trattato di discutere di imporre sanzioni. Lo stesso dovrebbe valere nel caso dell'Azerbaijan. È chiaro che l'Europa ha bisogno delle risorse energetiche dell'Azerbaijan, ma l'Azerbaijan non ha bisogno anche dell'Europa per acquistare quelle risorse energetiche?

Mentre gli interessi economici sono accolti con comprensione e rispetto, alla luce delle realtà sopra menzionate, la disponibilità incondizionata delle società europee a fare affari con l'Azerbaijan legittima le gravi violazioni della lettera e dello spirito delle istituzioni internazionali commesse dall'Azerbaijan. L'aggressione azera può essere fermata solo attraverso pressioni e punizioni.

- Cosa potrebbe fare la diplomazia internazionale per risolvere la questione del Nagorno Karabakh e l’incertezza della Repubblica di Armenia?

Il Nagorno-Karabakh ha un patrimonio culturale e religioso estremamente ricco, con diverse migliaia di monumenti, siti religiosi e mostre museali. Ora che non ci sono gli armeni nei territori passati sotto il controllo dell'Azerbaijan, è l'eredità armena ad essere diventata l'obiettivo da annientare per quest’ultimo Paese. Ad oggi, il destino di questi territori rimane poco chiaro poiché tutti questi beni sono sotto la costante minaccia di distruzione deliberata, atti di vandalismo e di profanazione. Recenti immagini satellitari hanno confermato che la chiesa di San Giovanni Battista (Kanach Zham) del XIX secolo, nella città di Shushi, è stata parzialmente demolita. Nella stessa città di Shushi si trova un'altra chiesa armena, la cattedrale del Santo Salvatore Ghazanchetsots, che è stata bombardata due volte dai droni azeri durante la guerra. Inoltre, secondo materiale video della BBC, una Chiesa armena sotto il controllo dell'Azerbaijan, che era stata vandalizzata dalle forze armate azere subito dopo la guerra, è scomparsa senza lasciare traccia. L'appropriazione indebita e l'identificazione errata del patrimonio culturale armeno sono un altro rischio significativo. L'Azerbaijan persegue una politica di falsificazione dei fatti storici e di appropriazione dell'eredità del popolo armeno, presentando le chiese armene dell’Artsakh come "albanesi del Caucaso". Lo stesso presidente dell'Azerbaijan Ilham Aliyev ha visitato una chiesa armena del XVII secolo, passata sotto il loro controllo e l'ha dichiarata apertamente "albanese del Caucaso". Ha anche etichettato le iscrizioni armene sui muri della chiesa come "false" e ha ordinato di rimuoverle, così come tutti i simboli religiosi armeni. Ciò che ho descritto dimostra che le dichiarazioni ufficiali dell'Azerbaijan sul multiculturalismo e la tolleranza etnica e religiosa sono un'ipocrisia assoluta e che le assicurazioni sulla conservazione del patrimonio storico-culturale cristiano e la sua disponibilità a cooperare con le organizzazioni internazionali competenti non sono credibili. Nella situazione attuale, diventa urgente l'intervento tempestivo della comunità internazionale, in particolare dell'UNESCO, per salvare i monumenti che non sono stati ancora distrutti. Dopotutto, questo patrimonio non appartiene solo all'Armenia ma a tutto il mondo cristiano.

- Quali ripercussioni ha avuto e avrà la situazione incerta e pericolosa creatasi in Artsakh?

L'ultima guerra in Artsakh è stata qualitativamente diversa dalle precedenti in termini di coinvolgimento diretto della Turchia, membro della NATO. La Turchia ha fornito in supporto all’Azerbaijan non solo generali, ufficiali, esperti militari turchi, ma anche attrezzature militari turche ed è stata coinvolta nella pianificazione dell'azione. Oggi l'Azerbaijan è fortemente dipendente dalla Turchia, che ha una forte presenza in Azerbaijan, sia nella sfera politica che militare e questa presenza turca nel Paese ha diversi fattori e potrebbe avere ulteriori conseguenze. Ne cito un paio:

- La Turchia ha il pieno controllo delle risorse energetiche che passano dalla regione del Caspio, dall'Asia centrale all'Europa, principalmente all'Europa meridionale. In altre parole, in un certo senso, l'Europa diventerà un ostaggio della Turchia. Questo è uno strumento, una carta che la Turchia giocherà molto attivamente. Non solo l'Europa, ma anche l'Asia centrale dipenderà dalla Turchia, poiché la Turchia diventerà la potenza egemone.

- La Turchia usa il pretesto di aiutare l'Azerbaijan per ottenere, attraverso questo Paese, il controllo sulla regione asiatica, in linea con la sua agenda neo-ottomana. Per raggiungere questo scopo, la Turchia ha bisogno dei territori dell'Armenia e dell'Artsakh. Inoltre, dopo la guerra dell'Artsakh, nell'immaginazione malata di Ilham Aliyev, nacquero delle aspirazioni verso il territorio sovrano dell'Armenia. Davanti agli occhi della comunità internazionale, Ilham Aliyev ha dichiarato apertamente, in un'intervista televisiva, che una parte sovrana dell'Armenia chiamata Syunik /Zangezur/ è una "terra storica dell'Azerbaijan" e ha dunque fatto ricorso alle minacce dell'uso della forza contro l'Armenia. Voglio sottolineare qui che la regione di Syunik non è solo di importanza strategica per l'Armenia, ma anche per l'intera Europa, poiché la sua agognata conquista da parte dell'Azerbaijan e della Turchia collegherebbe i due Paesi via terra in vista delle loro aspirazioni espansionistiche.

- Gli armeni della diaspora che ruolo hanno avuto e hanno nelle questioni dell’Armenia e del Nagorno Karabakh?

È interessante notare che il 21 settembre segnerà il 30° anniversario dell'indipendenza della Repubblica di Armenia. Guardando indietro, ci rendiamo conto che il nostro piccolo popolo ha affrontato molte sfide nel suo percorso di “state building” con risorse limitate e nella regione più difficile, attraversando il tumulto delle guerre forzate, sopravvivendo ai blocchi e ad altre difficoltà. Abbiamo assistito a eventi che hanno cambiato il panorama politico ed economico dell'Armenia, oltre a dimostrare la resilienza del Paese in situazioni catastrofiche. E così, insieme a noi, è stata creata, combattuta, sviluppata e invocata la nostra Diaspora, diffusa in tutto il mondo. Vorrei menzionare in particolare i nostri connazionali che vivono in Italia, i cui antenati hanno fatto conoscere la cultura e la storia armena nel mondo per secoli, anche in assenza dello Stato armeno. Oggi, vivendo e lavorando diligentemente in Italia, i rappresentanti della comunità armena sono diventati una parte importante di questo Paese e con le loro quotidiane attività patriottiche mantengono alta la reputazione del nostro popolo, neutralizzando le attività anti-armene e contribuendo all'ulteriore sviluppo delle relazioni armeno-italiane. Bisogna però anche notare che, noi armeni, in Armenia e nella diaspora, siamo più uniti quando il nostro Stato è in pericolo. Ne abbiamo dato prova durante la guerra dei 44 giorni, il cui anniversario commemoriamo il 27 settembre. Durante tutta la guerra, ogni armeno, dovunque nel mondo, ha portato il suo contributo all'Armenia e all'Artsakh al meglio delle sue capacità



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