Verdone: Il politically correct rischia di distruggere la comicità

Letizia Leonardi (Assadakah Roma News) - Momenti esilaranti e altri di riflessione sullo stato attuale della comicità. L’attore, regista, sceneggiatore Carlo Verdone a Castiglione della Pescaia, ospite d’onore di una delle cinque serate della VII edizione della “Festa del cinema di Mare – Premio Mauro Mancini”, ha catalizzato l'attenzione del numeroso pubblico presente con i suoi aneddoti, i retroscena dei suoi film e anche con le sue considerazioni su come oggi sia cambiato il modo di fare comicità rispetto al passato.
L’incontro si è tenuto il 25 agosto al Caffè Manitoba, all’interno dell’antico borgo maremmano. Con molta disponibilità si è prestato a rispondere alle domande della saggista e critica cinematografica Piera Detassis, del regista e autore di molti film di successo Giovanni Veronesi e poi anche dei giornalisti presenti. Io al maestro Verdone, che ha molto apprezzato la mia biografia “Yeghishe Charents – Vita inquieta di un poeta” pubblicata dalla casa editrice Le Lettere, ed è stato tanto gentile da scrivermi la prefazione (dal momento che il testo contiene alcune delle poesie tradotte dal critico cinematografico, saggista e accademico italiano Mario Verdone), ho chiesto come mai il suo compianto padre era stato un grande estimatore del glorioso e martoriato popolo armeno.

“È stato grazie a un amico armeno di mio padre – ha spiegato Carlo Verdone – Lui ci ha raccontato la storia dolorosa della sua gente e mio padre rimase colpito e ha iniziato ad approfondire. Così ha saputo anche di Charents e ha deciso di tradurre alcune delle poesie di questo grande letterato dall’infausto destino”.
Ma il grande attore romano si è soffermato anche a parlare dei suoi caratteristici personaggi, compresa la caricatura del coatto. “Il coatto – ha affermato l’attore – lo può rappresentare al meglio chi non lo è. Io ho cercato di vivere non di esistere. Vedevo che la società man mano cambiava in peggio e io ho cercato di rappresentarla facendola diventare ridicola. Nella mia lunga carriera alcuni film sono venuti meglio altri peggio ma ho cercato di fare il possibile. Per il coatto sono stato ispirato da uno che, negli anni ’60, frequentava l’allora bar Mariani, che era un crocevia di umanità. C’era di tutto anche il bullo con il pettine che si aggiustava il ciuffo, un po’ come in “Poveri ma belli” ma più volgare. Bisogna essere bravi ad assorbire la battuta, il gesto. Il personaggio di Furio invece è scaturito da un mix del comportamento di un mio zio, del fidanzato di una mia cara amica e dal mio professore di latino”.

Tra una piacevole discussione e l’altra si è soffermato anche su come sia cambiata la comicità e su quanto sia più difficile, rispetto al passato, riuscire a fare ridere. Carlo Verdone ha condannato l’eccesso del politically correct. “Alcuni film non si potrebbero più fare – ha dichiarato – Va bene il rispetto però dobbiamo anche dire che la satira, se fatta con buon gusto, non offende e non danneggia nessuno. Oggi rischiamo di non fare più ridere. Non voglio dire viva la scorrettezza ma così diventiamo tutti molto tristi per la paura della suscettibilità eccessiva degli altri. Questo non porterà certo farina alla commedia. Occorre stare attenti a come si inquadra, ai camerieri se sono di colore o meno…Così non va”. Quanto alla salute del cinema italiano, Carlo Verdone, ha asserito che la sala cinematografica è un tempio di aggregazione e che dovrebbe migliorare la qualità del cinema italiano. Mancano gli scrittori, quelli che trovano una bella idea da trasformare in una bella sceneggiatura. “Siamo in una realtà – ha concluso il maestro – molto complicata. La commedia non può morire ma è un momento molto complicato. C’è molta cattiveria, molto cinismo. Poi un film come “Al lupo al lupo”, per esempio, lo farebbero diventare una serie televisiva per gli eccessivi costi ma poi manca il pubblico in sala”.

La serata si è conclusa con il tutto esaurito al Cinema Castello con la proiezione del film "Al lupo al lupo" di Carlo Verdone con Carlo Verdone, Sergio Rubini, Francesca Neri, María Mercader, Simona Mariani e Claudia Martini. Carlo Verdone e Giovanni Veronesi hanno introdotto la pellicola, che quest'anno festeggia i 30 anni dall'uscita nelle sale cinematografiche, e i presenti hanno potuto scoprire, prima della visione del film, alcuni divertenti retroscena accaduti durante le riprese.




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