È la Russia il nuovo nemico dell'Occidente

Talal khrais (Assadakah Roma News) - L'Occidente, dopo la dissoluzione dell'Unione Sovietica ha individuato nella Russia il nuovo nemico. Putin mobilita 300 mila riservisti e paventa l'uso del nucleare. Il leader della Federazione Russa annuncia mobilitazione parziale: "Decreto già firmato" Il Presidente russo Putin ha spiegato che la leva riguarderà solo cittadini che al momento sono parte delle riserve, cioè coloro che hanno svolto il servizio militare nelle forze armate, che hanno già esperienza e formazione. Tutto il Mondo, dopo il molto atteso discorso del Presidente russo, si è allarmato e ha considerato molto serie e preoccupanti le sue dichiarazioni. Ora più che mai si sta capendo che la strada della diplomazia deve prevalere sulle armi. Nonostante tutto all’Onu il premier italiano Draghi ha ribadito quello che ogni giorno ripete la Casa Bianca: " Le sanzioni imposte contro la Russia hanno avuto un effetto dirompente sulla macchina bellica russa e sulla sua economia". A sentire queste parole si capisce che il Premier e partiti italiani non si sono accorti che le sanzioni colpisco duramente l'economia italiana, impoverendo centinaia di migliaia di famiglie. La questione si sta facendo molto seria e richiede subito un confronto diplomatico . Entra in vigore da oggi la mobilitazione parziale in Russia. Il Capo del Cremlino ha annunciato che il decreto è stato già firmato. "È necessario - ha spiegato - proteggere il nostro territorio, il nostro Paese e il nostro popolo. L'Occidente vuole distruggerci". Al contrario di ciò che afferma l'informazione occidentale, non sembra che le sanzioni per l'attacco in Ucraina abbiano influito sulla Russia e sulla sua leadership. "Gli obiettivi principali dell'operazione speciale - ha dichiarato Putin - rimangono invariati. Una operazione necessaria per combattere i nazisti e liberare il Donbass, oggi quasi completamente liberato.ll leader russo ha poi assicurato il sostegno ai popoli delle quattro regioni dove si dovrebbe tenere un referendum per l'annessione a Mosca: "La Russia - ha concluso il Presidente della Federazione Russa - farà di tutto per garantire lo svolgimento dei referendum". La Russia non è isolata, come afferma in modo unanime la stampa italiana, basti pensare che la settimana scorsa Putin ha incontrato il leader cinese Xi Jinping, nell'ambito del vertice dei Paesi dell'Organizzazione per la cooperazione di Shanghai (Sco). Si è trattato del primo faccia a faccia dopo l'inizio dell'operazione speciale in Ucraina, iniziata il 24 febbraio. Il capo del Cremlino ha dichiarato che i tentativi di creare un mondo unipolare da parte dell'Occidente hanno assunto forme assolutamente orribili e ha condannato fermamente le "provocazioni" Usa a Taiwan. "Lavoriamo come grandi potenze - ha affermato il leader cinese - siamo disposti a fornire un forte sostegno reciproco". Il presidente russo Vladimir Putin, a Samarcanda, in Uzbekistan, è stato in piena sintonia, durante l'incontro, con il presidente cinese Xi Jinping. In Occidente si vuole ricordare soltanto ciò che è accaduto il 24 febbraio scorso, senza contestualizzare l'azione militare della Federazione Russa contro l'Ucraina. Ci si ostina a non capire che una Nazione come la Russia non accetta che la sua sovranità venga umiliata e calpestata. La dichiarazione di guerra contro la Russia non è recente. Dopo la scomparsa del nemico storico, costituito dall’Unione sovietica, c’è voluto un po’ di tempo per gli Stati Uniti e l’Occidente per identificare nella Russia il nuovo nemico, in sostituzione di quello che si era dissolto. È un processo che è durato una ventina di anni e alla fine Biden ha chiuso il cerchio identificando definitivamentePutin come il nemico numero uno. Questo processo è iniziato il 12 marzo 1999 con l’ingresso, o meglio con l’estensione, della NATO in Polonia, Repubblica Ceca e Ungheria in aperta violazione degli accordi presi con l’ex Unione Sovietica da Stati Uniti, Regno Unito, Francia e Germania, come risulta dal documento datato 6 marzo 1991 e recentemente pubblicato da Der Spiegel. È proseguito il 29 marzo 2004 con l’apertura della NATO a Bulgaria, Estonia, Lettonia, Lituania, Romania, Slovacchia, Slovenia. La NATO si è poi estesa nei Balcani con l’adesione di Albania e Croazia (4 aprile 2009), del Montenegro (5 giugno 2017) e della Macedonia del Nord (27 marzo 2020). Adesso la tempesta è scoppiata intorno alla possibilità di estensione della NATO e dei suoi dispositivi militari nel territorio dell’Ucraina, Paese tormentato da accadimenti violenti conseguenti alla c.d. rivoluzione di Maidan del 2014, che hanno portato al distacco della Crimea, annessa alla Russia per volontà dei suoi abitanti, e allo scoppio di una sanguinosa guerra civile dalla quale sono nate le due Repubbliche separatiste del Donbass. In realtà, più che alla Russia, andrebbe attribuita alla Nato la pretesa di stabilire una sua zona d’influenza in Europa, avendo inglobato nel suo dispositivo politico e militare tutti i Paesi dell’Europa dell’est. È dal 2014 che l'Ucraina, guidata dal comico Zelensky, ha dichiarato guerra contro la Russia armando e finanziando gruppi neo nazisti anti russi. Se Zelensky e l'Occidente pensano di vincere contro Putin si sbagliano. Forse pochi si ricordano che l'Unione Sovietica ha avuto 20 milioni di vittime durante la seconda guerra mondiale. Si tratta di una nazione che non intende più accettare ulteriori provocazioni della Nato, dell'America di Biden e dell'Unione Europea.




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