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Abdel Halim Hafez: l'immortale eredità artistica

  • 31 mar
  • Tempo di lettura: 4 min

Talal Khrais

 

Oggi 30 marzo, ricorre l'anniversario della scomparsa “dell'Usignolo Abdel Halim Hafez”.

La sua voce era più di una semplice voce per il canto, era il battito di una nazione e la storia di un'intera generazione. Commemorare questo anniversario non significa semplicemente ricordare un nome negli annali dell'arte, ma risvegliare emozioni e melodie senza tempo che continuano a risuonare nei cuori di milioni di persone.

In questo anniversario, non piangiamo la sua assenza, ma celebriamo la sua solida presenza.

Ricordiamo la storia dell'Usignolo, che ha fatto della sua voce uno specchio dei nostri cuori e della sua arte un linguaggio eterno che non svanirà mai.

Il 30 marzo 1977 si è chiuso l'ultimo capitolo della vita dell'Usignolo, un capitolo di un libro ricco di contributi artistici, nonostante la sua breve esistenza. Ci ha lasciato un'eredità artistica vasta e variegata, emergendo sia come cantante che come attore in molti film. Abdel Halim è stata la voce dei giovani e la voce della rivoluzione. La sua ascesa alla fama coincise con la Rivoluzione degli Ufficiali Liberi in Egitto, nel 1952 e con i suoi ideali di libertà e lotta.

Questa rivoluzione diffuse cultura, istruzione in tutto l'Egitto e nel mondo arabo, promosse riforme rivoluzionarie per affrontare le cause della sconfitta araba nella guerra di Palestina, del 1948. Questo rese l'Usignolo vicino ai giovani e in sintonia con il polso della nazione.

 

I primi anni di vita di Abdel Halim Hafez


 Il suo nome completo era Abdel Halim Ali Ismail Shabana, nacque il 21 giugno 1929. La sua famiglia era originaria del villaggio di Al-Halawat, nel governatorato di Sharqia. La madre morì poco dopo la sua nascita, suo padre la seguì prima che compisse un anno. Rimasto orfano in tenera età, fu cresciuto dallo zio materno. Abdel Halim era il più giovane di quattro fratelli. Durante l'infanzia, contrasse la bilharziosi giocando con i coetanei, nel canale del villaggio.

In giovane età, si trasferì al Cairo dove si iscrisse all'Istituto Superiore di Musica Araba, studiando composizione fino al diploma, nel 1948. Questo traguardo segnò l'inizio del suo percorso artistico. Incominciò la sua carriera di insegnante e successivamente si dimise nel 1949, per entrare nell'orchestra della radio come oboista.

Continuò il suo percorso artistico con la canzone "Ya Helw Ya Asmar" (Oh dolce, oh dalla pelle scura), con testo di Samir Mahgoub e musica di Mohamed El Mougy. Nell'agosto del 1952 pubblicò anche "Safini Marra" (Perdonami una volta), che inizialmente incontrò resistenza a causa del suo stile, in contrasto con i gusti musicali dell'epoca.

Nel 1953, "Safini Marra" fu ripubblicata in concomitanza con la proclamazione della Repubblica, riscuotendo un grande successo. Nello stesso anno, fu eseguita ai concerti "Adwaa El Madina" (Luci della Città), per celebrare il primo anniversario della Rivoluzione di luglio del 1952, un periodo che si rivelò un punto di svolta fondamentale per la sua reputazione. Mentre la sua carriera di cantante fioriva, Abdel Halim Hafez si avventurò anche nel mondo del cinema. Il suo primo ruolo cinematografico fu al fianco della cantante Shadia in "Lahn El Wafaa" (Melodia della Lealtà), seguito da una serie di altri film, tra questi emergono: "Ayyamna El Helwa" (I nostri dolci giorni), "El Wesada El Khalia" (Il cuscino vuoto), "Shari' El Hob" (La via dell'amore), "Hikayat Hob" (Una storia d'amore), "El Khataaya" (I peccati), "Ma'boudat El Gamaheer" (L'idolo delle masse) e "Abi Fawq El Shagara" (Mio padre è su un albero), che fu il suo ultimo film del 1969. Nel corso della sua carriera, recitò al fianco di alcuni dei più grandi nomi del cinema egiziano, tra cui Faten Hamama, Magda, Shadia, Mariam Fakhr El Din, Nadia Lutfi, Zubaida Tharwat, Lobna Abdel Aziz e Soad Hosny, con la quale ebbe una relazione sentimentale, come confermato da persone a lui vicine.

 

Una carriera ricca di opere musicali

 

Nel corso della sua carriera, Abdel Halim Hafez ha composto oltre 200 canzoni, collaborando con alcuni dei più grandi compositori e parolieri: Kamal El Tawil, Mohamed El Mougy, Mohamed Abdel Wahab, Munir Murad, Morsi Gamil Aziz, Hussein El Sayed e Baligh Hamdi.

Il suo nome è sinonimo di una serie di canzoni che rimangono popolari ancora oggi, come: "Safini Marra" (Perdonami una volta), "Ehna Konna Fein" (Dove eravamo?), "Ala Ad El Shawq" (Quanto è il desiderio), "Tawba" (Pentimento), "Fi Youm Fi Shahr Fi Sana" (Un giorno, un mese, un anno), "Maw'oud" (Promesso), "Risala Min Taht El Maa" (Un messaggio da sotto l'acqua), "Qari'at El Finjan" (L'indovino) e "Gana El Hawa" (L'amore è giunto a noi).

Ha inoltre, interpretato canzoni patriottiche: "Ehna El Shaab" (Noi siamo il popolo), "Hikayat Shaab" (Una storia del popolo), "Sora" (Immagine), "Adda El Nahar" (Il giorno è passato), "Ahlef Besmaha" (Giuro sul Suo cielo) e "Sabah El Kheir Ya Sina" (Buongiorno, Sinai), che esprimevano lo spirito dell'epoca successiva alla rivoluzione del 1952 e facevano della sua voce la voce delle aspirazioni delle masse.

 

Abdel Halim Hafez a livello umano

 

Abdel Halim Hafez si distingueva per una voce che univa potenza e dolcezza, caratterizzata da tenerezza senza volgarità. Questo lo rendeva vicino a tutte le fasce d'età, la sua voce divenne espressione di amore e patriottismo. Le sue canzoni risuonarono profondamente nel pubblico, fungendo da faro e fonte di ispirazione durante i periodi di trasformazione nazionale.

 

La morte dell'Usignolo Abdel Halim Hafez

 

Abdel Halim Hafez si è spento il 30 marzo 1977 in un ospedale di Londra, dopo una lunga malattia, alla giovane età di 47 anni. La sua scomparsa fu un profondo shock per il mondo arabo, poiché la scena artistica perse una voce eccezionale il cui eco risuona ancora oggi.

L'Usignolo se n'è andato, ma la sua voce rimane intrecciata ai dettagli delle nostre vite, accompagnando la nostalgia, abbracciando i ricordi e ridisegnando i contorni dell'amore, della patria, del dolore con una voce inimitabile. La sua carriera è stata un viaggio straordinario, che ha plasmato i cuori delle persone e ha lasciato un'eredità artistica immortale che trascende il tempo.

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