Arabia Saudita - Grandi numeri per l'Hajj 2026
- 1 ora fa
- Tempo di lettura: 6 min
Assadakah News - L'Arabia Saudita ha annunciato di avere già accolto oltre 1,5 milioni di pellegrini stranieri per l'Hajj, il grande pellegrinaggio islamico alla Mecca che ogni anno richiama musulmani da tutto il mondo e rappresenta uno dei più grandi eventi religiosi e logistici del mondo. Tra questi 1.300 personalità islamiche, studiosi e predicatori provenienti da 102 Paesi, 200 pellegrini dalla Liberia e mille familiari e parenti di martiri e feriti che hanno combattuto nell'ambito delle operazioni "Tempesta Decisiva" e "Rinnovare la Speranza" dalla Repubblica del Sudan. Il Ministro degli Affari Islamici, Sheikh Abdullatif Al-Sheikh, ha espresso gratitudine al Re Salman e al Principe ereditario Mohammed bin Salman per questa iniziativa, che a suo avviso "riflette la costante attenzione della leadership all'Islam e ai musulmani nel mondo". Il Ministero degli Affari Islamici, attraverso la sua sede nella regione di Medina, ha disposto l'impiego di interpreti in diverse lingue presso il sito di Dhul-Hulayfah per assistere i pellegrini in arrivo. Gli interpreti forniscono orientamenti, distribuiscono materiale informativo e illustrano i riti e le disposizioni religiose dell'Hajj, tenendo conto della diversità delle nazionalità e delle lingue dei pellegrini.
Secondo il quotidiano "Asharq al Awsat", le autorità saudite hanno però anche ribadito che non verranno tollerate violazioni delle regole organizzative e di sicurezza legate al pellegrinaggio.

L'Hajj, uno dei cinque pilastri dell'Islam, è un pellegrinaggio che ogni musulmano deve compiere almeno una volta nella vita, se ne ha la possibilità fisica ed economica. I riti si svolgono ogni anno nella citta' santa della Mecca e nelle aree circostanti di Mina, Muzdalifa e Arafat, attirando masse enormi di fedeli concentrate in pochi giorni e in spazi limitati. Per questo motivo, il controllo dei flussi e della sicurezza rappresenta una priorità strategica per Riyadh. Durante una conferenza stampa delle forze di sicurezza saudite, il direttore della Pubblica sicurezza, il generale Mohammed al Bassami, ha dichiarato che il Regno "non permetterà alcuna pratica che distolga l'Hajj dai suoi obiettivi religiosi". Secondo i dati ufficiali, fino a ieri pomeriggio erano arrivati nel Paese 1.518.153 pellegrini provenienti dall'estero: oltre 1,45 milioni attraverso aeroporti, circa 45mila via terra e quasi 6.500 via mare. Le autorità saudite hanno inoltre annunciato una vasta operazione contro i pellegrinaggi irregolari, un tema particolarmente sensibile dopo le tragedie degli anni passati legate al sovraffollamento e alle ondate di calore. Riyad ha riferito di avere smantellato 217 false campagne per l'Hajj, respinto centinaia di migliaia di persone prive di autorizzazione e
bloccato migliaia di veicoli utilizzati per il trasporto illegale dei pellegrini. In particolare, le forze saudite hanno dichiarato di avere impedito l'ingresso alla Mecca a oltre 366 mila persone senza permesso e a quasi 10 mila veicoli impiegati in trasporti non autorizzati.
Uno dei problemi principali resta quello dei rifiuti. Secondo i dati del Centro nazionale saudita per la gestione dei rifiuti (Mwan), durante l'Hajj dello scorso anno sono state prodotte oltre 348mila tonnellate di rifiuti tra scarti domestici, commerciali, materiali da costruzione e demolizioni. Solo i rifiuti domestici hanno superato le 93 mila tonnellate, mentre quelli derivanti da cantieri e demolizioni hanno raggiunto quasi 190 mila tonnellate. Particolare attenzione viene riservata anche agli scarti tessili legati ai pellegrini. Secondo Mwan, gli abiti rituali "Ihram" scartati sono passati da 14 tonnellate nel 2022 a 62 tonnellate nel 2025. Per questo motivo le autorità saudite stanno puntando soprattutto sul recupero del cibo in eccesso, sul riciclo dei rifiuti organici e sul coinvolgimento di organizzazioni non profit e volontari nei campi che ospitano i pellegrini.

Accanto alla gestione dei rifiuti, il Regno sta investendo nella mitigazione del caldo estremo, diventato uno dei principali rischi sanitari per l'Hajj. Secondo il Centro meteorologico nazionale saudita, le temperature alla Mecca e nei luoghi santi potrebbero raggiungere quest'anno i 47° centigradi. Per questo il ministero della Salute saudita ha invitato i pellegrini a utilizzare costantemente ombrelli per ridurre il rischio di colpi di calore e disidratazione. Le autorità sostengono che l'ombra possa abbassare la temperatura percepita fino a 10 gradi. Negli ultimi anni sono stati inoltre installati oltre 6.000 nebulizzatori d'acqua, ampliate le aree ombreggiate e introdotte pavimentazioni speciali per ridurre il calore accumulato sull'asfalto.
Ridurre il calore, gestire milioni di spostamenti, limitare i rifiuti e rendere più sostenibile uno dei più grandi raduni religiosi del pianeta. E' questa la sfida che l'Arabia Saudita sta affrontando in vista dell'Hajj 2026, il pellegrinaggio annuale alla Mecca che quest'anno dovrebbe richiamare oltre 1,6 milioni di fedeli musulmani da tutto il mondo. Negli ultimi anni Riyadh ha progressivamente trasformato l'organizzazione dell'Hajj in un laboratorio logistico, sanitario e ambientale su larga scala, nel quadro della strategia "Vision 2030", il piano con cui il Regno punta a modernizzare economia, infrastrutture e servizi pubblici. Il cambiamento è particolarmente evidente nei luoghi santi dell'Islam - Mina, Arafat, Muzdalifah e la Grande Moschea della Mecca - dove le autorità saudite stanno cercando di contenere l'impatto ambientale generato dalla concentrazione di milioni di persone in pochi giorni.
Dietro queste misure vi è anche la volontà di evitare il ripetersi di incidenti mortali durante i rituali dell'Hajj, che in passato hanno causato migliaia di vittime tra calca, incendi e temperature estreme. Negli ultimi anni l'Arabia Saudita ha investito miliardi di dollari nell'ampliamento delle infrastrutture, nella gestione digitale dei flussi e nell'uso dell'intelligenza artificiale e di sistemi di monitoraggio avanzati per prevenire emergenze. Le autorità saudite hanno spiegato che i piani di sicurezza di quest'anno prevedono l'impiego di tecnologie di sorveglianza, sensori e sistemi di allerta precoce, oltre a un massiccio dispiegamento di forze di sicurezza e protezione civile nei luoghi sacri. Un ruolo centrale è svolto anche dalla gestione dei movimenti nella struttura della Jamarat a Mina, dove i pellegrini compiono il rito simbolico della "lapidazione del diavolo", storicamente uno dei momenti più delicati per il rischio di schiacciamenti e incidenti dovuti alla densità della folla.

Sul fronte sanitario, il ministero della Salute e la Mezzaluna Rossa saudita hanno rafforzato il sistema di emergenza con oltre 3.000 mezzi di soccorso, incluse motociclette, golf cart elettrici e 11 eliambulanze per i casi più gravi. Le autorià saudite stanno inoltre sperimentando nuove tecnologie come droni per la consegna rapida di forniture mediche e sistemi digitali per il triage dei pazienti. Anche la mobilità rappresenta uno dei pilastri della strategia saudita. Il treno elettrico Al Mashaaer, che collega Mina, Muzdalifah e Arafat, potra' trasportare oltre due milioni di passeggeri durante l'Hajj. La linea lunga 18 chilometri dispone di nove stazioni e una capacità di circa 72 mila persone all'ora.
Secondo le autorità saudite, il sistema ferroviario ha gia' consentito di eliminare circa 50 mila viaggi in autobus all'anno nei luoghi santi, riducendo traffico ed emissioni. A supporto della rete ferroviaria verranno impiegati anche oltre 8 mila autobus per il trasporto dei pellegrini tra Mecca, Medina e le aree rituali. La trasformazione dell'Hajj appare evidente anche agli stessi pellegrini sauditi che hanno vissuto il pellegrinaggio decenni fa. Diversi fedeli anziani intervistati dai media locali hanno ricordato un'Hajj molto più caotica, segnata da sovraffollamento, lunghi spostamenti a piedi e infrastrutture limitate. Oggi, spiegano, il pellegrinaggio è diventato un sistema altamente organizzato, basato su gestione dei flussi, trasporti elettrici, tecnologie digitali e controllo sanitario su larga scala.
L'intero sistema si basa su soluzioni digitali e lettura dei dati in tempo reale, al fine di ottimizzare i flussi, migliorare la mobilità tra i siti e aumentare la velocità di risposta nelle aree ad alta densità. Un ruolo centrale è svolto anche dalla gestione dei movimenti nella struttura della Jamarat a Mina, dove i pellegrini compiono il rito simbolico della "lapidazione del diavolo", storicamente uno dei momenti più delicati per il rischio di schiacciamenti e incidenti dovuti alla densità della folla. La società Kidana per lo Sviluppo e la Valorizzazione - braccio esecutivo dell'Autorità Reale per la Città della Mecca e dei Luoghi Sacri - sta consolidando il concetto di accessibilità universale nelle aree del pellegrinaggio, sviluppando infrastrutture e servizi dedicati ai pellegrini con disabilità e agli anziani. I lavori hanno incluso la realizzazione di percorsi dedicati alle carrozzine, l'installazione di bagni e ingressi autonomi, e la predisposizione di pannelli informativi in Braille nelle strutture sanitarie, con istruzioni per l'utilizzo dei servizi. Sono stati inoltre migliorati gli accessi agli edifici e predisposti percorsi facilitati per raggiungere le strutture mediche nei luoghi santi, in linea con gli obiettivi della Vision 2030 del Regno.




Commenti