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Arabo e italiano… quando le lingue scrivono la storia del Mediterraneo

  • 14 lug
  • Tempo di lettura: 2 min

✍️ Wael Al Mawla – Scrittore e giornalista

 

A prima vista, l’arabo e l’italiano possono sembrare due lingue appartenenti a mondi lontani. L’arabo è una delle lingue vive più antiche della storia, mentre l’italiano affonda le proprie radici nel latino, culla della civiltà romana. Eppure, la storia dimostra che le lingue non si incontrano soltanto attraverso la loro origine, ma anche grazie agli uomini, ai commerci, alla cultura e alla circolazione delle idee. In questo senso, il Mar Mediterraneo è stato molto più di uno spazio geografico: è stato un autentico spazio di civiltà che, per secoli, ha unito Oriente e Occidente.

Il rapporto tra il mondo arabo e quello italiano non si è limitato agli scambi commerciali. È stato un vero partenariato culturale e intellettuale che ha contribuito in modo significativo alla nascita del Rinascimento europeo. Attraverso la Sicilia e le Repubbliche marinare italiane, giunsero in Europa opere di medicina, astronomia, matematica e filosofia tradotte dall’arabo, testi che avrebbero svolto un ruolo fondamentale nella costruzione del sapere moderno. L’Italia fu una delle principali porte d’ingresso di questo patrimonio, per poi trasmetterlo al resto del continente europeo.

Questo dialogo non si è riflesso soltanto nella scienza, ma anche nella lingua stessa. Ancora oggi l’italiano conserva numerosi termini di origine araba, come zucchero (da sukkar), arancia (da nāranj), algebra (da al-jabr), cifra (da ṣifr), magazzino (da makhzan) e tariffa (da ta’rīfa). Non si tratta semplicemente di parole passate da una lingua all’altra, ma di testimonianze vive di una lunga storia di scambi, fiducia reciproca e contaminazione culturale.

Le due lingue si incontrano anche nella loro musicalità e nel valore che attribuiscono alla parola. L’arabo è celebre per la ricchezza della sua retorica e della sua tradizione poetica, mentre l’italiano è universalmente riconosciuto come la lingua della letteratura, delle arti e dell’opera lirica. In entrambe, la lingua va ben oltre la semplice funzione comunicativa: rappresenta identità, cultura e memoria collettiva.

Pur appartenendo a famiglie linguistiche differenti, arabo e italiano condividono un profondo rispetto per la parola e per la sua forza espressiva. Entrambe possiedono la capacità di dare voce al pensiero, alle emozioni e alla bellezza. Le lingue, infatti, non vivono soltanto nei dizionari: crescono nei mercati, nei porti, nelle università e nei teatri, e si arricchiscono ogni volta che il dialogo tra i popoli diventa più intenso.

Oggi, in un mondo che ha più bisogno di costruire ponti che di innalzare muri, l’arabo e l’italiano offrono una preziosa lezione di civiltà. Ogni parola passata da una sponda all’altra del Mediterraneo ha portato con sé conoscenza; ogni traduzione ha rappresentato l’inizio di un dialogo; ogni incontro tra le due culture ha dimostrato che il Mediterraneo non è mai stato una linea di separazione, bensì uno spazio di incontro e di condivisione.

Forse è proprio questo il messaggio più importante che queste due lingue possono trasmettere ancora oggi: la cultura è capace di prevalere sulle divisioni, e la parola autentica resta sempre più forte di qualsiasi confine, perché custodisce la memoria dell’umanità e il suo inesauribile desiderio di dialogo e comprensione reciproca.

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