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Armenia: dimenticati i prigionieri dell'Artsakh

  • 1 ora fa
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Letizia Leonardi (Assadakah News) - Mentre l'attenzione internazionale sembra concentrarsi altrove, a Baku continua il processo contro gli ex dirigenti dell'Artsakh (Nagorno Karabakh) arrestati dopo l'offensiva azera che ha portato allo svuotamento dell'enclave armena nel settembre 2023.

Il 2 giugno si è svolta una nuova udienza d'appello che ha coinvolto figure di primo piano della leadership dell'Artsakh, tra cui Araik Harutyunyan, Arkady Ghukasyan, Bako Sahakyan, David Ishkhanyan, David Babayan e altri ex funzionari. Al termine dell'udienza, il tribunale ha deciso di accogliere solo parzialmente alcune richieste della difesa, rinviando il procedimento al 9 giugno.

Per Baku questi prigionieri sono dei terroristi ma per molti armeni questi uomini non sono criminali, ma rappresentanti politici e istituzionali di una popolazione che per decenni ha vissuto nella propria terra e che oggi è stata costretta all'esodo. Per questo motivo i processi in corso vengono percepiti da una larga parte dell'opinione pubblica armena come processi politici.

Numerose organizzazioni armene e associazioni per i diritti umani continuano a denunciare le condizioni della loro detenzione e chiedono garanzie sul rispetto dei diritti fondamentali degli imputati. Le richieste di liberazione si moltiplicano, mentre cresce la preoccupazione per il silenzio di gran parte della comunità internazionale.

Particolarmente simbolica è la vicenda di Ruben Vardanyan, ex ministro di Stato dell'Artsakh, detenuto anch'egli in Azerbaijan. Dalla prigionia ha più volte lanciato appelli affinché il destino dei detenuti armeni non venga dimenticato e affinché la questione dei prigionieri rimanga al centro dell'attenzione internazionale.

A quasi tre anni dall'esodo forzato degli armeni dell'Artsakh, il dramma non si è concluso con l'abbandono della loro terra. Continua nelle aule dei tribunali di Baku, dove si decide il destino di uomini che per molti rappresentano gli ultimi simboli di una repubblica ormai scomparsa dalle carte geografiche, ma non dalla memoria del suo popolo.

La richiesta che continua a levarsi dalle comunità armene di tutto il mondo è semplice e diretta: garantire processi equi, il pieno rispetto dei diritti umani e la liberazione dei prigionieri detenuti per motivi politici.


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