Armenia: Pashinyan consolida il potere ma ha bisogno dell'opposizione
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Letizia Leonardi (Assadakah News) - Il partito Contratto Civile del Primo Ministro Nikol Pashinyan si conferma la prima forza politica dell'Armenia. La formazione guidata dal premier ha ottenuto 727.160 voti, pari al 49,81% delle preferenze.
Al secondo posto si è classificato Armenia Forte, il nuovo blocco guidato dall'imprenditore Samvel Karapetyan, che ha raccolto 340.062 voti, corrispondenti al 23,29%. Segue l'Alleanza Armena dell'ex presidente Robert Kocharyan con 145.097 voti, pari al 9,94%.
Supera la soglia di sbarramento del 4% il partito Armenia Prospera di Gagik Tsarukyan, che ha ottenuto 58.368 voti e sarà rappresentato nel nuovo Parlamento. Il partito “Contratto civile” ottiene la maggioranza ma non quella assoluta.
Secondo i risultati elettorali, i seggi nella nuova Assemblea Nazionale sono così distribuiti:
Contratto Civile - 61 seggi
Blocco Armenia Forte - 28 seggi
Blocco Armenia - 11 seggi
Armenia Prospera - 5 seggi
Il premier Pashinyan potrà formare il governo, ma non ottiene i 2/3 e la maggioranza costituzionale. Senza i voti dell'opposizione non potrà quindi autonomamente approvare leggi costituzionali, eleggere il Procuratore Generale, la Commissione Elettorale Centrale, i giudici della Corte Costituzionale e altri istituti chiave.
Le congratulazioni internazionali non si sono fatte attendere. Il Presidente della Lettonia, Edgars Rinkēvičs, ha definito quella di Pashinyan una "schiacciante vittoria elettorale", affermando che l'Armenia ha scelto la propria strada democratica nonostante pressioni e intimidazioni. Anche il Presidente del Kazakistan, Kassym-Jomart Tokayev, ha inviato un messaggio di congratulazioni al leader armeno, sottolineando come, secondo la maggior parte degli osservatori internazionali, le elezioni si siano svolte in modo trasparente e nel rispetto della legislazione vigente. Tokayev ha inoltre espresso la disponibilità del Kazakistan a rafforzare la cooperazione con l'Armenia in tutti i settori di interesse comune. "L'Armenia può contare su di noi": con queste parole la presidente della Commissione europea Von der Leyen si è congratulata con Pashinyan per la vittoria elettorale. Anche la responsabile della diplomazia europea, Kaja Kallas, ha elogiato il popolo armeno per aver scelto un futuro europeo nonostante quelle che ha definito "forti pressioni russe".
Da questo risultato emerso dalle urne, Nikol Pashinyan, rafforza la sua posizione politica in una fase particolarmente delicata per l'Armenia, ancora impegnata a ridefinire il proprio ruolo regionale dopo i profondi cambiamenti geopolitici degli ultimi anni.Dal punto di vista politico, i prossimi mesi saranno molto interessanti.
Con quasi il 50% dei voti, Contratto Civile dovrebbe mantenere una solida maggioranza parlamentare e formare il governo senza difficoltà. Questo significa continuità nelle politiche avviate negli ultimi anni. Il vero dato politico di questa tornata elettorale non è tanto la vittoria di Pashinyan, quanto il 23,29% ottenuto da Samvel Karapetyan. In pochi mesi è riuscito a diventare il principale avversario del premier, superando nettamente Kocharyan e Tsarukyan.
Pashinyan ha impostato gran parte della campagna sul tema della pace e della normalizzazione dei rapporti con l'Azerbaijan. Forte del risultato elettorale, potrebbe sentirsi legittimato a proseguire i negoziati e a cercare la firma di un accordo definitivo.
Sarà importante osservare le reazioni di Russia, Unione Europea e Stati Uniti, che hanno interessi strategici rilevanti nel Caucaso.
Dopo anni segnati dalla sconfitta militare del 2020, dall'esodo degli armeni dell'Artsakh e da una durissima campagna politica contro il governo, il leader di Contratto Civile non solo è riuscito a mantenere il potere, ma ha ottenuto quasi il 50% dei voti. Un risultato che va ben oltre una semplice vittoria elettorale: rappresenta una vera e propria investitura popolare.
Per molti osservatori il voto avrebbe dovuto trasformarsi in un referendum contro Pashinyan. È accaduto l'opposto.
L'elettorato armeno ha certamente espresso malcontento, come dimostra il significativo risultato di Armenia Forte guidata da Samvel Karapetyan, ma non ha scelto di tornare al passato. Ed è proprio questo il dato politico più rilevante.
L'ex presidente Robert Kocharyan, figura simbolo della vecchia classe dirigente, si ferma sotto il 10%. Anche Gagik Tsarukyan conserva una presenza parlamentare, ma senza la capacità di incidere realmente sugli equilibri politici del Paese. I partiti che per anni hanno dominato la scena politica armena escono dalle urne fortemente ridimensionati. C'è comunque un elemento che merita una riflessione. Se una parte significativa dell'elettorato ha sostenuto forze politiche che guardano sempre più verso l'Unione Europea e verso un progressivo allontanamento dall'orbita russa, permane una contraddizione evidenziata da molti osservatori armeni e cioè il fatto che i cittadini dell'Armenia continuano a essere soggetti all'obbligo di visto per entrare nell'area Schengen. A differenza di altri Paesi dello spazio post-sovietico che hanno ottenuto la liberalizzazione dei visti, gli armeni non possono ancora viaggiare liberamente nell'Unione Europea, neppure per brevi soggiorni. Un tema che potrebbe diventare sempre più centrale nel dibattito pubblico se il percorso di integrazione europea dovesse proseguire.



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