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Roma - Dal 4 agosto riprendono i colloqui Libano-Israele

  • 54 minuti fa
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Talal Khrais - Tutti gli indicatori suggeriscono che la tregua tra Stati Uniti e Iran sia di fatto fallita e che la regione sia entrata in una fase estremamente pericolosa, caratterizzata da una palese escalation. Nuovi scenari si sono aggiunti al conflitto, in particolare lo Yemen, mentre il margine di manovra per l’Iran e i suoi alleati si sta progressivamente riducendo. Al centro di questo scenario, il Libano sta entrando in una fase politica incentrata su questioni chiave che costituiscono la base dell’approccio internazionale al Libano. Queste questioni includono il consolidamento dell’autorità dello Stato libanese nelle decisioni sovrane, il completamento del processo negoziale, la garanzia del successo della visita del presidente Joseph Aoun a Washington e l’accelerazione dell’attuazione delle riforme finanziarie ed economiche.

Pertanto, tutti gli occhi sono puntati sulla capitale italiana, Roma, dove inizia il sesto round di negoziati tra Libano e Israele, sotto l’egida americana, per finalizzare il meccanismo di attuazione dell’accordo quadro. Questo invia un messaggio chiaro: la separazione dei binari è stata raggiunta e il Libano non è più un’appendice dei negoziati con l’Iran. Si è invece trasformato in un caso indipendente, governato da considerazioni relative al ripristino della sovranità statale e all’adempimento dei suoi obblighi di sicurezza, indipendentemente dalla logica delle alleanze regionali. Mentre i negoziati di Roma entravano nella fase di discussione sul consolidamento del cessate il fuoco, l’attuazione delle zone pilota, il ritiro israeliano, il dispiegamento dell’esercito libanese e l’avvio della ricostruzione, abbiamo appreso che, dopo che la delegazione israeliana aveva inizialmente chiesto di rinviare i negoziati di un giorno, il Libano è stato informato ieri che l’incontro di martedì si sarebbe svolto come previsto. Di conseguenza, il Libano sarà rappresentato dall’ex ambasciatore Simon Karam, dall’ambasciatrice libanese negli Stati Uniti Nada Mouawad e dal generale di brigata in pensione Ziad Heikal, membro del team tecnico selezionato dal presidente (Joseph Aoun). Il ritiro (delle forze israeliane) dalle due zone pilota sarà al centro delle proposte della delegazione libanese il primo giorno.

Fonti che lavorano ai negoziati confermano che la vera attenzione dovrebbe essere rivolta alle zone pilota, in quanto rappresenteranno la vera misura della credibilità delle parti. Se il progetto pilota avrà successo, l’accordo compirà un passo cruciale verso la sua attuazione. Tuttavia, se fallirà, tutti gli incontri politici rimarranno subordinati all’attuazione di questo punto. Queste fonti indicano che i segnali provenienti dal governo libanese riflettono una chiara volontà di raggiungere e attuare un accordo, ma tutti gli occhi restano puntati su Teheran. L’Iran continua a considerare la situazione libanese come parte dei suoi negoziati regionali, subordinando qualsiasi progresso sul campo e in ambito politico al raggiungimento dei suoi obiettivi al di là dei confini libanesi.

Una fonte attendibile ha osservato che “la ripresa dei negoziati diretti a Roma rappresenta un momento cruciale negli sforzi dello Stato libanese per riconquistare l’iniziativa nella gestione delle questioni sovrane. Riflette il riconoscimento da parte della comunità internazionale dell’autorità delle istituzioni costituzionali libanesi come unico soggetto autorizzato a negoziare per conto dello Stato”. La fonte ha spiegato che “la comunità internazionale considera il diritto esclusivo dello Stato di decidere in materia di guerra, pace e armamenti come l’approccio naturale per rafforzare la posizione negoziale del Libano e ripristinare la fiducia internazionale. Ciò deve avvenire parallelamente alla prosecuzione del dialogo interno e all’adozione di un approccio calmo e graduale all’estensione dell’autorità statale su tutto il territorio libanese”.

L’ironia più lampante è che questi negoziati si svolgono mentre i pretesti su cui (il movimento sciita libanese filo-iraniano) Hezbollah ha costruito il suo progetto militare crollano. Quanto ottenuto grazie alla diplomazia libanese e al sostegno degli Stati Uniti dimostra concretamente che lo Stato è in grado di ottenere vantaggi politici e di sicurezza senza una forza armata parallela, e mina la narrazione che Hezbollah ha promosso per anni: che la sicurezza e la stabilità del Libano possano essere raggiunte solo attraverso il suo progetto militare.

Il presidente libanese Joseph Aoun ha dichiarato: “L’esercito e lo Stato sono le uniche entità in grado di proteggere il popolo libanese, non i partiti politici, il settarismo o le fazioni religiose. Questa è la realtà che abbiamo vissuto dal 1975 ad oggi”. Ha aggiunto che la popolazione del Sud (del Libano) è stanca e merita di vivere in sicurezza e stabilità, invece di assistere alla distruzione ripetuta delle proprie proprietà e terre e all’uccisione dei propri figli. Perché il Libano e il Sud dovrebbero sempre pagarne il prezzo? Ha aggiunto: “In virtù delle mie responsabilità come presidente della Repubblica di tutto il Libano, affermo che non scenderò a compromessi sul Sud né sui diritti del Libano. Chiederò al presidente degli Stati Uniti (Donald Trump) di esercitare la necessaria pressione su Israele affinché attui quanto concordato nell’accordo quadro e le richieste libanesi, e di sfruttare l’attuale desiderio dell’amministrazione statunitense di raggiungere la pace nella regione”.

Con il mandato della Forza di interposizione delle Nazioni Unite in Libano (Unifil) in scadenza alla fine di quest’anno, e dato il cambiamento strategico che ciò rappresenta, che rende necessario un riassetto del quadro della sicurezza nel Libano meridionale, 86 membri del Parlamento (libanese) hanno firmato una lettera indirizzata ai membri del Consiglio di sicurezza, chiedendo il rinnovo del mandato dell’Unifil. Hanno sostenuto che porre fine alla sua missione costituisce un’abdicazione a una responsabilità internazionale i cui obiettivi non sono stati pienamente raggiunti. La lettera affermava che “rinnovare il mandato dell’Unifil e rafforzarne la capacità di svolgere i propri compiti oggi non rappresenta la creazione di una nuova realtà, bensì un ritorno alla logica della legittimità internazionale sancita dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite fin dal 1978”.

Il Libano e Israele hanno interessi comuni: Israele vuole una volta per sempre garantire la sua sicurezza e il Libano vuole liberarsi dallo Stato dentro lo Stato, finire con le guerre e tornare un Paese normale, la Svizzera del Medio Oriente.

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