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Armenia: elezioni e Yerevan rompe l'isolamento, guarda a ovest

  • 6 ore fa
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Assadakah News

 

Si terranno il prossimo 7 giugno le elezioni legislative in Armenia, un voto cruciale per confermare l'allontanamento del Paese dalla sfera di influenza della Federazione Russa senza strappi. Una nuova identità nazionale, priva delle montagne del Karabakh perso nel 2023, ma sovrana.

Il consolidamento di un nuovo polo regionale insieme a Azerbaigian e Turchia - i due Paesi con cui Yerevan sta normalizzando le relazioni - rivolto agli Stati Uniti e all'Unione Europea, non ostile alla Russia con cui, perlomeno Turchia e Azerbaigian, hanno imparato a trattare da posizioni paritetiche, ma anche ai Paesi del Golfo, dell'Asia del Pacifico meridionale e alla Cina.

"Il voto arriva mentre l'Armenia si trova in bilico fra una dolorosa ridefinizione della sua identità e un orizzonte ancora incerto di opportunità", scrivono gli analisti di Chatham House in un paper appena pubblicato. Mai come dall'indipendenza nel 1991, laddove la battaglia per il Nagorno Karabak aveva agito da catalizzatore per il momento di indipendenza dall'Urss, c'è stato un voto tanto importante nel Paese del Caucaso.

Armenia Reale - vale a dire una Armenia priva del sogno troppo caro del Nagorno Karabakh, ma in pace e in condizioni economiche migliori - è lo slogan scelto dal Premier uscente Nikol Pashinyan e dal suo partito del Contratto civico, per queste elezioni. La proposta principale è la firma di un accordo di pace definitivo con l'Azerbaigian, dopo la stretta di mano fra Pashinyan e Ilham Aliyev (attuale Presidente dell’Azerbaijan) alla Casa Bianca, nell'estate del 2025, e la sigla, non la firma, di un accordo da parte dei Ministri degli Esteri dei due Paesi. L'accordo comporta la rinuncia definitiva ai territori dell'enclave per avere in cambio l'integrazione del Paese, rimasto isolato per decenni, nel sistema di connessioni regionale, a partire dalla Trump Route for International Peace and Prosperity (TRIPP), corridoio commerciale, per le comunicazioni e l'energia, fra Armenia e l'enclave azera del Nakhichivan.

Pashinyan dovrà far passare una nuova costituzione in cui saranno rimossi i riferimenti al Nagorno Karabakh, come da richiesta di Baku. Per questo, sarà necessario un referendum, da convocare dopo le elezioni. Dovrà vedersela anche contro la resistenza della Chiesa apostolica armena e degli armeni del Karaback sfollati in Armenia. Ma ha dalla sua parte l'assenza di vittime per il Karabakh, dal febbraio del 2024, la presa di coscienza degli armeni che la Federazione Russa non ha mosso un dito in aiuto dell'alleato durante la seconda spinta dell'Azerbaigian per riprendere il controllo della regione, fra il 2022 e il 2023.

Nel 2018, quando era arrivato al potere in seguito a una rivoluzione di velluto, l'ex giornalista Pashinyan era troppo debole per incrinare il dogma dell'appartenenza dell'Armenia all'estero, vicino della Russia. Ora ha dalla sua anche la maggioranza degli armeni che indicano il loro favore all'adesione all'Ue.

All’inizio del mese si è svolto il primo vertice Armenia Ue, tre mesi dopo la visita del vice Presidente americano, JD Vance che ha sostenuto pubblicamente Pashinyan- Yerevan è nell'Unione economica euroasiatica, la candidatura congelata della Georgia, e il sovraccarico europeo con Moldova e Ucraina, per non parlare dei Balcani, sono vincoli reali che rendono l'obiettivo lontano a sufficienza per poterlo sognare in Armenia, digerire a Mosca. Le reazioni di Mosca con Putin che ha parlato esplicitamente di uno 'scenario ucraino' sono la cartina di tornasole della reale capacità della Russia di proiezione e potenza all'estero, insieme alla Moldova e alle sue politiche per riprendere il controllo della Transnistria. Per il momento anche la minaccia formalizzata da una lettera del Ministro dell'Energia russo, di sospendere l'accordo del 2013 per le forniture a prezzi scontati di petrolio, gas e diamanti, e la richiesta, da parte del Consigliere per la politica estera del Cremlino, Yuri Ushakov, di una scelta fra Unione europea e Unione economica euroasiatica, rimangono ipotesi.

I sondaggi considerano come favorito Pashinyan e la sua Armenia reale - con solo il 26% dei voti - sul rivale più vicino "Armenia forte", del miliardario russo armeno Samvel Karapetyan, che non può candidarsi in Parlamento e diventare Premier per i suoi guai giudiziari e anche per la doppia cittadinanza.

Armenia forte è una delle forze di opposizione filo russa, che si presentano al voto, insieme a partiti di dimensioni minori che difficilmente supereranno la soglia per entrare in Parlamento.

Oltre ad Armenia forte, gli altri due partiti filo russi sono quello dell'ex Presidente Robert Kocharyan, e dell'imprenditore Gagik Tsarykyan, politiche simili ma divisioni personali che non rendono una eventuale coalizione, obiettivo semplice, anche se una alleanza è stata raggiunta per il candidato sindaco di Gyumri - la città in cui la Russia mantiene una base militare - Vardan Ghukasyan, vittorioso alle elezioni dell'aprile dello scorso anno, ma arrestato pochi mesi dopo per corruzione.

Sono molti coloro che non hanno ancora deciso chi votare. A metà maggio, il 45% degli indecisi diceva di ritenere che il Paese si stesse spostando nella direzione giusta. Altra incognita, sono le possibili interferenze della Russia.

Il Premier ha incentrato la sua campagna elettorale sui social con una serie di post su Tik Tok che hanno avuto un grande successo, inclusi i suoi show da batterista a eventi politici o durante una visita in Georgia, oppure quando mangia un dolce su un autobus, con sequel con altri snack.

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