top of page

Armenia - Al Matenadaran il Congresso internazionale di Armenistica

  • 28 lug
  • Tempo di lettura: 3 min

Letizia Leonardi (Assadakah News) - Dal 22 al 24 luglio il prestigioso Museo Mesrop Mashtots Institute of Ancient Manuscripts, meglio conosciuto con il nome di Matenadaran, di Yerevan ha ospitato la terza edizione del Congresso Internazionale di Armenistica, appuntamento che ha riunito studiosi provenienti da sedici Paesi per confrontarsi sui più recenti sviluppi della ricerca dedicata alla lingua, alla storia e alla cultura armena, rafforzando al tempo stesso la cooperazione internazionale nella tutela e nel restauro dei manoscritti antichi.

L'edizione del 2026 ha assunto un significato particolare perché coincide con il 350° anniversario della nascita dell'Abate Mechitar di Sebaste (1676-1749), fondatore della Congregazione Mechitarista, figura fondamentale per la salvaguardia della cultura armena e protagonista di uno dei più profondi legami storici tra Armenia e Italia.

Invitato a intervenire alla cerimonia inaugurale, l'Ambasciatore d'Italia in Armenia Alessandro Ferranti ha ricordato il ruolo centrale svolto dalla Congregazione Mechitarista, stabilitasi sull'isola veneziana di San Lazzaro degli Armeni dal 1717, nel preservare nei secoli la lingua, la letteratura e la memoria storica del popolo armeno.

L'apertura del Congresso è stata accompagnata dall'esecuzione del brano "Armenia" del compositore Vache Sharafyan, interpretato dall'Hover State Chamber Choir, cui sono seguiti gli interventi del direttore del Matenadaran, Ara Khzmalyan, e della ministra armena dell'Istruzione, della Scienza, della Cultura e dello Sport, Zhanna Andreasyan.

Nel suo intervento, Ferranti ha sottolineato come il patrimonio custodito dai Mechitaristi rappresenti uno dei simboli più concreti dell'amicizia tra Italia e Armenia. La biblioteca del monastero di San Lazzaro conserva infatti circa 150.000 volumi e oltre 4.500 manoscritti armeni, costituendo la seconda più importante raccolta di manoscritti armeni al mondo, preceduta soltanto da quella custodita al Matenadaran di Yerevan.

Fondato nel 1959, il Matenadaran è considerato uno dei più importanti centri mondiali per la conservazione e lo studio dei manoscritti antichi. Custodisce decine di migliaia di codici e documenti in armeno e in numerose altre lingue, tra cui greco, siriaco, arabo, persiano, latino ed etiopico. Dal 1997 la sua collezione di manoscritti è iscritta nel registro Memory of the World dell'UNESCO, riconoscimento che ne certifica l'eccezionale valore documentario per l'umanità.

Il Congresso ha confermato anche il ruolo di primo piano dell'Italia negli studi armenistici. La delegazione italiana è stata infatti la più numerosa tra quelle presenti, con studiosi provenienti da prestigiosi atenei italiani ed europei, tra cui le Università di Ca' Foscari Venezia, Firenze, Bologna, Trieste e Siena, oltre a ricercatori impegnati presso università straniere.

L'Italia continua a rappresentare uno dei principali centri internazionali degli studi armeni. La delegazione italiana è stata infatti la più numerosa tra quelle presenti al Congresso, con studiosi provenienti da prestigiosi atenei. Tra questi spicca l'Università di Firenze, dove è attivo l'insegnamento di Civiltà dell'Armenia medievale, uno dei pochi corsi universitari italiani interamente dedicati alla storia e alla cultura armena. Tra i maggiori studiosi italiani di armenistica figura proprio Zara Pogossian, docente dell'Università di Firenze, specialista di storia medievale armena e dei rapporti tra Armenia, Bisanzio e Mediterraneo, che infatti compare anche tra i relatori del Congresso. Accanto a Firenze, gli studi di armenistica sono presenti anche in altri importanti atenei italiani, tra cui Venezia, Bologna, Milano, Pisa e Roma, a testimonianza di una tradizione accademica che affonda le proprie radici nell'opera dei Padri Mechitaristi.

A margine del Congresso, l'Ambasciatore Ferranti ha partecipato all'inaugurazione della mostra "I Year's Eternity – III: Manuscript Replenishments of the Matenadaran", dedicata ai più recenti manoscritti entrati a far parte delle collezioni del museo. L'esposizione presenta preziosi codici del XVII secolo riguardanti medicina, religione e storia, recuperati attraverso acquisizioni e donazioni e restituiti alla comunità scientifica dopo anni di dispersione.

L'iniziativa si inserisce nell'ampia attività del Matenadaran finalizzata al recupero del patrimonio manoscritto armeno disperso nel mondo, contribuendo alla tutela dell'identità culturale di un popolo la cui storia è stata segnata da migrazioni, distruzioni e dispersioni documentarie.

L'importanza attribuita all'armenistica è confermata anche dalle politiche dello Stato armeno. Il Programma di sviluppo del Governo della Repubblica d'Armenia 2021-2026 individua infatti tra le priorità strategiche il sostegno agli studi armenistici all'estero, la valorizzazione del patrimonio manoscritto e il rafforzamento della cooperazione internazionale nel campo della ricerca e della cultura.

Il Congresso internazionale del Matenadaran ha così ribadito come la tutela della memoria storica e della tradizione manoscritta non rappresenti soltanto un'attività di conservazione, ma anche uno strumento di dialogo tra i popoli. In questo contesto, il rapporto tra Italia e Armenia continua a distinguersi come uno dei più solidi esempi di collaborazione culturale, fondato su oltre tre secoli di scambi accademici, scientifici e umani.

Commenti


bottom of page