Tunisia: pelletteria dalla cooperazione Sud-Sud alla conquista di mercati...
Assadakah News

Dalle concerie tunisine alle botteghe degli artigiani africani, fino ai grandi saloni internazionali della moda e della calzatura. La filiera tunisina della pelle e delle calzature sta cercando di trasformare il proprio saper fare in uno strumento di cooperazione con il continente africano e, allo stesso tempo, in una leva per rafforzare la propria presenza sui mercati esteri. Un percorso nel quale la Tunisia si propone non soltanto come piattaforma produttiva, ma anche come centro di competenze tecniche e formazione per Paesi che stanno ancora costruendo le proprie filiere. L'esperienza di cooperazione con il Ciad è stata indicata come esempio di questo approccio da Aissatou Diallo, direttrice esecutiva dell'Enhanced Integrated Framework (Eif), il Quadro integrato rafforzato supervisionato dall'Organizzazione mondiale del commercio (Omc).
A margine del Forum pubblico dell'Omc, in corso a Ginevra fino al 17 settembre, Diallo ha spiegato all'agenzia di stampa tunisina "Tap" che la Tunisia, "pur non rientrando tra i Paesi meno sviluppati e non beneficiando quindi direttamente del programma, ha partecipato in passato a uno scambio di esperienze nel comparto della pelle con alcuni Paesi africani beneficiari dell'Eif". L'Eif, programma multilaterale supervisionato dall'Omc, mira proprio ad aiutare i Paesi meno sviluppati a utilizzare commercio e investimenti come strumenti di crescita economica, sviluppo sostenibile e riduzione della povertà. Diallo ha inoltre sottolineato "il ruolo del programma nel sostenere l'attuazione a livello nazionale del Protocollo dell'Area continentale africana di libero scambio dedicato a donne e giovani". Per la Tunisia, che non rientra tra i beneficiari diretti dell'Eif, la cooperazione nel settore della pelle rappresenta soprattutto un canale attraverso il quale valorizzare competenze già consolidate e trasformarle in un elemento di connessione con le economie africane emergenti. Il Micam non rappresenta un episodio isolato. Nel programma internazionale del Cepex per il comparto tessile, abbigliamento, pelle e calzature figurano anche incontri professionali B2B con operatori italiani e iniziative rivolte a compratori di mercati come Polonia e Algeria. Parallelamente, Milano ospita Lineapelle, la manifestazione internazionale dedicata a pelle, accessori, componenti e materiali per la moda, in programma dal 15 al 17 settembre, a Fieramilano Rho. La strategia tunisina punta così a tenere insieme due dimensioni apparentemente diverse: da una parte il trasferimento di competenze verso i Paesi africani che stanno costruendo le proprie filiere della pelle; dall'altra la ricerca di una maggiore visibilità internazionale per un'industria tunisina già fortemente integrata nelle catene produttive europee. È in questo spazio che la cooperazione Sud-Sud può diventare, secondo l'Organizzazione mondiale del commercio (Omc), anche uno strumento di apertura commerciale. Il trasferimento di tecniche di concia, lavorazione, finitura e controllo della qualità non riguarda soltanto la formazione degli artigiani, ma può contribuire alla costruzione di filiere regionali capaci di dialogare con gli standard dei mercati internazionali. La filiera resta fortemente legata all'Europa: circa il 70 per cento delle esportazioni è diretto verso Italia, Francia e Germania. Ma proprio la necessità di ridurre la concentrazione sui mercati tradizionali sta spingendo le imprese tunisine a cercare nuovi sbocchi. Tra i mercati recentemente raggiunti figura il Brasile, mentre il Cncc ha indicato l'espansione verso altri Paesi africani come una delle direttrici sulle quali lavorare nei prossimi anni. In questo quadro, si inserisce anche la partecipazione della Tunisia agli appuntamenti internazionali. Dal 13 al 15 settembre cinque produttori tunisini di calzature hanno partecipato al Micam Milano, uno dei principali appuntamenti mondiali dedicati al settore. La presenza, organizzata dal Centro per la promozione delle esportazioni (Cepex), è avvenuta per il secondo anno consecutivo e ha consentito alle aziende tunisine di presentare collezioni di calzature maschili e femminili, confrontarsi con compratori, distributori internazionali e seguire l'evoluzione delle tendenze del mercato. La cooperazione si inserisce in un settore che in Tunisia ha ormai una dimensione industriale rilevante. I dati dell'Agenzia tunisina per la promozione dell'industria e dell'innovazione (Apii) indicano 171 imprese con almeno dieci addetti attive nella filiera della pelle e delle calzature, di cui 129 totalmente orientate all'esportazione. Il comparto occupa complessivamente oltre 30.700 persone. La componente più consistente è rappresentata dalla produzione di calzature e tomaie, con 114 imprese, seguita dalla pelletteria e dagli articoli da viaggio, con 32 aziende. Il peso della filiera emerge anche dai dati più recenti sull'interscambio. Nel 2025 le esportazioni tunisine di cuoio, pelle, calzature e prodotti collegati hanno raggiunto circa 2,1 miliardi di dinari, pari a circa 625 milioni di euro. Soltanto le esportazioni di calzature hanno generato circa 1,02 miliardi di dinari, equivalenti a circa 303 milioni di euro. Il comparto ha registrato un tasso di copertura delle importazioni con le esportazioni del 167 per cento.
Il caso del Ciad è particolarmente significativo. Grazie al sostegno finanziario della cooperazione italiana, artigiani ciadiani hanno potuto recarsi in Tunisia e lavorare con il Centro nazionale della pelle e delle calzature (Cncc), acquisendo competenze nelle tecniche di concia, nella produzione di scarpe e borse. L'obiettivo era intervenire proprio nei passaggi della filiera che rappresentano una delle principali difficoltà per i produttori africani: la finitura, la qualità e l'adattamento dei prodotti agli standard richiesti dai mercati internazionali. Secondo Diallo, "l'esperienza tunisina ha consentito di trasferire competenze nello sviluppo dei prodotti e nel miglioramento della qualità della pelle grezza, anche in funzione delle esigenze del mercato italiano". Un esempio che la responsabile dell'Eif ha definito "un modello di cooperazione Sud-Sud, nel quale la Tunisia assume il ruolo di Paese fornitore di competenze verso un'altra economia africana, con il sostegno di un partner europeo".




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