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Marocco: scoperta la più antica struttura difensiva del Nord Africa, fuori la Valle del Nilo

2 ore fa
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Assadakah News

Una grande opera difensiva risalente a circa 3.500-4.000 anni fa è stata scoperta nel sito archeologico di Oued Beht, nel nord-ovest del Marocco. Si tratta del più antico sistema difensivo finora documentato in Nord Africa al di fuori della Valle del Nilo, costituito da un ampio fossato e da un terrapieno databili tra l'inizio e la metà del II millennio avanti Cristo. La scoperta, resa nota il 15 settembre dal ministero degli Esteri italiano, è il risultato della terza campagna di scavi dell'Oued Beht Archaeological Project (Obap), permette di fare nuova luce su un enigma archeologico che risaliva agli anni trenta del secolo scorso.

I risultati della ricerca sono stati pubblicati in open access sulla rivista scientifica "Libyan Studies" e sono frutto della collaborazione tra l'Istituto nazionale di scienze dell'archeologia e del patrimonio (Insap) del Marocco, il Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr), l'Ismeo - Associazione internazionale di studi sul Mediterraneo e l'Oriente e l'università di Cambridge. Il progetto è co-diretto dagli archeologi Giulio Lucarini, Cyprian Broodbank e Youssef Bokbot. La ricerca restituisce inoltre una storia di Oued Beht articolata su un arco di circa cinque millenni. Le indagini hanno documentato infatti diverse fasi di frequentazione del sito, dai primi insediamenti agricoli del Neolitico alle grandi trasformazioni dell'età del Bronzo, fino a una nuova presenza umana in epoca medievale. Il progetto archeologico è realizzato in collaborazione con il ministero marocchino della Gioventù, della Cultura e della comunicazione e con la comunità locale di Ait Siberne, nella provincia di Khe'misset. Le attività sono finanziate dal ministero italiano degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale (Maeci), dal Cnr, dal ministero dell'università e della Ricerca (Mur) attraverso l'Ismeo, dal McDonald Institute for Archaeological Research e dall'università di Cambridge.  Secondo i ricercatori, la struttura modifica la lettura del paesaggio di Oued Beht e delle capacità' delle comunità che lo abitavano nell'antichità. La realizzazione del fossato e del terrapieno presuppone infatti un'organizzazione collettiva e la capacità di mobilitare risorse e manodopera per opere di dimensioni finora non documentate nella regione per quel periodo. "Per quasi un secolo questo crinale ha custodito il suo segreto", ha dichiarato Giulio Lucarini, archeologo del Cnr-Ispc e dell'Ismeo e co-direttore del progetto. "Oggi questa scoperta ci obbliga a guardare questo paesaggio con occhi diversi. Le nostre ricerche mostrano che le comunità del Maghreb nord-occidentale erano capaci di concepire e realizzare grandi opere attraverso progetti collettivi, su una scala che finora non eravamo riusciti a documentare".

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