Armenia - Sulla difesa Yerevan rafforza i rapporti con la Cina

Letizia Leonardi (Assadakah News) - La politica di sicurezza dell'Armenia continua a muoversi lungo più direttrici. Mentre Yerevan sviluppa nuovi rapporti nel settore della difesa con Pechino, rimane aperto il confronto sul futuro della presenza militare russa nel Paese, in particolare della 102ª base di Gyumri.
Un passaggio significativo si è verificato il 15 settembre a Pechino, dove il ministro della Difesa armeno Suren Papikyan ha incontrato il ministro della Difesa nazionale cinese, l'ammiraglio Dong Jun. Al centro dei colloqui sono stati posti la cooperazione tra Armenia e Cina nel settore della difesa e le prospettive per il suo sviluppo.
Secondo il Ministero della Difesa armeno, i due ministri hanno valutato positivamente il livello raggiunto dalla cooperazione bilaterale e hanno sottolineato l'importanza di individuare nuove aree di collaborazione, accompagnandole con una pianificazione di lungo periodo. All'incontro ha partecipato anche l'ambasciatore armeno in Cina, Vahe Gevorgyan.
La missione di Papikyan a Pechino si è inserita inoltre nella partecipazione armena alla 13ª edizione del Beijing Xiangshan Forum, inaugurata il 16 settembre. Il ministro armeno era presente alla cerimonia di apertura e, nell'ambito degli incontri organizzati durante il forum, ha avuto contatti con esponenti delle autorità militari cinesi.
Il rafforzamento del dialogo con la Cina avviene mentre l'Armenia sta sviluppando parallelamente rapporti nel settore della difesa con diversi altri partner. Nei giorni della visita in Cina, il capo di Stato maggiore delle forze armate armene, il tenente generale Edvard Asryan, ha incontrato una delegazione della Guardia nazionale del Kansas. I colloqui hanno riguardato, tra l'altro, la formazione dei sottufficiali, l'esercitazione "Eagle Partner" e ulteriori forme di cooperazione.
Sul versante russo, il tema riguarda invece la permanenza della 102ª base militare russa di Gyumri, nel nord dell'Armenia. Il 15 settembre il viceministro degli Esteri russo Mikhail Galuzin ha dichiarato che Mosca non aveva ricevuto da Yerevan una richiesta per il ritiro della base e che la Russia continuava a considerarla un elemento importante dell'architettura di sicurezza dell'Armenia e del Caucaso meridionale. Le dichiarazioni sono state rese in un'intervista al quotidiano russo Izvestia.
La risposta armena è arrivata dal vicepresidente dell'Assemblea nazionale Vahagn Aleksanyan. Secondo quanto riferito da Armenpress, Aleksanyan ha affermato che né il governo, né il ministero della Difesa, né il ministero degli Esteri, né il Parlamento armeno hanno ricevuto dalla Russia una comunicazione relativa all'intenzione di ritirare la base.
Il vicepresidente dell'Assemblea nazionale ha aggiunto che, qualora Mosca decidesse di procedere al ritiro, la questione potrebbe essere discussa, sottolineando però che al momento Yerevan non ha ricevuto una richiesta in tal senso.
Il quadro è quindi quello di due questioni distinte che si intrecciano nella politica di sicurezza armena: da una parte l'apertura di nuovi canali di cooperazione militare, compreso quello con la Cina; dall'altra la permanenza di una struttura militare russa il cui futuro continua a essere oggetto di dichiarazioni da entrambe le parti.
Il dibattito sulla base di Gyumri non è nuovo. Già il 29 giugno Galuzin aveva dichiarato che Mosca non aveva ricevuto segnali da Yerevan circa l'intenzione di smantellare la base e aveva definito la struttura un elemento importante per la sicurezza dell'Armenia e del Caucaso meridionale.
Nelle dichiarazioni più recenti, dunque, non è stata annunciata né la chiusura né il ritiro della 102ª base. È stato invece confermato che non esiste, allo stato attuale, una richiesta ufficiale armena a Mosca per il suo ritiro, mentre Yerevan sostiene di non avere ricevuto dalla parte russa alcuna comunicazione relativa a un eventuale ritiro.
Per l'Armenia, la questione della sicurezza resta così accompagnata da un progressivo ampliamento dei rapporti internazionali nel settore della difesa, con contatti che coinvolgono, oltre alla Russia, Cina, Stati Uniti, India, Francia e altri partner. I comunicati ufficiali disponibili documentano questi rapporti, ma non indicano che la cooperazione con Pechino equivalga a un'alleanza militare o a un accordo per sostituire la presenza russa.




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