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Armenia: svolta nei rapporti con la Turchia

  • 14 mag
  • Tempo di lettura: 2 min

Letizia Leonardi (Assadakah News) - Dopo oltre trent’anni di chiusura e diffidenza reciproca, tra Armenia e Turchia arriva un nuovo passo concreto verso la normalizzazione. Ankara ha annunciato di aver completato tutte le procedure burocratiche necessarie per l’avvio del commercio diretto con Yerevan, congelato dal 1993, quando la Turchia chiuse il confine in sostegno dell’alleato Azerbaijan durante la prima guerra del Karabakh.

Secondo il portavoce del ministero degli Esteri turco Oncu Keceli, dall’11 maggio è entrato in vigore il nuovo sistema che consentirà alle merci turche dirette in Armenia di essere registrate ufficialmente come esportazioni verso il Paese armeno, senza più dover figurare formalmente come spedizioni verso Stati terzi. Fino a oggi, infatti, gli scambi commerciali avvenivano indirettamente soprattutto attraverso la Georgia, con costi aggiuntivi e passaggi doganali più complessi.

La novità non significa ancora apertura totale del confine terrestre, che resta chiuso ai normali transiti diretti, ma rappresenta comunque un cambiamento politico significativo. Ankara ha confermato che proseguono i lavori tecnici e amministrativi per arrivare alla riapertura del confine comune, tema discusso da anni nei negoziati avviati formalmente nel 2022.

Da parte armena, il ministero degli Esteri ha accolto positivamente la decisione turca, definendola un passo importante verso relazioni “piene e normali” tra i due Paesi. Una formula diplomatica che fotografa però anche tutta la fragilità del processo. Il dialogo procede, ma le ferite storiche restano aperte.

Il riavvicinamento tra Ankara e Yerevan ha accelerato soprattutto dopo la drastica trasformazione degli equilibri regionali successiva alla riconquista del Karabakh da parte dell’Azerbaijan e all’esodo quasi totale della popolazione armena della regione. Un evento che ha modificato profondamente il quadro geopolitico del Caucaso meridionale e che ha spinto l’Armenia a cercare nuove aperture diplomatiche.

Negli ultimi mesi i segnali di disgelo si sono moltiplicati. Ad aprile i due Paesi hanno concordato il ripristino della linea ferroviaria Kars-Gyumri, storico collegamento sospeso da decenni. A marzo la compagnia Turkish Airlines ha inoltre effettuato un nuovo collegamento diretto tra Istanbul e Yerevan. Pochi giorni fa, durante l’incontro nella capitale armena tra il premier Nikol Pashinyan e il vicepresidente turco Cevdet Yilmaz, è stato anche firmato un protocollo per la ricostruzione congiunta dello storico ponte di Ani, antica infrastruttura della Via della Seta al confine tra i due Paesi.

Resta però irrisolta la questione più delicata: quella storica e identitaria. L’Armenia continua a chiedere il riconoscimento internazionale del genocidio degli armeni dell’Impero Ottomano tra il 1915 e il 1917, mentre la Turchia respinge fermamente questa definizione. Un nodo che da oltre un secolo pesa sulle relazioni tra i due popoli e che continua a rappresentare il principale ostacolo a una riconciliazione completa.

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