Baku - Il processo ai leader dell'Artsakh è contro tutto il popolo armeno
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Letizia Leonardi (Assadakah News) - Prosegue davanti alla Corte d'Appello di Baku il procedimento giudiziario nei confronti di alcuni degli ex dirigenti della Repubblica dell'Artsakh (Nagorno Karabakh), arrestati dall'Azerbaijan dopo l'offensiva militare del settembre 2023 che ha portato allo scioglimento della repubblica de facto e all'esodo della popolazione armena del territorio.
Tra gli imputati figura anche David Ishkhanyan, ex presidente dell'Assemblea nazionale dell'Artsakh, che dalla prigione di Baku ha diffuso un lungo messaggio nel quale definisce il procedimento «politicamente motivato» e finalizzato non ad accertare responsabilità penali, ma a colpire l'intero popolo armeno.

Secondo Ishkhanyan, l'appello rappresenta un passaggio obbligato soprattutto in vista di un eventuale ricorso agli organismi giudiziari internazionali. Pur dichiarando di non nutrire particolari aspettative sull'esito della Corte d'Appello, l'ex presidente del Parlamento dell'Artsakh ritiene necessario esaurire tutti i rimedi previsti dall'ordinamento azero prima di rivolgersi alle giurisdizioni internazionali.
Nel suo intervento davanti ai giudici, Ishkhanyan ha sostenuto che il processo sarebbe caratterizzato da gravi violazioni delle garanzie procedurali previste sia dal Codice di procedura penale dell'Azerbaijan sia dai principi del diritto internazionale e dei diritti umani. Ha inoltre affermato che le accuse sarebbero fondate su elementi privi di riscontri concreti e su un'applicazione arbitraria delle norme penali.
Tra gli esempi citati dall'ex dirigente vi sarebbe anche quello di un imputato nato nel 1993, accusato di aver preso parte alle ostilità della prima guerra del Nagorno Karabakh, combattuta tra il 1991 e il 1994, circostanza che Ishkhanyan considera emblematica delle presunte incongruenze dell'impianto accusatorio.
Nel messaggio inviato dal carcere, l'ex presidente dell'Assemblea nazionale denuncia inoltre le difficoltà incontrate dalla difesa. Secondo quanto riferito, gli avvocati avrebbero avuto accesso soltanto in forma elettronica alla sentenza di primo grado e, a distanza di mesi, non disporrebbero ancora di una copia completa degli atti. Ishkhanyan afferma inoltre che da quasi un anno diversi detenuti non sono riusciti a formalizzare procure in favore dei propri familiari o dei difensori dei diritti umani.

Particolarmente significativa è anche un'altra affermazione contenuta nel messaggio. Secondo Ishkhanyan, durante il procedimento sarebbe stato detto ai detenuti che, in assenza di un'iniziativa delle autorità armene per ottenerne il rilascio, anche gli eventuali ricorsi agli organismi internazionali avrebbero scarse possibilità di incidere sulla loro situazione. Si tratta di una dichiarazione che, se confermata, evidenzierebbe il forte clima di tensione che accompagna il processo.
Nel frattempo il procedimento d'appello coinvolge anche altri ex rappresentanti delle istituzioni dell'Artsakh. Nel corso dell'ultima udienza, l'ex ministro degli Esteri David Babayan ha ribadito la propria innocenza, mentre uno degli avvocati intervenuti nel processo ha chiesto l'assoluzione dell'ex presidente dell'Artsakh Arkady Ghukasyan.
La prossima udienza è prevista per oggi, 10 luglio.
Il caso dei dirigenti dell'ex Repubblica dell'Artsakh continua a suscitare attenzione a livello internazionale. Diverse organizzazioni per i diritti umani, tra cui Human Rights Watch, hanno espresso negli ultimi mesi preoccupazione per le garanzie del giusto processo e per le condizioni di detenzione dei prigionieri armeni nelle carceri azere. Anche il Parlamento Europeo, in più risoluzioni approvate dopo l'offensiva del settembre 2023, ha chiesto il rilascio dei prigionieri armeni detenuti in Azerbaijan e il pieno rispetto degli standard internazionali in materia di diritti umani.
La vicenda resta uno dei principali nodi irrisolti nei difficili rapporti tra Armenia e Azerbaijan, mentre migliaia di profughi dell'Artsakh attendono ancora una soluzione stabile dopo l'esodo forzato seguito alla conquista del territorio da parte di Baku.




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