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Cremlino: stop al gas se Armenia va avanti con adesione Ue

  • 28 mag
  • Tempo di lettura: 3 min

Talal Khrais

 


La Russia minaccia apertamente e senza scrupoli la giovane Repubblica Armena calpestando il principio dell’indipendenza e l’autodeterminazione dei popoli sovrani. Forse il Presidente Putin sta rivolgendo queste minacce nei confronti di uno dei più antichi Stati e verso un popolo che ha contribuito ai maggiori successi in Unione Sovietica a cominciare dello Spazio, all’Arte alla Medicina e tante altre conquiste del vecchio impero.   

La Russia rinuncerà unilateralmente all'accordo con l'Armenia sulla fornitura di gas, prodotti petroliferi e diamanti grezzi, se il processo di adesione dell'Armenia all'Unione europea continuerà, ha dichiarato la portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova.

"Il 27 maggio 2026, l'Ambasciata della Federazione russa nella Repubblica d'Armenia ha consegnato ufficialmente ai Rappresentanti armeni una lettera del Ministro dell'Energia della Federazione russa, Sergei Tsivilyov, indirizzata al ministero dell'Amministrazione territoriale e delle infrastrutture della Repubblica d'Armenia, nella quale si afferma che la parte russa sospenderà unilateralmente l'accordo tra il Governo della Federazione russa e il Governo della Repubblica d'Armenia sulla cooperazione per la fornitura di gas naturale, prodotti petroliferi e diamanti naturali grezzi alla Repubblica d'Armenia, del 2 dicembre 2013, qualora il processo di adesione della Repubblica d'Armenia all'Unione europea dovesse

proseguire", ha dichiarato Zakharova in un comunicato stampa diffuso oggi.

 

L’Armenia non è il Paese delle banane

La Russia di oggi dimentica due cose: la prima è che il popolo armeno potrebbe piegarsi alle forti tempeste ma non si arrende, opponendosi al dominio ottomano ha pagato il prezzo più alto, ha affrontato il genocidio. Seconda cosa l’Armenia non ha uno Zar ma ha le elezioni  dove è possibile decidere le scelte strategiche.

L'Armenia ha intrapreso un percorso di riavvicinamento all'Unione europea e agli Usa, allontanandosi

gradualmente dall'influenza russa; un processo nell’interesse del suo popolo e dell’intera Regione Balcanica. Questa scelta sembra aver scatenato le ire di Mosca, che in realtà è più concentrata sull'esito delle imminenti elezioni politiche, che decideranno chi guiderà la giovane Repubblica nei prossimi cinque anni.

Negli ultimi sette giorni, minacce e divieti da parte di Mosca sono state quotidiane.

Di seguito le tappe dell'escalation:

- il 20 maggio, il segretario del Consiglio di Sicurezza,

Serghei Shoigu, accusa la leadership armena di una politica ostile e ricorda che Erevan riceve gas, farina, cereali, fertilizzanti e benzina a prezzi tre volte inferiori a quelli di mercato. Shoigu, inoltre, bolla il discorso del Presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, al vertice Ue-Armenia di inizio di maggio come "una beffa alla memoria di oltre mezzo milione di armeni". Lo stesso giorno, le autorità russe annunciano il divieto temporaneo d'importazione di fiori dall'Armenia;

- il 22 maggio, il presidente della Duma, Vyacheslav Volodin, fa notare che "la Russia fornisce gas all'Armenia rimettendoci", mentre il Vice premier, Aleksei Overchuk, critica il capo del governo armeno, Nikol Pashinyan, perché non parteciperà al vertice dell'Unione economica eurasiatica (Uee, di cui l'Armenia fa parte), in programma il 28-29 maggio ad Astana.

Mosca introduce anche il bando sull'importazione dell'acqua minerale Jermuk;

- il 23 maggio, viene annunciato il divieto di vendita in Russia di alcune marche di cognac e vino armeni;

- il 25 maggio, il Vicepresidente del Consiglio di sicurezza,

Dmitri Medvedev, avverte che Pashinyan "sta spingendo il suo Paese sulla triste strada dell'Ucraina";

- il 26 maggio, il quotidiano Kommersant, riporta che il

Ministro dell'Energia russo, Serghei Tsivilev, ha inviato una lettera a Erevan minacciando di sospendere le forniture di gas e prodotti petroliferi;

- oggi, il ministero degli Esteri ha avvertito che Mosca

spenderà o denuncerà unilateralmente l'accordo con l'Armenia sulla fornitura di gas, prodotti petroliferi e diamanti grezzi se il processo di adesione dell'Armenia all'Unione europea continuerà.

Queste mosse rappresentano un tentativo non solo di fare pressione sul premier Pashinyan, ma anche di influenzare l'esito delle elezioni del 7 giugno.

L’opposizione armena è critica per il compromesso sul Nagrono-Karabakh e la ricerca della cooperazione con l'Ue richiede di mantenere stretti legami politici con la Russia e l'Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva (Csto), ma è anche vero che questa opposizione vuole, come tutto il respo, avvicinarsi all’Europa.

 

 

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