Dall'Italia una 'fortezza digitale' per la memoria del Libano

di Lorenzo Trombetta
Foto, lettere, mappe e filmati dell'identità libanese saranno custoditi nei server del Cnr. L'Italia prende in custodia la memoria del Libano e la mette al riparo dalla guerra: con la piattaforma "Archiving Lebanon's Heritage", attivata alla Biblioteca nazionale di Beirut, le foto di famiglia, le lettere, le mappe, i canti e i filmati conservati dai libanesi in patria e dai milioni della diaspora, ma anche da viaggiatori, collezionisti e studiosi di ogni Paese, possono ora essere raccolti, vagliati e trasferiti nei server del Cnr, a migliaia di chilometri dal più caldo fronte mediterraneo della guerra americano-israeliana all'Iran.
Mentre i bombardamenti israeliani si ripetono a ridosso dei siti archeologici del sud del Libano e della valle della Beqaa, è la prima volta che la tutela del patrimonio del Paese viene affidata a un archivio partecipativo aperto a tutto il mondo e custodito in un'infrastruttura europea. Intanto nel fine settimana una missione italo-libanese è salita a Faqra, sulle montagne a nord di Beirut, per avviare la mappatura 3D integrale del sito romano. L'iniziativa nasce dagli accordi di cooperazione scientifica firmati a Parma tra l'Heritage International Institute (Hii), l'istituto italiano per la protezione del patrimonio culturale nel mondo nato nel 2024 sotto l'egida della Farnesina, e la Direzione generale delle antichità (Dga) del ministero della cultura libanese. Al lancio, accanto all'ambasciatore d'Italia, Fabrizio Marcelli, c'erano il ministro della cultura, Ghassan Salame, il direttore della Dga, Sarkis Khuri, e il presidente dell'Hii, Sergio Iovino. I conflitti, ha detto Iovino, "possono ferire la pietra dei monumenti, ma non possono cancellare l'identità di un popolo se questo decide di custodirla". Chi caricherà un documento ne resterà proprietario, deciderà se tenerlo riservato o renderlo pubblico e sceglierà come firmarlo, fino all'anonimato. I file approvati da un comitato scientifico congiunto Dga-Hii finiranno nell'infrastruttura federata "Dariah-It", coordinata dal Cnr, con protocolli di sicurezza e conservazione di lungo periodo. A Faqra i promotori italiani contano di ricavare due protocolli da applicare poi ad altri luoghi del Paese: come digitalizzare un monumento per prevenirne la perdita e proteggerlo in modo permanente, e come ricostruire virtualmente ciò che è già andato distrutto. La guerra e l'occupazione israeliana hanno lasciato danni nella regione di Tiro e nella zona di Baalbek, entrambe patrimonio dell'umanità. Il censimento delle perdite non è ancora stato completato dalle autorità di Beirut, anche perché l'Idf mantiene posizioni ben oltre il confine, occupando circa il 6% del territorio libanese, e i raid sul sud non si sono mai fermati. Dal cantiere libanese arriva anche una richiesta che le istituzioni di Beirut ripetono con insistenza agli interlocutori italiani: aprire musei e luoghi della cultura alle persone con disabilità intellettive e psicosociali. Le stesse autorità riferiscono di diagnosi di autismo in forte crescita e chiedono all'Hii, che in Italia lavora da tempo su percorsi museali accessibili, di estendere l'esperienza al Paese dei cedri. Il seguito immediato sarà la costruzione dell'archivio, mese dopo mese. Il comitato scientifico selezionerà i materiali destinati alla visibilità pubblica e avviserà i donatori; tra dodici mesi un gruppo di "custodi" sarà ospite a Roma di un gala internazionale, con tre premi per i pilastri del progetto - tangibile, immateriale e naturale - dalle foreste di cedri alla valle di Qadisha.




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