Farricelli, donna-poetessa premiata a New York
- 16 mar
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(Assadakah News - Lisa Bernardini) La poetica letteraria di Annamaria Farricelli ha fatto centro anche a New York, in occasione dell’ultima Festa della Donna, con il Maria Callas Tribute Prize NY. Alla nota poetessa e scrittrice è stata riconosciuta nell’occasione la capacità di aver trasformato la fragilità psichica in potenza letteraria, restituendo voce a chi è nel silenzio e incarnando lo spirito di resilienza e audacia che ha reso Maria Callas un'icona immortale di New York e del mondo. Vita privata difficile, la sua, con contesti familiari di dolore che sono durati anni. E poi, liberatoria, la scrittura come salvezza e missione. La intervistiamo al suo ritorno dalla Grande Mela.
Che esperienza è stata New York? Quali ricordi porterà dietro di questo magnifico Maria Callas Tribute Prize?
Ci sono premi che celebrano una carriera. E poi ci sono premi che ti mettono in dialogo con una leggenda. Ricevere il Maria Callas Tribute Prize a New York alla prestigiosa sede della Columbus Citizens Foundation non è stato semplicemente un riconoscimento artistico. È stato qualcosa di più profondo: è stato un dialogo ideale con una delle figure più intense e fragili della storia della musica. Maria Callas è stata una donna che ha attraversato la gloria e la solitudine, il trionfo ed il silenzio, nascondendo ferite, sacrifici, incomprensioni. Nel mio libro “L'Eco del Silenzio" si trova questo parallelismo di ascoltare proprio il lato invisibile della silenziosa sofferenza . Il silenzio dietro gli applausi, le ferite dietro l'arte, la forza interiore che nasce quando l'arte diventa l'unico modo possibile per trasformare il dolore in bellezza. Ricevere il premio che porta il suo nome ha reso il mio percorso ancora più significativo . Non l'ho avvertito soltanto come un importantissimo traguardo, ma come una responsabilità: continuare a ricordare che la grande arte non nasce dalla superficie, ma dalle profondità dell'anima, e che la vera voce non è solo quella che si ascolta, ma quella che continua a risuonare nel silenzio. Perché alcune voci non finiscono mai. Diventano memoria. Diventano Eco.
La situazione delle donne oggi. A che punto stiamo, Annamaria, secondo la sua esperienza?
Siamo in un tempo sospeso, a metà tra conquista e resistenza. Le donne hanno voce, spazio, talento riconosciuto, e New York ha rappresentato proprio questo, ma troppo spesso devono ancora giustificare la propria luce. Nella mia esperienza vedo una forza nuova, consapevole, che non chiede più permesso. Eppure sento anche una stanchezza antica, quella di chi combatte da secoli per ciò che dovrebbe essere naturale. Siamo ad un punto cruciale: non basta emergere, dobbiamo trasformare la cultura. Come scrivo nella mia silloge poetica “Abyssum”, dall'abisso non si cade soltanto, si può anche rinascere.
Quanto conta l'indipendenza per una Donna in ambito lavorativo?
L'indipendenza, per una donna, non è soltanto autonomia economica; è dignità, identità, possibilità di scelta. In ambito lavorativo significa poter esistere senza compiacere, senza dover ridurre la propria voce per essere accettata. È la libertà di dire no senza paura e sì con convinzione. Quando una donna è indipendente, non lavora solo per uno stipendio: lavora per affermare il proprio valore. E questo cambia tutto: perché una donna libera non chiede spazio, lo crea.




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