Il Libano tra il possibile accordo americano–iraniano
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✍️ Wael Al Mawla – Scrittore e giornalista

Il dossier libanese è tornato nuovamente a trovarsi al crocevia delle grandi trasformazioni regionali, con l’intensificarsi delle discussioni su una possibile intesa americano–iraniana che includerebbe la cessazione della guerra sui fronti, una fase di distensione nel Golfo, la riapertura dello Stretto di Hormuz e il rinvio delle questioni più complesse, in primo luogo il dossier nucleare iraniano. Tuttavia, la domanda più importante rimane: come si comporterà l’Iran con il Libano se questo accordo verrà realizzato?
Una prima lettura indica che Teheran non abbandonerà i suoi alleati in Libano, ma potrebbe ridefinire i ruoli in una nuova forma. Per l’Iran, il Libano non rappresenta semplicemente un’area di influenza, bensì uno dei pilastri dell’equilibrio regionale e uno strumento di pressione strategica nei confronti di Israele e degli Stati Uniti. Pertanto, qualsiasi accordo non significherebbe necessariamente un ritiro iraniano dalla scena libanese, ma piuttosto il passaggio dalla gestione del confronto militare alla gestione dell’influenza politica e di sicurezza secondo le nuove condizioni.
Dall’altra parte, Israele sembra trovarsi di fronte a un’equazione più complessa. Il Primo Ministro israeliano deve affrontare scadenze politiche ed elettorali, oltre a forti pressioni interne, pur essendo consapevole che la fine della guerra in Libano potrebbe essere interpretata internamente come una concessione politica. Per questo motivo, anche qualora si raggiungessero intese regionali, rimane possibile la prosecuzione degli attacchi israeliani o un ritorno all’escalation, soprattutto se Tel Aviv ritenesse che l’accordo non limiti la sua libertà d’azione nei confronti di Hezbollah.
Qui emerge il nodo fondamentale: le garanzie. Se ipotizziamo che l’accordo comprenda una cessazione totale della guerra, cosa accadrebbe se Israele riprendesse le sue operazioni contro Hezbollah? L’Iran considererebbe ciò una violazione capace di minacciare l’accordo? Oppure preferirebbe proteggere la nuova intesa ed evitare un’esplosione regionale?
Gli attuali indicatori suggeriscono che Teheran potrebbe orientarsi verso il consolidamento della tregua nella fase iniziale, soprattutto se ottenesse vantaggi economici legati alle sanzioni, ai risarcimenti, al petrolio e a Hormuz. Tuttavia, allo stesso tempo, cercherà di preservare la rete dei suoi alleati e di impedire qualsiasi tentativo di isolare Hezbollah o di porre completamente fine al suo ruolo. Per questo motivo, è molto probabile che possa aprirsi un nuovo fronte contro Israele da un’altra area oppure che il fronte libanese presenti nuove sorprese, sul modello dei droni FPV.
In definitiva, Israele cercherà di mantenere il Libano come l’anello più fragile.
Per questo motivo, elevare il livello delle aspettative riguardo a “vittorie” o a rapide soluzioni potrebbe rivelarsi un’illusione politica. Qualsiasi intesa americano–iraniana non risolverà automaticamente la crisi libanese, a meno che non sia accompagnata da un percorso interno capace di restituire centralità allo Stato e alle sue istituzioni e di ricostruire una formula nazionale condivisa tra tutte le parti.
Alla fine, resta la domanda: l’accordo verrà raggiunto? E se accadrà, il Libano riuscirà a beneficiarne prima di trasformarsi ancora una volta in un terreno di prova per i conflitti regionali?



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