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Il libro di Talal Khrais: i segreti dell’eredità di Bettino Craxi e le posizioni di Stefania

6 ore fa
Tempo di lettura: 3 min

✍🏻 Wael Al-Mawla – Scrittore e giornalista

 

Quando Stefania Craxi firma una testimonianza per il libro di un giornalista che ha trascorso decenni nel cuore degli avvenimenti, il gesto va oltre le parole di apprezzamento: diventa un punto d’incontro tra politica, storia e memoria. Figlia dell’ex presidente del Consiglio italiano Bettino Craxi e presidente della Commissione Affari esteri e Difesa del Senato italiano, Stefania ha scelto di lasciare la propria testimonianza nel libro Storia di un reporter, del giornalista Talal Khrais, offrendo una riflessione dal valore politico e umano che va ben oltre la biografia dell’autore.

Stefania Craxi è una figura politica nota per il suo linguaggio diretto e per la difesa della sovranità nazionale e del diritto dell’Italia a esprimere le proprie posizioni, anche quando queste riguardano i suoi alleati. Il suo coraggio emerge sia nella difesa dell’eredità politica di Bettino Craxi, sia nelle sue prese di posizione a favore del rispetto del diritto internazionale e della tutela delle forze italiane impegnate in Libano.

Un esempio significativo della sua determinazione، durante una manifestazione a Beirut, è rappresentato dalle posizioni assunte nel 2005, dopo l’assassinio dell’ex primo ministro libanese Rafic Hariri. In quella fase, Stefania Craxi si espresse a favore del ritiro delle forze siriane dal Libano e rivolse accuse dirette all’allora regime siriano per l’uccisione di Hariri, nonostante la delicatezza del contesto e le implicazioni diplomatiche di quelle dichiarazioni. Le sue posizioni alimentarono tensioni sul piano diplomatico e misero la missione italiana a Beirut in una situazione politicamente delicata, mentre il Libano attraversava una delle fasi più difficili della sua storia recente.


È proprio questa figura politica a scrivere oggi di Talal Khrais, offrendo al suo libro un valore aggiunto. Il legame con la sua esperienza professionale si intreccia, infatti, con la figura del padre, Bettino Craxi, che Khrais incontrò nell’ambito della propria attività legata all’Internazionale Socialista.

Durante la sua presidenza del Consiglio, dal 1983 al 1987, Bettino Craxi fu tra i protagonisti della politica italiana che cercarono di rafforzare la presenza del Paese nel Mediterraneo e in Medio Oriente, promuovendo un ruolo politico e diplomatico capace di andare oltre gli schieramenti tradizionali. Secondo Khrais, la scomparsa di Craxi dalla scena politica rappresentò una perdita per l’Italia, che sotto la sua guida aveva intrapreso una strada di maggiore apertura verso il Medio Oriente, consolidando la propria immagine di interlocutore e mediatore nei principali dossier regionali.

Nella testimonianza di Stefania riemerge anche la vicenda di Deir el-Qamar, nel 1983, e il racconto di Khrais sull’intervento del padre presso Walid Jumblatt, allora leader del Partito Socialista Progressista, per contribuire a rompere l’assedio della località. L’obiettivo era scongiurare una catastrofe umanitaria e nuovi massacri tra drusi e cristiani. Una vicenda che mostra come le decisioni politiche possano incidere direttamente sul destino dei civili e come alcuni dettagli rimangano impressi nella memoria di chi ha vissuto quegli eventi.

Storia di un reporter, tuttavia, non si limita alla politica e ai conflitti. Il libro accompagna il lettore agli esordi di Khrais a Beirut, al suo viaggio in Italia e alle vicende internazionali che ha seguito nel corso della carriera, fino a soffermarsi sulle sue esperienze personali e umane. Le sue pagine custodiscono racconti e dettagli che difficilmente potrebbero trovare spazio in un singolo articolo, restituendo il ritratto di personalità osservate da prospettive che la cronaca quotidiana spesso non riesce a cogliere.

È qui che la testimonianza di Stefania Craxi acquista il suo significato più profondo: non è soltanto un riconoscimento rivolto a un giornalista, ma anche una testimonianza su un’epoca in cui la politica italiana aveva una presenza più incisiva in Medio Oriente. È il racconto di un legame nato dall’esperienza e dalla memoria, tra un uomo che ha vissuto gli avvenimenti da vicino e una donna appartenente a una famiglia che ha lasciato un segno nella storia italiana.

Una storia di giornalismo, politica e memoria, il cui messaggio più ampio è ancora attuale: il Mediterraneo ha bisogno di figure capaci di costruire ponti tra le sue due sponde.

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