Iran: Ambasciatore Kuwait in Italia, posizione Ue avrebbe peso per fermare guerra
- 16 mar
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Agenzia Nova

Il 12 marzo, la nuova guida suprema della Repubblica islamica dell'Iran, Mojtaba Khamenei, ha esortato il governo degli Stati Uniti a "fermare le operazioni nelle basi nella regione". Nel suo primo messaggio pubblico da quando è stato nominato leader supremo, letto dalla televisione pubblica iraniana, Khamenei ha "consigliato di fermare le operazioni in queste basi: è necessario perché se attaccate) vengono uccise delle persone". A questo proposito, l'ambasciatore kuwaitiano Al Qahtani ha sottolineato che "queste basi militari sia statunitensi che europee sono state messe in piedi in base ad accordi sottoscritti tra il Ccg e altri Paesi" dopo l'invasione irachena del 1990. "Queste basi non servono soltanto per la presenza di contingenti stranieri come difesa per eventuali futuri attacchi ma, in conformità con gli accordi sottoscritti, anche per le attività di addestramento dei militari dei Paesi del Ccg", ha evidenziato l'ambasciatore, ricordando la presenza dei militari italiani in Kuwait "per addestrare i nostri piloti e fare operazioni di manutenzione".
A proposito della guerra in corso in Medio Oriente, Al Qahtani ha spiegato che il Kuwait e gli altri Paesi del Consiglio di cooperazione del Golfo avevano sempre ammonito per il rischio di un'eventuale guerra Usa-Israele contro l'Iran. "I Paesi del Ccg, che rispettano in pieno i principi del diritto internazionale e la Carta delle Nazioni Unite, hanno da sempre invitato al dialogo e alla diplomazia perché pensano che essi siano il miglior modo per risolvere le questioni", ha sottolineato il diplomatico.
L'Oman in particolare, ha ricordato Al Qahtani, è stato il mediatore di una serie di cicli di negoziati tra gli Stati Uniti e l'Iran sulla questione del nucleare iraniano negli anni passati, colloqui che si sono tenuti a Mascate, a Ginevra e anche a Roma. Un accordo sul dossier nucleare iraniano sarebbe stato un passo importante per evitare l'escalation regionale che invece c’è stata di recente, ha affermato l'ambasciatore, "un'escalation che ha visto anche attacchi iraniani contro i Paesi del Ccg e il Regno di Giordania, che costituiscono una violazione della sovranità di tali Paesi". Gli attacchi iraniani sono stati "molto intensi purtroppo, soprattutto per la quantità di missili e droni entrati nello spazio aereo" dei Paesi coinvolti, ha sottolineato.
Durante la guerra in corso dal 28 febbraio, ha affermato l'ambasciatore, "l'Iran si sta avvalendo del pretesto che ci sono basi Usa nella regione e nei nostri Paesi, e che li sta colpendo per questo motivo. Loro ipotizzano che queste basi siano state utilizzate per colpire l'Iran però questo non è vero". "Le leadership dei Paesi del Ccg avevano annunciato, prima di questa guerra, che né i propri spazi aerei né le acque territoriali sarebbero stati utilizzati per attaccare l'Iran e che non si sarebbero mai fatti coinvolgere in un conflitto", ha sottolineato Al Qahtani, confermando che "questa è tuttora la posizione valida dei paesi del Ccg e del Regno di Giordania". Allo stesso tempo, ha spiegato, "tali Paesi si riservano la facoltà di rispondere agli attacchi iraniani ai sensi dell'articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite" ma "non vogliono rispondere agli attacchi perché non fanno parte di questa guerra e non permetteranno l'allargamento del conflitto, che avrebbe delle conseguenze molto gravi al livello regionale e internazionale". Gli Stati membri del Consiglio di cooperazione del Golfo "sperano che tutti gli sforzi si uniscano per fermare questa guerra", ha ribadito.
Per quanto riguarda gli attacchi alla base militare Ali al Salem e la sicurezza del contingente italiano in Kuwait, "c’è sempre stato un coordinamento costante, sia prima che durante questa guerra, tra i ministeri della Difesa di Italia e Kuwait", ha dichiarato Al Qahtani. "I militari italiani stanno bene", ha ribadito l'ambasciatore, sottolineando che "lo Stato del Kuwait, grazie al suo sistema di difesa aerea, che comprende mezzi di difesa italiana, offre tutela, supporto e sicurezza a tutti i cittadini kuwaitiani e ai cittadini residenti, e intercetta gli attacchi iraniani". L'ambasciatore ha anche denunciato gli attacchi contro Cipro, Azerbaigian e Turchia: "è molto importante unire tutti gli sforzi diplomatici per fermare questo conflitto".
Allo stesso tempo, l'ambasciatore ha voluto esprimere la vicinanza del suo Paese "al popolo Iraniano per quello che sta vivendo e subendo adesso". "Da 47 anni, in concomitanza con l'arrivo del regime iraniano nel 1979, i Paesi del Ccg e il Kuwait hanno sempre cercato di avere rapporti amichevoli e buoni" con Teheran, ha affermato. "Purtroppo, alle iniziative del Consiglio di cooperazione del Golfo di questi 47 anni, il regime iraniano ha sempre risposto con minacce, terrorismo e il dirottamento dei voli civili, oltre al finanziamento e preparazione di milizie in modo che costituissero una minaccia per i territori del Ccg e dello Stato del Kuwait", ha dichiarato Al Qahtani. "Ricordiamo che l'Iran ha sempre attrezzato e armato come proxy le milizie in Libano, Yemen e Iraq, perché vuole che siano formate entità parallele ai governi di questi Paesi", ha proseguito l'ambasciatore.
In Medio Oriente, "queste milizie seguono le agende e le strategie dell'Iran, e anche alcuni attacchi che sta vivendo il Kuwait in questo periodo sono stati sferrati dai gruppi armati iracheni filo-iraniani", ha sottolineato.
"Vorrei anche ricordare la distruzione totale della Striscia di Gaza in cui sono morte più di 70 mila persone, gran parte dei quali bambini e donne", ha proseguito l'ambasciatore. "Penso che Netanyahu, con il progetto del Medio Oriente allargato, voglia destabilizzare la zona", ha detto il diplomatico, menzionando "quello che è successo a Gaza, Libano, Siria e Qatar. Netanyahu mira a destabilizzare la zona e creare un regime instabile". Su un eventuale accordo di pace e normalizzazione delle relazioni con Israele, "lo Stato del Kuwait è stato molto chiaro: ci potrebbero essere aperture solo con il ritiro israeliano dai Territori palestinesi sui confini del 1967 e il riconoscimento dello Stato di Palestina, sulla base dell'Iniziativa di pace araba proposta nel 2002", ha ribadito Al Qahtani.
Per quanto riguarda gli attacchi contro i serbatoi di acqua ed energia o anche contro le stazioni di energia elettrica in Kuwait, l'ambasciatore Al Qahtani ha spiegato che ci sono "squadre mobili che lavorano h24 per riparare i guasti e i danni, in modo da continuare a soddisfare le esigenze civili e garantire i servizi". "Il Kuwait ha dichiarato lo stato di forza maggiore sul settore energetico", ha ricordato il diplomatico, sottolineando che le minacce iraniane di "chiusura dello Stretto di Hormuz - da cui passa il 20 per cento del petrolio e il 30 per cento del gas mondiali - incidono tanto su questa situazione e gli attacchi sui serbatoi energetici rendono difficile la fornitura ai Paesi con cui abbiamo accordi". "Speriamo che l'escalation non prenda una svolta più grave perché ci sarebbero conseguenze più gravi per tutti noi", ha evidenziato. "Siamo molto dispiaciuti, malgrado non siamo noi la causa della riduzione della produzione di greggio, perché ci rendiamo conto che questa mancanza causerà problemi seri per il deficit nell'energia e la catena mondiale di approvvigionamento, oltre all'aumento dei prezzi sul livello sociale, il che incide a sua volta sui costi di vita dei cittadini dei Paesi", ha sottolineato il diplomatico.
"Finora sono stati lanciati oltre 242 missili balistici e 460 droni in quasi due settimane contro lo Stato del Kuwait", un Paese che "è grande più o meno quanto la Regione Lazio", ha evidenziato l'ambasciatore Al Qahtani. Durante gli attacchi, non sono stati presi di mira soltanto obiettivi militari, ma anche siti civili e infrastrutture vitali, come aeroporti, serbatoi del carburante all'interno degli aeroporti civili, raffinerie, ospedali, centri commerciali, l'Istituto nazionale di previdenza sociale e quartieri residenziali dove ci sono cittadini sia kuwaitiani che stranieri", ha spiegato l'ambasciatore. "Finora si contano cinque morti, tra cui quattro di nazionalità kuwaitiana e una bambina iraniana di 12 anni", ha proseguito Al Qahtani, sottolineando che è stata una "grande tragedia". "Questo modo di agire lo chiamiamo 'spaventare le persone che sono in condizioni sicure' andando contro il diritto internazionale e il diritto internazionale umanitario", ha dichiarato Al Qahtani. Infine, l'ambasciatore kuwaitiano ha commentato le ultime dichiarazioni israeliane dei membri del governo di Israele sul fatto che una "vittoria complessiva" nella campagna militare in corso contro l'Iran porterà "a una nuova architettura regionale di alleanze e a sorprendenti accordi di pace, al cui centro vi sarà lo Stato di Israele come potenza regionale e globale". "Quando il premier Benjamin Netanyahu parla di 'Medio Oriente allargato', non sappiamo di quale Medio Oriente stia parlando. Sono dichiarazioni che fanno fede solo a lui", ha affermato l'ambasciatore Al Qahtani. "Lui parla di questo Medio Oriente allargato, però compie attacchi nei Paesi della regione come Libano, Siria e perfino il Qatar, l'anno scorso", ha proseguito il diplomatico, facendo riferimento all'attacco israeliano a Doha di settembre 2025 che ha ucciso sia membri del movimento islamista palestinese Hamas, sia agenti delle forze di sicurezza qatariote. In questo contesto Al Qahtani ha anche ricordato il ruolo che ha svolto il Qatar come Paese mediatore durante i negoziati tra Israele e Hamas.




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