Iraq - Al-Sudani delinea la politica di Baghdad
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Assadakah News - "Gli Stati Uniti sono amici, abbiamo importanti relazioni strategiche di vecchia data. Washington nel 2003 ha defenestrato la dittatura di Saddam Hussein, poi ha aiutato a sconfiggere l'Isis. Le nostre relazioni sono forti e abbiamo stretti rapporti economici, specie nel campo petrolifero. Del resto, abbiamo ottimi rapporti anche con l'Iran, ecco perché possiamo agire da mediatori". Lo ha dichiarato il premier iracheno Mohammed Shia al-Sudani, a proposito del conflitto in corso in Medioriente. "Tra le cause principali c'è la questione israelo-palestinese, che destabilizza l'intera regione. Con regolarità ogni pochi anni Israele provoca guerre, tragedie e morti, si mette al di sopra delle leggi internazionali. L'Iran da molto tempo ormai si pone come difensore della causa palestinese e ciò ha condotto sia alla guerra del giugno 2025 che a quest'ultima. Purtroppo gli Stati Uniti si sono lasciati trascinare in un nuovo attacco, ma ancora non è chiaro con quale obiettivo: oscillano tra il cambio di regime, la distruzione del materiale atomico e dei missili, oppure la sconfitta degli alleati dell'Iran. Resta il problema che siamo tutti coinvolti", ha dichiarato. Donald Trump minaccia di distruggere il sistema energetico iraniano se Teheran non smette gli attacchi nel Golfo e non apre Hormuz. "È una pericolosa spirale di violenza. L'Iran a sua volta promette che reagirà. E a essere colpite ancora saranno le infrastrutture energetiche in tutta la regione", ha spiegato.

"Il nostro esercito e gli apparati di sicurezza nazionali lavorano assieme per mettere sotto controllo qualsiasi tipo di violenza illegale. In verità le nostre forze regolari sono riuscite a prevenire un grande numero di attacchi. C'è stata anche un'azione politica efficace per neutralizzarli sul nascere e per fermare chi li finanzia", ha proseguito. "Però la situazione è davvero complicata in Iraq e ha le sue radici nel periodo in cui questi gruppi furono fondati per combattere il terrorismo del sedicente Stato Islamico a fianco degli americani". Timori che in Iraq possa riprendere la guerra civile tra sciiti e sunniti e persino ritornare l'Isis? "No, lo escludo. L'Iraq è cambiato, non vedo rischi di guerra interna o terrorismo. Ci sono solo pochi jihadisti isolati a cui diamo la caccia. Ma il problema è che adesso l'aviazione americana e i missili e droni iraniani violano il nostro spazio aereo: non vogliamo che il nostro Paese sia un campo delle battaglie altrui, piuttosto cerchiamo equidistanza e dialogo", ha dichiarato Al-Sudani. "L'Iraq dipende dal suo export petrolifero. Condanniamo la chiusura di Hormuz, che tra l'altro viola il diritto internazionale sulla libertà di navigazione", ha sottolineato. L'Iraq potrebbe unirsi ai Paesi del Golfo in un'azione militare per garantire le petroliere? "Non crediamo nelle soluzioni militari. La difesa armata delle navi inviterà la reazione iraniana e non incoraggerà la navigazione. Dunque non ci uniremo ad azioni belliche nel Golfo", ha aggiunto.
L'Iraq esclude un ritorno di contingenti militari internazionali con funzioni operative e punta sulla diplomazia per contenere l'escalation regionale, respingendo l'ipotesi di un coinvolgimento in azioni armate nel Golfo.
Mohammed Shia al Sudani ha delineato la linea di Baghdad in una fase di forte tensione tra Iran, Stati Uniti e alleati regionali. Sul piano militare, Al Sudani ha confermato l'uscita progressiva della coalizione internazionale, sottolineando che "i soldati della Nato sono ormai solo consiglieri e addestratori" e che "una volta che non ci saranno più contingenti militari stranieri sul suolo iracheno sarà più semplice sciogliere gli elementi armati" dei gruppi sciiti. Il premier ha rivendicato l'azione delle forze di sicurezza irachene, affermando che "sono riuscite a prevenire un grande numero di attacchi" e a contenere le violenze.
Rispetto all'escalation in corso, il capo del governo iracheno ha parlato di "pericolosa spirale di violenza", avvertendo che "a essere colpite ancora di più saranno le infrastrutture energetiche in tutta la regione". Baghdad, ha aggiunto, rifiuta di diventare un terreno di scontro: "Non vogliamo che il nostro Paese sia un campo delle battaglie altrui, piuttosto cerchiamo equidistanza e dialogo". Sul nodo dello Stretto di Hormuz, Al-Sudani ha escluso un coinvolgimento militare: "Non crediamo nelle soluzioni militari" e "non ci uniremo ad azioni belliche nel Golfo", ha detto il premier, sottolineando che la chiusura del passaggio "viola il diritto internazionale sulla libertà di navigazione" e ha già effetti pesanti sull'economia irachena, fortemente dipendente dall'export petrolifero.
Il capo del governo iracheno uscente ha inoltre criticato l'azione militare contro Teheran, ritenendo che gli Stati Uniti si siano "lasciati trascinare in un nuovo attacco" e che il cambio di regime in Iran "non accadrà". Secondo Al Sudani, "va privilegiata la diplomazia" e occorre tornare agli accordi internazionali sulla non proliferazione nucleare, "che devono valere per tutti, incluso Israele". Pur mantenendo rapporti stretti con Washington, che restano "importanti e strategici", Baghdad rivendica anche legami solidi con Teheran, elemento che consente al Paese di proporsi come mediatore regionale. "Abbiamo ottimi rapporti anche con l'Iran, ecco perché possiamo agire da mediatori", ha affermato il premier.




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