Jeddah - Accordo con Pakistan e Turchia per sicurezza regionale
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Roberto Roggero* - Importante incontro a Jeddah, in Arabia Saudita, fra il principe ereditario Mohammed bin Salman, il presidente turco Recep Tayyp Erdogan e il premier pakistano Shenbaz Sharif, che porta alla conclusione di un accordo di difesa congiunta, per rafforzare la sicurezza regionale, nel clima di tensione dovuto principalmente alla escalation Iran-USA, alla situazione fra Israele, Libano e Gaza-Cisgiordania, e alla ancora non risolta questione dello Stretto di Hormuz, dove pare sia stata raggiunta una intesa fra Teheran e Muscat, che comprende anche il problema Bab-el-Mandeb/Mar Rosso.
Sharif e il capo di stato maggiore dell’esercito pakistano, Asim Munir, sono arrivati a Jeddah giovedì per una visita che durerà fino a sabato 8 agosto, mentre Erdogan è atteso per oggi, venerdì 7 agosto, secondo la presidenza turca.

L’accordo ha una estrema importanza, considerando gli sviluppi nella regione del Golfo, e il significato politico va ben oltre la attuale crisi, dal momento che punta ad affermare la validità a lungo termine. Un accordo che d diverse settimane era nell’aria, e che oggi, 7 agosto, trova la propria applicazione pratica, per una fondamentale alleanza strategica fra potenze regionali, che per altro si sono anche impegnate nella mediazione fra Washington e Teheran, svolgendo un importante ruolo diplomatico anche nei negoziati per risolvere la guerra a Gaza.
Arabia Saudita e Pakistan avevano già annunciato nel 2025 un patto di difesa congiunto, mossa che ha attirato grande attenzione, dato che il Pakistan è l’unica potenza nucleare del mondo musulmano.
L’intesa suscita cautela negli Stati Uniti e preoccupazione in Israele, anche perché dal settembre 2025 Arabia Saudita e Pakistan avevano concluso un patto bilaterale di mutua assistenza in materia di sicurezza. Con l’aggiunta della Turchia, il significato politico assume una dimensione molto più importante, visto che Ankara ha l’esercito più potente in Ambito NATO e non solo, ed è l’unico Paese musulmano in grado di esercitare la deterrenza nucleare.

Da parte sua, l’Arabia Saudita ha profonda influenza all’interno sia dell’Opec che del Consiglio di Cooperazione del Golfo. In sostanza, sono evidenti i presupposti per la nascita di un blocco dal notevole peso militare, economico e geopolitico, che potrebbe ridurre in maniera molto significativa l’ingerenza americana in Medio Oriente e Asia sud-occidentale.
Va comunque tenuto presente che, negli scorsi mesi, e non certo a caso, il presidente americano Trump ha rafforzato i legami sia con il presidente turco Erdogan, che con il comandante delle forze armate pakistane, generale Asim Munir.
Attualmente più difficile è il rapporto Riyadh-Washington, nonostante l’accordo concluso fra Trump e Mohammad bin Salman per lo sviluppo del programma nucleare saudita, a scopi non militari. Il principe ereditario saudita ha infatti evidenziato che qualsiasi ulteriore intesa è subordinata al blocco dell’occupazione israeliana di Gaza e della Cisgiordania, e all’avvio di un percorso che porti senza indugi alla creazione di uno Stato di Palestina.
Naturalmente, Israele non vede certo di buon occhio l’accordo fra Riyadh, Islamabad e Ankara, partendo dai pessimi rapporti fra Netanyahu e Erdogan e considerando poi che l’Arabia Saudita ha bloccato il processo di normalizzazione con Tel Aviv proprio a causa di Gaza. Inoltre, a preoccupare il governo israeliano, è il riavvicinamento fra sauditi e turchi in merito alla questione siriana. Sul tavolo, naturalmente, rimane la insoluta questione USA-Iran e il fatto che Israele ha timore per i positivi rapporti fra Pakistan e Turchia, che possono favorire Teheran. Inoltre, Riyadh vuole risolvere anche e soprattutto la questione Houthi, che hanno deciso di applicare un nuovo blocco marittimo di Bab-el-Mandeb a danno dell’Arabia Saudita. Situazione che ha visto Erdogan schierarsi con Mohammad bin Salman.
(*Direttore responsabile Assadakah News)




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