La Commanderie des croyants au Maroc
- 19 mag
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Aggiornamento: 20 mag

Amal El Harrar
In occasione del 50° anniversario dell’instaurazione delle relazioni diplomatiche tra il Regno del Marocco e la Santa Sede, l’Ambasciata del Regno del Marocco presso la Santa Sede e il Sovrano Militare Ordine di Malta, in collaborazione con il Pontificio Istituto di Studi Arabi e d’Islamistica (PISAI), ha organizzato una conferenza presentata da S.E. l’Ambasciatrice Rajae NAJI dal titolo “La commenda dei Credenti in Marocco: un modello unico dalla triplice legittimità storica, religiosa e politica”, tenutosi lunedì 18 maggio 2026 presso la Biblioteca Maurice Borrmans del PISAI a Roma.

La Commanderie des croyants (Imārat al-Mu’minīn) costituisce una delle istituzioni più caratteristiche e strutturanti dell’architettura politico-costituzionale del Regno del Marocco. Essa non può essere ridotta a una semplice funzione religiosa né a un’eredità simbolica della tradizione monarchica, ma si configura come un dispositivo istituzionale complesso attraverso il quale si articolano, in modo organico e dinamico, tre dimensioni fondamentali della legittimità: la continuità storica, l’autorità religiosa e la razionalità politica contemporanea.
A differenza dei modelli occidentali fondati su una netta separazione tra religione e politica, o dei modelli teocratici caratterizzati dalla loro confusione, il caso marocchino si distingue per una forma originale di integrazione regolata. Tale integrazione non implica la fusione indistinta dei due ambiti, bensì la loro coesistenza strutturata all’interno di un sistema istituzionale in cui il religioso svolge una funzione di legittimazione, stabilizzazione e mediazione del politico.
In questo quadro, la figura del sovrano, incarnata oggi da Mohammed VI, assume una duplice dimensione istituzionale: egli è simultaneamente Capo dello Stato e Amir al-Mouminine (Comandante dei credenti), garante della continuità spirituale della comunità e della stabilità del campo religioso nazionale.
Il fondamento originario di questa architettura istituzionale è rappresentato dalla bay‘a, il patto di fedeltà tra la comunità e il sovrano, che costituisce un atto al tempo stesso politico, giuridico e religioso. La bay‘a non si limita a un gesto simbolico, ma istituisce un vincolo reciproco: da un lato riconosce l’autorità del sovrano, dall’altro ne definisce la responsabilità nei confronti della comunità. In questo senso, il potere è concepito come una amanah, una fiducia affidata, e non come un dominio assoluto. Nel contesto marocchino contemporaneo, la bay‘a viene formalizzata al momento dell’ascesa al trono e rinnovata simbolicamente durante la Festa del Trono, assumendo così una funzione di continuità istituzionale tra memoria storica e legittimità politica.

Sul piano dottrinale, la legittimità della bay‘a trova fondamento nelle fonti fondative dell’Islam, in particolare nel Corano e nella Sunna. Il versetto della Sura Al-Fath (48:10) richiama esplicitamente il concetto di giuramento di fedeltà al Profeta, interpretato come modello originario di alleanza tra guida e comunità. Tale riferimento è ulteriormente rafforzato dall’episodio storico della Bay‘at al-Ridwan, che costituisce una delle prime manifestazioni della dimensione contrattuale e comunitaria del legame politico nell’Islam.
La riflessione della tradizione politica islamica classica ha ulteriormente elaborato questo principio. Ibn Khaldun interpreta la formazione del potere politico come espressione della coesione sociale (ʿasabiyya), mentre Al-Mawardi definisce l’imamato come una funzione delegata dalla comunità e soggetta a obblighi normativi e morali. In entrambi i casi, il potere non è mai assoluto, ma sempre inserito in un sistema di vincoli etici, giuridici e sociali.
In prospettiva comparativa, la bay‘a si distingue nettamente dalle teorie del contratto sociale occidentale. Mentre in Hobbes il contratto fonda un potere sovrano forte in cambio di sicurezza, e in Rousseau la sovranità risiede nella volontà generale, nel modello marocchino il potere è simultaneamente limitato dalla norma religiosa, orientato da principi morali e legittimato da una continuità storica che ne garantisce la stabilità.
La dimensione storica della Commanderie des croyants affonda le sue origini nella formazione dello Stato marocchino con la dinastia idrisside, fondata da Idris I, discendente del Profeta. Questo momento costitutivo segna l’emergere di un modello politico in cui autorità religiosa e potere politico risultano strutturalmente intrecciati. Le successive dinastie, almoravide, almohade, saadiana e alaouita, hanno mantenuto tale principio, assicurando una straordinaria continuità istituzionale nonostante le trasformazioni storiche.
Questa continuità ha permesso alla Commanderie des croyants di svolgere una funzione fondamentale nella costruzione dell’unità politica del Marocco. Essa ha contribuito alla centralizzazione dell’autorità, alla mediazione tra centro e periferie e alla prevenzione delle frammentazioni territoriali. Parallelamente, ha svolto una funzione religiosa decisiva, favorendo la stabilità del campo dottrinale attorno al rito malikita, alla teologia acharita e alla tradizione spirituale sufita, che costituiscono le costanti del sistema religioso marocchino.
Con la modernizzazione dello Stato, la Commanderie des croyants è stata progressivamente integrata nell’ordine costituzionale. La Costituzione del 2011 rappresenta una tappa fondamentale in questo processo, poiché riconosce esplicitamente il ruolo del sovrano come garante della religione e dello Stato, distinguendo ma non separando le due dimensioni. Gli articoli 41 e 42 definiscono in modo complementare le prerogative religiose e politiche del sovrano, consolidando un modello istituzionale ibrido ma coerente.
In questo contesto, il sistema religioso è strutturato attorno al Consiglio Superiore degli Ulema, istituzione incaricata della produzione normativa religiosa ufficiale, della supervisione degli attori religiosi e della preservazione dell’unità dottrinale. Tale organizzazione contribuisce a evitare la frammentazione del discorso religioso e a garantire una gestione centralizzata e stabile del campo spirituale.
Negli ultimi decenni, il sistema religioso marocchino ha conosciuto un processo di modernizzazione significativo, caratterizzato dalla professionalizzazione della formazione degli imam, dall’inclusione delle donne attraverso il ruolo delle mourchidates e dallo sviluppo della diplomazia religiosa internazionale. In questo quadro si inserisce l’azione della Fondation Mohammed VI des Oulémas Africains, che contribuisce alla diffusione di un Islam del “giusto mezzo” e al rafforzamento della cooperazione religiosa a livello africano e internazionale.
Nel contesto contemporaneo, la Commanderie des croyants svolge anche una funzione di arbitraggio politico e sociale, intervenendo nei momenti di trasformazione e tensione. Essa ha giocato un ruolo determinante nelle riforme istituzionali, come la riforma della Moudawana nel 2004, e nella gestione delle dinamiche successive al 2003 e al 2011. Tale funzione di mediazione contribuisce alla stabilità del sistema politico marocchino in un contesto regionale caratterizzato da forti instabilità.
Parallelamente, il Marocco ha sviluppato una tradizione consolidata di gestione del pluralismo religioso e culturale. Figure storiche come Mohammed V hanno incarnato una politica di protezione delle minoranze, tradizione oggi proseguita attraverso il riconoscimento costituzionale della pluralità identitaria del Paese e la valorizzazione del patrimonio ebraico marocchino. Questa apertura si estende anche alla dimensione internazionale, come dimostra il dialogo interreligioso tra Mohammed VI e Papa Francesco, culminato nell’Appello di Al-Qods del 2019.
Infine, la Commanderie des croyants possiede una dimensione internazionale strutturata, in particolare attraverso il ruolo del Marocco nella tutela di Gerusalemme. Il Regno presiede il Comitato Al-Qods e sostiene, attraverso l’Agenzia Bayt Mal Al-Qods, progetti umanitari e sociali destinati alla popolazione palestinese. Questa azione si inserisce in una più ampia strategia di diplomazia religiosa e di promozione del dialogo interreligioso.
In conclusione, la Commanderie des croyants rappresenta un modello istituzionale unico nel panorama politico contemporaneo, in cui si realizza una sintesi originale tra legittimità storica, autorità religiosa e razionalità statale. Essa dimostra che la relazione tra religione e politica non deve necessariamente oscillare tra separazione rigida e fusione teocratica, ma può essere strutturata come un sistema integrato e regolato, capace di produrre stabilità, coesione e continuità istituzionale nel lungo periodo.




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