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Le minoranze nel mondo costruttori della società

5 ore fa
Tempo di lettura: 2 min



✍🏻 Wael Al Mawla – Scrittore e giornalista

 

Uno dei più grandi errori nella nostra regione è continuare a considerare alcune sue componenti come «minoranze», quasi fosse sinonimo di marginalità e debolezza. La realtà è diversa: quelle che oggi chiamiamo minoranze non sono mai state estranee alla costruzione del Medio Oriente.

In Siria, come in Libano, Iraq, Egitto e Palestina, cristiani, alawiti, curdi, sciiti, ismailiti, drusi e altre comunità non hanno solo cercato protezione. Hanno partecipato alla costruzione di città, istituzioni, scuole, stampa, economia, arti e vita politica, contribuendo al passaggio dall'epoca degli imperi a quella dello Stato moderno.

Dagli ultimi decenni dell'Impero ottomano, i movimenti nazionalisti, panarabisti, di sinistra e laici hanno elaborato le idee che hanno alimentato l'indipendenza e lo Stato moderno. Da questi ambienti, in Siria e in Libano in particolare, sono emersi intellettuali, politici, scrittori e giornalisti che hanno definito l'identità nazionale e costruito esercito, istruzione e cultura.


Il problema non è mai stata la religione, componente autentica della storia e dei valori della regione, ma il suo uso strumentale nei conflitti politici, quando diventa uno strumento per dividere la società. Uno Stato forte non deve escludere la religione, né trasformarla in strumento politico. Deve riconoscere il suo ruolo e fare della cittadinanza, della legge e delle istituzioni il fondamento del rapporto tra tutti i cittadini.

La storia moderna lo conferma: quando si sono ampliati gli spazi dello Stato civile, dell'istruzione e della cultura, sono emersi progetti capaci di costruire istituzioni e aprirsi al mondo. Quando la politica si è ridotta a scontro religioso e identitario, le divisioni si sono approfondite e lo Stato si è indebolito.

Per questo recuperare la forza della Siria non significa cercare una maggioranza che prevalga su una minoranza, o viceversa. Significa superare questa contrapposizione e costruire uno Stato in cui tutti i siriani siano, senza distinzioni, cittadini e partner alla pari di un'unica patria.

Le minoranze non sono una componente marginale. Sono una parte fondamentale della società che ha contribuito a scrivere la storia moderna. È arrivato il momento di smettere di misurare le persone in base alla consistenza numerica e iniziare a valutarle per ciò che hanno offerto in pensiero, cultura e capacità di costruire. Gli Stati non diventano forti moltiplicando gli slogan, ma trasformando la diversità in risorsa.


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