Libano - “L’Italia sia garante per ritiro di Israele e disarmo milizie”
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(Agenzia Nova) - Quello di Roma "non sarà solo un altro ciclo di negoziati, ma piuttosto una prova della capacità del cessate il fuoco di essere effettivamente instaurato sul campo".
L’Italia “ha sempre sostenuto il Libano” e “dovrebbe avere un ruolo da garante per la realizzazione del ritiro israeliano e del disarmo delle milizie paramilitari”. Lo ha detto una fonte diplomatica libanese ad “Agenzia Nova”, alla vigilia del nuovo ciclo di negoziati diretti tra Libano e Israele, in programma da domani martedì 4 a giovedì 6 agosto a Roma. Nonostante i colloqui si svolgano sotto la mediazione di Washington, senza una partecipazione formale del governo italiano, Roma rappresenta una sede considerata affidabile da entrambe le parti, anche in virtù dei rapporti mantenuti dall’Italia con Beirut e Israele e del ruolo svolto nella sicurezza del Libano meridionale.

L’Italia è il primo contributore europeo e il secondo in assoluto alla Forza interinale delle Nazioni Unite in Libano (Unifil), con 740 militari, e un generale italiano, Diodato Abagnara, guida attualmente la missione. Unifil cesserà le proprie operazioni il 31 dicembre prossimo, prima dell’avvio del ritiro ordinato del personale. Italia e Francia stanno lavorando alla creazione di una nuova coalizione multinazionale che, sulla base di una decisione multilaterale e con il consenso delle autorità libanesi, possa contribuire alla stabilizzazione dell’area e al rafforzamento delle Forze armate libanesi.
Secondo la fonte sentita da “Nova”, quello di Roma “non sarà solo un altro ciclo di negoziati, ma piuttosto una prova della capacità del cessate il fuoco di essere effettivamente instaurato sul campo”. “Qualsiasi progresso politico o in materia di sicurezza rimarrà fragile”, ha affermato la fonte, “se non accompagnato da una tangibile riduzione del livello di violazioni (della tregua) e dalla cessazione delle pratiche che ostacolano il consolidamento della calma”. Nel corso del nuovo round di negoziati a Roma, “la parte libanese premerà per il consolidamento del cessate il fuoco, considerandolo il punto di partenza naturale per qualsiasi discussione su accordi successivi, mentre gli Stati Uniti cercheranno di mantenere aperto il canale negoziale, basandosi sull’obiettivo più ampio di raggiungere una formula di sicurezza che garantisca stabilità su entrambi i lati del confine”, ha aggiunto la stessa fonte.
La delegazione libanese sarà guidata dall’ex ambasciatore negli Stati Uniti Simon Karam e comprenderà l’ambasciatrice libanese a Washington, Nada Hamadeh Moawad, oltre a rappresentanti ed esperti militari. Secondo quanto appreso da “Nova”, la squadra negoziale di Beirut comprenderà anche esperti di diritto internazionale e topografi, con lo scopo di poter chiarire con Israele diversi dettagli. Il ciclo di colloqui a Roma “si svolge in un momento più complesso rispetto ai precedenti, non solo per la difficoltà delle questioni da discutere, ma anche per la situazione in corso sul terreno nel sud del Libano, in particolare per i bombardamenti, le demolizioni e la distruzione di proprietà (da parte israeliana)”, ha sottolineato la fonte.




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