Libano - Progressi ai colloqui di Roma. Beirut insiste su “Italia Paese garante”
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Talal Khrais - Una fonte politica vicina alla presidenza della Repubblica libanese ha spiegato che la prima giornata negoziale si è concentrata sugli aspetti tecnici e sui dettagli dei meccanismi di attuazione delle "zone pilota". Roma ospita da ieri il settimo round di negoziati tra Libano e Israele, sotto l’egida degli Stati Uniti. I colloqui, che proseguiranno oggi, si svolgono in un clima di intenso impegno da parte di tutti i partecipanti per raggiungere progressi concreti sul terreno e sul piano politico. Una fonte politica vicina alla presidenza della Repubblica libanese ha spiegato che la prima giornata negoziale si è concentrata sugli aspetti tecnici e sui dettagli dei meccanismi di attuazione delle “zone pilota”. La fonte ha indicato che le discussioni sono state dirette e si sono concentrate sugli aspetti pratici, prima di affrontare considerazioni politiche di più ampio respiro. Inoltre, ha affermato la fonte, la delegazione libanese ha presentato una richiesta urgente per il rinnovo del cessate il fuoco precedentemente dichiarato, insistendo sulla cessazione di quelle che vengono considerate violazioni commesse dalla parte israeliana.

La fonte ha aggiunto che la delegazione libanese ha insistito per sollevare la questione con la leadership politica israeliana, in attesa di risposte chiare. La parte statunitense ha espresso “notevole comprensione” per questa richiesta, considerandola un prerequisito necessario per qualsiasi progresso nel processo negoziale. I negoziatori libanesi, che seguono le istruzioni del presidente della Repubblica, Joseph Aoun, segnalano un importante sviluppo: durante la sessione a Roma, la delegazione israeliana, per la prima volta, ha fatto marcia indietro sulla sua precedente posizione riguardo il confine terrestre. La fonte ha spiegato che la parte israeliana si è dichiarata disponibile a lavorare per ristabilire il confine internazionalmente demarcato, il che spiega la presenza di un esperto di diritto internazionale nella delegazione libanese che partecipa ai colloqui nella capitale italiana.
La terza richiesta avanzata dalla parte libanese è stata quella di passare alla discussione di nuove “zone pilota”, ma solo dopo aver raggiunto un accordo sui meccanismi di attuazione e tecnici per quelle attualmente già in fase di negoziazione. La fonte ha affermato che il Libano ha proposto zone pilota “ampie”, che pertanto richiederannno un meccanismo di attuazione preciso e dettagli tecnici specifici per definirne il funzionamento ed evitare ambiguità. Dalle notizie che filtrano dal palazzo presidenziale libanese, i prossimi cicli di colloqui affronteranno l’identificazione della terza parte incaricata di verificare il ritiro e consegnare i siti all’esercito libanese, consentendogli di svolgere i propri compiti. Le forze politiche libanesi avevano sollecitato questa decisione, considerando l’Italia il soggetto più adatto a svolgere tale compito.
“Il Libano è aperto a qualsiasi formula proposta in merito alla terza parte responsabile del processo di verifica”, ha dichiarato la fonte, pur ribadendo che a garantire tale compito “non saranno direttamente gli Stati Uniti”. La fonte ha aggiunto che “la discussione ha toccato anche la possibilità che le città di Bint Jbeil e Khiam fungano da aree pilota”, affermando che la parte statunitense ha espresso comprensione per questa richiesta libanese. La delegazione di Beirut “ha predisposto un piano alternativo da attuare, qualora non si raggiunga un accordo sulle due città”, ha aggiunto la fonte, senza però fornire ulteriori dettagli. La fonte ha precisato che tutte le notizie riguardanti un “allegato segreto all’allegato di sicurezza” sono “fake news” e che la discussione si è finora limitata al quadro e ai meccanismi di attuazione annunciati.
Nella sessione pomeridiana di ieri, i colloqui sono stati strutturati in due incontri paralleli: uno politico e uno militare. A livello politico è stata affrontata la questione del confine e la delegazione libanese ha presentato la propria proposta in merito. Per quanto riguarda l’incontro militare, si è discusso del meccanismo di verifica e della terza parte responsabile dell’attuazione dell’accordo sul campo. Le discussioni su questi due punti proseguiranno oggi. La parte libanese, comunque, non ha ancora ricevuto risposte dalla leadership politica israeliana in merito al suo impegno per un cessate il fuoco. Israele non si oppone a un ritiro completo dal territorio libanese e ribadisce il suo rispetto per l’armistizio del 1948 tra Libano e Israele. Tuttavia, desidera che ciò avvenga con garanzie di sicurezza, sottolineando che non sia stato Israele, ma Hezbollah ad aver dato inizio alla guerra, attaccando lo Stato ebraico sin dal 2003. Israele sostiene che ogni centimetro di territorio da cui si ritireranno le sue truppe dovrà essere coperto da garanzie di sicurezza.
Ciò rende necessaria la presenza di una terza forza sul terreno per assistere al ritiro, in un momento in cui l’esercito libanese ha bisogno di personale e attrezzature. Il governo libanese crede che la missione della Forza di interposizione delle Nazioni Unite in Libano (Unifil) verrà sostituita da una missione più consistente guidata dall’Italia, visto il rifiuto degli Stati Uniti a essere presenti sul territorio con proprie truppe. Ieri vi sono stati intensi contatti con l’amministrazione Usa, sia da parte della presidenza della Repubblica libanese, che da parte di diversi Paesi arabi, per una presenza “più consistente” ai colloqui di oggi. Nella prima giornata di negoziati, a parere di questi Paesi, il garante Usa non si è mostrato sufficientemente influente. (fonte Agenzia Nova)




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