top of page

Libia - Impossibile garantire forniture di petrolio

29 set
Tempo di lettura: 3 min

Assadakah News - La protesta della Guardia degli impianti petroliferi ha raggiunto direttamente il complesso di Zawiya, uno dei principali nodi energetici della Libia, mentre la chiusura dell'oleodotto proveniente dal giacimento di Sharara provoca ormai una perdita

quantificata ufficialmente in circa 130 mila barili al giorno. La National Oil Corporation (Noc) ha annunciato che il proprio consiglio di amministrazione sta preparando la dichiarazione dello stato di forza maggiore, la clausola che consente di sospendere gli obblighi contrattuali per circostanze indipendenti dalla volontà dell'operatore. La misura potrebbe essere adottata "nelle prossime ore" se la valvola numero 7 della linea Sharara-Zawiya non verrà riaperta. La Noc ha precisato che il consiglio di amministrazione è al lavoro "in questo momento" per predisporre la dichiarazione, allo scopo di "proteggere gli asset della compagnia e dei partner" ed evitare che lo Stato libico debba sostenere "elevate penali finanziarie" per forniture non effettuate.

Secondo il comunicato, alcuni appartenenti alla Guardia degli impianti petroliferi hanno chiuso gli ingressi della Zawiya Oil Refining Company e della Brega Petroleum Marketing Company.

Il blocco ha impedito l'accesso "a tutti i dipendenti e ai tecnici" e non ha consentito la sostituzione delle squadre notturne incaricate di mantenere in funzione gli impianti. Anche gli studenti dell'Istituto petrolifero di Zawiya non hanno potuto raggiungere le aule. L'ingresso della compagnia Brega, responsabile della commercializzazione e distribuzione dei prodotti petroliferi, e' stato successivamente riaperto soltanto in parte. Il cancello principale della raffineria di Zawiya resta invece chiuso.

La riapertura parziale, ha sottolineato la Noc, "non consente di riprendere pienamente e in sicurezza le attività operative", secondo le norme di salute e sicurezza applicate nel settore petrolifero. La compagnia statale ha avvertito che il blocco espone il complesso a "rischi tecnici, operativi e di sicurezza non calcolabili" e potrebbe provocare "gravi danni agli impianti e alle apparecchiature vitali". L'impossibilità di effettuare regolarmente i cambi di turno mette infatti sotto pressione il personale rimasto nelle strutture e impedisce di garantire il normale controllo delle operazioni.

Il protrarsi della protesta potrebbe determinare, secondo la Noc, "la paralisi completa delle attivita' operative all'interno del complesso", con l'interruzione della raffinazione e delle forniture petrolifere. Le conseguenze ricadrebbero "direttamente e immediatamente" sulla disponibilità di carburanti e sulle entrate pubbliche. La compagnia teme inoltre ripercussioni sulle importazioni e sulla distribuzione dei prodotti petroliferi nel mercato interno, con un conseguente aumento della spesa sostenuta dalla Libia per garantire gli approvvigionamenti. Zawiya si trova circa 40 km a ovest di Tripoli e ospita il maggiore impianto di raffinazione attualmente operativo in Libia, con una capacità nominale di circa 120 mila barili al giorno.

Il complesso comprende anche un terminale utilizzato per l'esportazione del greggio e riceve attraverso un oleodotto la produzione di Sharara, uno dei maggiori giacimenti del Paese, situato nel sud-ovest libico. L'episodio segna un ulteriore allargamento delle proteste iniziate il 15 settembre, quando alcuni membri della Guardia avevano chiuso l'oleodotto Hamada-Zawiya, provocando l'arresto dei campi di Hamada, Tahara e NC-5. I manifestanti chiedono che la Guardia venga trasferita amministrativamente e finanziariamente dal ministero della Difesa alla Noc. Inizialmente avevano annunciato riduzioni parziali della produzione per una settimana, minacciando successivamente il blocco completo degli impianti in assenza di risposte. La Noc ha invitato i responsabili della protesta a "esercitare ragione e saggezza", a privilegiare l'interesse nazionale e a rimuovere immediatamente ogni forma di blocco. La compagnia ha inoltre chiesto alle autorità competenti e agli apparati di sicurezza di proteggere le infrastrutture e consentire al personale di svolgere le proprie mansioni, ribadendo che "il petrolio e le sue strutture vitali appartengono a tutto il popolo libico".

Commenti


bottom of page