Marocco e Santa Sede: un ponte tra culture e fedi
- 26 mar
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Cinquantesimo Anniversario dei Rapporti Diplomatici tra Marocco e Santa Sede
A Cura di Amal El Harrar

Il 25 marzo 2026, presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma, si è svolto un simposio di alto profilo istituzionale e culturale in occasione del cinquantesimo anniversario dell’instaurazione delle relazioni diplomatiche tra il Regno del Marocco e la Santa Sede, dedicato a un tema di grande attualità: “Le attuali sfide geopolitiche e il ruolo del dialogo interreligioso: l’esempio delle diplomazie marocchina e vaticana, tra interazioni e prospettive”.
L’iniziativa, promossa dall’Ambasciata del Regno del Marocco presso la Santa Sede, ha rappresentato un importante momento di confronto tra esponenti del mondo diplomatico, accademico e religioso, offrendo una riflessione profonda sul valore del dialogo interreligioso come fondamento di una diplomazia orientata alla pace, alla stabilità e alla costruzione di ponti tra popoli e culture.

Tra i protagonisti dell’incontro figurano S.E.M. André Azoulay, Consigliere di Sua Maestà il Re Mohammed VI e Presidente delegato della Fondation des Trois Cultures et des Trois Religions; S.Em. il Cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato della Santa Sede e membro d’onore dell’Accademia del Regno del Marocco; S.E. Rajae Naji, Ambasciatrice del Regno del Marocco presso la Santa Sede e il Sovrano Militare Ordine di Malta; il Prof. Abdellah Ouzitane, Presidente fondatore del Centre de recherches en droit hébraïque Bayt Dakira; il Prof. Ambrogio Bongiovanni, Direttore del Centro di Studi Interreligiosi della Pontificia Università Gregoriana; e il Prof. Alfredo Luciani, Fondatore e Presidente dell’Associazione Carità Politica.
Il simposio ha messo in luce come le relazioni tra il Marocco e la Santa Sede non si esauriscono nella sola dimensione diplomatica, ma si radichino in un patrimonio storico, spirituale e culturale condiviso, fondato su valori quali la coesistenza, il rispetto reciproco, la dignità umana e la promozione della pace. In questo senso, il cinquantesimo anniversario non ha assunto soltanto un valore celebrativo, ma si è configurato come un’occasione per riflettere sul significato attuale di una cooperazione che, oggi più che mai, si confronta con un contesto internazionale complesso e segnato da forti tensioni geopolitiche.
Nel corso dell’incontro è emersa con forza anche l’immagine del Marocco come interlocutore credibile e come modello di Islam moderato, capace di coniugare dimensione spirituale, apertura culturale e visione diplomatica. È stato inoltre richiamato il ruolo storicamente significativo del Regno nei rapporti con la Santa Sede, sottolineandone il carattere pionieristico nel dialogo con il mondo cattolico. In tale prospettiva, è emersa anche l’idea di un soft power marocchino fondato non soltanto sulla proiezione diplomatica, ma anche su una riconosciuta autorevolezza storica, spirituale e morale.
Tra gli spunti più significativi emersi nel dibattito, particolare rilievo è stato dato alla crisi etica e valoriale che attraversa l’attuale scenario globale. È stata richiamata la necessità di interrogarsi sulle degenerazioni della globalizzazione contemporanea, sulle nuove forme di polarizzazione e sulle conseguenze che esse producono, dalla crescita dei fondamentalismi ai disastri ecologici, fino al progressivo slittamento da una logica di disarmo a una di riarmo. In questo quadro, il ruolo della religione è stato presentato non come strumento da piegare a finalità di parte, ma come valore capace di orientare percorsi autentici di pace e riconciliazione.
Particolarmente significativo è stato anche il richiamo al Documento sulla Fratellanza Umana, divenuto negli ultimi anni uno dei riferimenti più importanti nel dialogo tra il mondo cristiano e quello musulmano, e pienamente coerente con lo spirito che ha animato l’incontro. Allo stesso tempo, è emersa l’importanza di tradurre il dialogo in iniziative concrete, attraverso progetti culturali, accademici e civili capaci di promuovere la coesistenza nella diversità, il confronto tra tradizioni e la costruzione di spazi condivisi di cittadinanza e responsabilità.
Nel corso del confronto, l’attenzione si è concentrata non solo sui risultati raggiunti, ma anche sulle possiilità di rafforzare ulteriormente la cooperazione tra il Marocco e la Santa Sede. È proprio in questa capacità di guardare al futuro, oltre la celebrazione, che si misura la forza autentica di un legame diplomatico e culturale.
Da italo-marocchina, vivere un momento come questo assume per me un significato particolarmente profondo. Incontri di questo livello non rappresentano soltanto celebrazioni istituzionali, ma testimoniano concretamente come due mondi spesso percepiti come distinti possano invece incontrarsi attraverso il rispetto, l’ascolto e la volontà di comprendersi. Il cinquantesimo anniversario delle relazioni tra il Marocco e la Santa Sede non guarda soltanto al passato, ma richiama con forza l’urgenza, oggi più che mai, di continuare a costruire ponti autentici tra popoli, culture e fedi diverse.




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