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Marocco: elezioni legislative, pam in testa, astensione più alta di sempre

16 ore fa
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Assadakah News

In Marocco il Partito Autenticità e Modernità (Pam), parte dell'attuale coalizione di governo, esce vincitore dalle elezioni legislative caratterizzate da un tasso di astensione pari a oltre il 60%. Secondo i primi dati, non ancora definitivi, il Pam sfiora i cento seggi (su 395 totali) alla Camera dei Rappresentanti, la camera bassa del Parlamento. L'affluenza si è fermata al 38,08% (era al 50,86% nel 2021 e al 42, 27% nel 2016), come ha riportato l'agenzia Map. Stando a quanto comunicato dal ministro degli Interni, Abdelouafi Laftit, il Pam ha conquistato 97 seggi, mentre sono 66 quelli ottenuti dal Raggruppamento nazionale degli indipendenti (Rni), finora alla guida della coalizione. sessantacinque i seggi conquistati dal Partito Istiqlal ('indipendenza', in arabo), terza componente della coalizione. Sono invece 54 i seggi che vanno al Partito per la Giustizia e lo Sviluppo (Pjd) dopo la batosta del 2021, dieci anni dopo l'ascesa al potere all'epoca delle cosiddette Primavere Arabe. Il re nomina il primo ministro tra gli esponenti del partito che ottiene il maggior numero di voti alle elezioni legislative.

Slittato al secondo posto invece il partito dell'attuale primo ministro Aziz Akhannouch, Raggruppamento nazionale degli indipendenti (Rni), fermo a 66 seggi, circa una trentina in meno rispetto alle elezioni del 2021. Si allontana così la riconferma, dal momento che la Costituzione affida al partito vincente la prerogativa di nominare il primo ministro. Per alcuni analisti, Akhannouch paga il "conflitto di interessi" derivante dal fatto di essere titolare della società Afriquia, leader nazionale nel settore della distribuzione di idrocarburi. Altri 65 vanno al terzo partito della coalizione, Indipendenza (Istiqlal). Si tratta dei dati provvisori diffusi dal ministero dell'Interno. Il primo partito di opposizione, l'islamista Giustizia e sviluppo (Pjd), arriva quarto con 54 scranni. Ma il dato più interessante di questa tornata elettorale è quello sull'affluenza, o meglio, l'astensionismo: solo il 38,08% dei 16 milioni di elettori si è recato alle urne, il dato più basso degli ultimi vent'anni. All'ultimo scrutinio del 2021 si era attestato al 50,35%. Per gli analisti dunque avrebbe vinto il "partito della sfiducia" verso le istituzioni. Sulla decisione degli elettori di rinunciare al voto potrebbero aver pesato gli alti tassi di disoccupazioni e il malcontento per i servizi pubblici, nonostante le promesse di riforme. Inoltre, in un Paese in cui i giovani tra i 18 e i 24 anni rappresentano il 12% della popolazione, solo i 4% si è registrato per votare.

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