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Parolin: Santa Sede-Iraq, 60 anni di speranza contro la sfiducia del mondo

5 ore fa
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Il segretario di Stato è intervenuto ieri, 15 ottobre, all’inaugurazione della nuova sede dell’Ambasciata irachena presso la Santa Sede, in occasione del 60° anniversario delle relazioni diplomatiche. Ha poi rivolto un pensiero ai giovani e ha ringraziato i diplomatici e i nunzi che non hanno mai abbandonato la popolazione


Davide Dionisi - Città del Vaticano

“Celebrare sessant’anni di relazioni diplomatiche e inaugurare i nuovi locali dell’Ambasciata è un evento che si pone decisamente in contrasto con l’attuale marea di crescente sfiducia a livello mondiale". E’ quanto ha detto il cardinale segretario di Stato, Pietro Parolin, in occasione dell’inaugurazione, ieri 15 ottobre, della nuova sede dell’Ambasciata della Repubblica dell’Iraq per il 60esimo anniversario delle relazioni diplomatiche con la Santa Sede.

Segno di speranza

“Un’ambasciata è, di per sé, un segno di speranza per l’umanità, poiché offre un foro stabile e una via affidabile per il dialogo e la cooperazione tra gli Stati. Un’ambasciata - ha sottolineato il cardinale - rappresenta la diplomazia, che si pone come una potente alternativa, anzi, l’unica vera alternativa, alla risoluzione violenta delle dispute e dei conflitti che sorgono nel nostro mondo". "La Santa Sede - ha proseguito - è convinta che le radici e la ragion d’essere della diplomazia siano fondate sulla dignità condivisa da ogni essere umano”. “Sessant’anni fa - ha evidenziato - fu questa stessa speranza di un impegno pacifico e reciprocamente arricchente a ispirare la Santa Sede e l’Iraq nello stabilire le relazioni diplomatiche”.

Sessanta anni di relazioni

Rievocando la lettera apostolica Quantum Utilitatis, con la quale Papa San Paolo VI istituì la Nunziatura Apostolica a Baghdad, il segretario di Stato ha sottolineato che “questi sessant’anni di relazioni bilaterali hanno dimostrato l’importanza di mantenere tra noi un canale diplomatico qualificato e continuo, soprattutto nei capitoli più difficili e dolorosi della storia dell’Iraq, di cui i cristiani iracheni sono parte integrante in quanto cittadini del Paese". "Questo canale diplomatico - ha continuato - è sostenuto da persone reali che hanno dedicato la vita a sanare le ferite della guerra e a seminare di nuovo i semi della speranza".  L’occasione odiernapertanto “offre un’opportunità propizia per ringraziare gli ambasciatori e i diplomatici iracheni che hanno prestato servizio nel corso degli anni, e in particolare il signor Ammar Dawood, la cui cortesia diplomatica e dedizione si sono rivelate particolarmente evidenti nella preparazione di questa celebrazione. Allo stesso tempo, la Santa Sede è profondamente grata ai nunzi apostolici e ai diplomatici che hanno prestato e continuano a prestare servizio, rafforzando le relazioni diplomatiche a Baghdad, senza mai abbandonare il popolo iracheno”.

Abramo, padre comune

Il cardinale Parolin ha successivamente fatto riferimento ad “Abramo come comune padre” e all’antica Mesopotamia “in un certo senso, la casa in cui tutti siamo nati”. Il segretario di Stato ha specificato che “ogni anno, il 6 marzo, quello sguardo primordiale di Abramo ci riempie nuovamente di speranza, quando il popolo iracheno celebra la Giornata Nazionale della Tolleranza e della Convivenza, proclamata dalle autorità irachene in commemorazione della prima storica visita di un Pontefice nel Paese”.

Un'istruzione di qualità per le nuvoe generazioni

Poi un passaggio sulle nuove generazioni: “Grati per il cammino percorso insieme, guardiamo con speranza ai giovani dell’Iraq, ai quali la Chiesa intende continuare a offrire un’istruzione di qualità attraverso le sue scuole e l’università di Erbil, affinché insieme possiamo offrire il nostro contributo per costruire un Paese di pace e di stabilità”. Infine un auspicio: “Possa la speranza che abbiamo ereditato da Abramo e sperimentato in questi sessant’anni dimorare in questa Ambasciata e continuare a ispirare le nostre relazioni diplomatiche per molti anni a venire”.


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