Petrolio e gas in Siria: il ritorno delle grandi compagnie tra Oriente e Mediterraneo
- 12 feb
- Tempo di lettura: 2 min

di Wael Al Mawla, Membro del Consiglio Esecutivo dell’Associazione di Amicizia Italo-Araba Assadakah
Dopo anni di quasi totale collasso, il comparto energetico siriano torna prepotentemente al centro dell’attenzione internazionale. Grazie al recupero, da parte delle autorità nazionali, del controllo sui principali giacimenti orientali e all’apertura di negoziati con i player globali, sta prendendo forma un nuovo scenario d’investimento. Questo processo coinvolge attori statunitensi, europei e del Golfo, delineando un percorso caratterizzato da una necessaria cautela strategica piuttosto che da una corsa affrettata verso accordi definitivi.
Il dinamismo attuale si sviluppa lungo due direttrici principali: la Siria orientale, cuore storico della produzione onshore, e la costa siriana, dove si gioca la scommessa marittima di lungo periodo.
L’Oriente: la spina dorsale della produzione
Nella provincia di Deir ez-Zor si concentrano i polmoni energetici del Paese: i giacimenti di Al-Omar, Al-Tanak e Al-Jafra, insieme agli impianti di gas di Conoco. Quest’area rappresenta la spina dorsale della produzione nazionale. Diverse compagnie statunitensi, tra cui Baker Hughes, Hunt Energy e Argent LNG, hanno manifestato interesse per la riabilitazione delle infrastrutture e per un incremento graduale della capacità produttiva. Anche ConocoPhillips ha avviato colloqui per lo sviluppo del settore del gas, facendo leva sulla propria consolidata esperienza pregressa nella regione.
Offshore: la nuova frontiera nel Mediterraneo
Sul fronte marittimo, si registra un passo significativo: Chevron ha siglato un memorandum d’intesa per l’esplorazione nelle acque territoriali siriane. L’iniziativa, condotta in partnership con il gruppo qatariota Power International Holding / UCC Holding, riattiva ufficialmente il dossier dell’offshore nel Mediterraneo orientale, rimasto congelato per anni nonostante le promettenti evidenze geologiche.
Il ruolo del Golfo e la diversificazione dei partner
La presenza delle potenze del Golfo non è circoscritta alla sola dimensione marittima. QatarEnergy si profila come potenziale partecipante alle future gare di concessione, sia onshore che offshore, inserendosi in un approccio d’investimento volto alla stabilizzazione economica del Paese attraverso l'energia.
Parallelamente, anche l’Europa torna a guardare a Damasco. Colossi come la francese TotalEnergies e l’italiana Eni sono nuovamente seduti al tavolo dei negoziati, con la prospettiva di un futuro dialogo che includa anche la britannica BP per i progetti offshore. Coerentemente con la strategia siriana volta a diversificare i partner ed evitare l'eccessiva dipendenza da un unico asse, restano attive le discussioni preliminari con attori russi e cinesi.
Prospettive e conclusioni
Sebbene la maggior parte delle iniziative si trovi ancora in una fase di memorandum d’intesa e consultazioni tecniche, la mappa degli investimenti è ormai definita: l’est per il ripristino immediato della produzione e la costa come progetto strategico legato al potenziale del gas mediterraneo.
La sfida prioritaria resta la riabilitazione delle infrastrutture e la creazione di un quadro giuridico e di sicurezza stabile. Tuttavia, il ritorno delle grandi compagnie internazionali indica chiaramente che il settore degli idrocarburi sarà la chiave di volta della prossima fase economica della Siria, in un’equazione dove energia, politica e geografia tornano a intrecciarsi in modo indissolubile.




Commenti