top of page

Quando Roma era il cuore dell’Oriente

  • 22 giu
  • Tempo di lettura: 2 min

✍️ Wael Almawla – Giornalista e scrittore

 


Esistono città che non si trasformano mai in un semplice ricordo custodito nei libri di storia, ma continuano a vivere nella coscienza dell’umanità, nonostante il trascorrere dei secoli. Roma è una di queste città. Una città che non ha mai considerato l’Oriente una terra lontana al di là del Mediterraneo, ma piuttosto un partner di civiltà e un’estensione dello spirito stesso dell’Impero. Per questo, ogni volta che contempliamo le rovine di Palmira, Bosra e Baalbek, abbiamo la sensazione che le antiche pietre del Levante continuino a raccontare una lunga storia d’amore tra Roma e l’Oriente.

 

Quando i Romani entrarono nel Levante nel 64 a.C., non trovarono una terra marginale né una provincia lontana dal centro del mondo. Trovarono invece una regione pulsante di vita, situata all’incrocio tra Asia, Europa e Africa. Da quel momento ebbe inizio una nuova epoca che avrebbe trasformato il Levante in una delle aree più prospere e influenti dell’Impero romano.

 

Furono costruite strade che collegavano Damasco, Antiochia, Palmira e Gerusalemme; sorsero teatri, templi, mercati e terme, mentre città come Palmira, Bosra, Tiro e Sidone si trasformarono in centri commerciali e culturali capaci di competere con le più grandi città del mondo antico. Lo splendore di Palmira, la «Sposa del Deserto», non fu altro che il riflesso del ruolo centrale che il Levante occupava all’interno del mondo romano.

 

Il rapporto tra Roma e l’Oriente, tuttavia, non fu soltanto un rapporto di dominio, ma anche di reciproca influenza. L’Oriente lasciò un’impronta profonda nel cuore dell’Impero: da questa terra emersero condottieri, pensatori e uomini di fede, e fu proprio un figlio della Siria, l’imperatore Filippo l’Arabo, a salire sul trono di Roma, in un’immagine che sintetizza la profondità del legame tra le due sponde del Mediterraneo.

 

Poi venne la regina Zenobia, la donna che osò sfidare l’Impero e sognò di fare di Palmira la capitale di un Oriente forte e indipendente. Sebbene la sua esperienza politica si sia conclusa con la sconfitta, il suo nome è rimasto simbolo dell’ambizione del Levante e della sua capacità di fare la storia.

 

Forse l’eredità più bella di quell’epoca è stata quella spirituale e culturale. Fu in questa terra che si diffuse il primo cristianesimo e fu da Antiochia che partì un messaggio spirituale destinato a cambiare il volto del mondo, facendo del Levante uno dei più importanti centri religiosi e intellettuali della storia dell’umanità.

 

Oggi, mentre il Medio Oriente vive crisi successive e conflitti che sembrano non avere fine, le vestigia romane disseminate in Siria, Libano, Giordania e Palestina appaiono come un silenzioso promemoria del fatto che questa regione fu un tempo uno dei cuori pulsanti della civiltà e che Roma non vide nell’Oriente soltanto il confine del proprio impero, ma un autentico partner nella costruzione della sua grandezza.

 

Ogni pietra di Palmira, ogni colonna di Baalbek e ogni anfiteatro di Bosra sussurrano ancora una verità storica che continua a vivere: ci furono giorni in cui l’Oriente non era ai margini del mondo, ma ne costituiva il cuore… e Roma, in uno straordinario momento della storia, fu anch’essa il cuore dell’Oriente.

Commenti


bottom of page