Ramadan: inizia il mese sacro per oltre 1,8 miliardi di musulmani
- 21 feb
- Tempo di lettura: 4 min

Assadakah News - È cominciato in molti Paesi a maggioranza islamica il mese del Ramadan, il periodo più sacro dell’anno per i fedeli musulmani. L’avvio varia di Stato in Stato perché il calendario islamico è lunare. L’inizio del nono mese dipende dall’osservazione della prima falce di luna crescente. Tra i Paesi che hanno annunciato l’inizio figurano Arabia Saudita, Qatar, Emirati Arabi Uniti, Bahrein, Kuwait, Iraq, Yemen, Libano e Tunisia.
Secondo stime diffuse da media internazionali come Al Arabiya, oltre 1,8 miliardi di musulmani nel mondo osserveranno il digiuno quotidiano dall’alba al tramonto.
Il Ramadan non è soltanto astensione da cibo e bevande. È uno dei cinque pilastri dell’islam, insieme alla professione di fede, alla preghiera rituale, all’elemosina e al pellegrinaggio alla Mecca, e rappresenta un tempo di purificazione spirituale. Il digiuno (sawm) è obbligatorio per ogni adulto in buona salute; sono esentati malati, donne in gravidanza o in allattamento e altre categorie particolari, con possibilità di recuperare i giorni non osservati.
La tradizione islamica collega questo mese alla rivelazione del Corano al profeta Maometto, nella notte conosciuta come Laylat al-Qadr, la “Notte del Destino”. Durante il Ramadan si intensificano le preghiere e si evitano comportamenti ritenuti incompatibili con l’elevazione spirituale: non solo cibo e bevande, ma anche fumo, rapporti sessuali nelle ore diurne, menzogna e conflitti.
Il digiuno viene interrotto ogni sera con l’iftar, il pasto serale. In molti Paesi è consuetudine rompere il digiuno con datteri e acqua o latte, seguendo l’esempio attribuito al profeta, prima di consumare un pasto più abbondante in famiglia o in comunità.
Nelle settimane che precedono il Ramadan si registra tradizionalmente un aumento della domanda di generi alimentari, carne, ortaggi, datteri e beni di largo consumo, con possibili pressioni sui prezzi. Per questo diversi governi introducono misure di controllo o programmi di sostegno per garantire stabilità ai mercati e tutelare il potere d’acquisto delle famiglie.
Al termine del mese si celebra l’Eid al-Fitr, la festa che segna la fine del digiuno, tra le ricorrenze più importanti del calendario islamico, caratterizzata da preghiere collettive e momenti di convivialità.
In Italia, dove la presenza musulmana è stimata in circa 2,7 milioni di persone secondo dati di istituti di ricerca come ISMU, il Ramadan rappresenta un momento centrale di identità e coesione comunitaria.
Quest’anno la coincidenza temporale con la Quaresima cristiana ha dato luogo a diversi messaggi di dialogo interreligioso. A Mazara del Vallo il vescovo Angelo Giurdanella ha invitato a fare delle comunità “laboratori di dialogo e di pace”, sottolineando valori condivisi come giustizia, carità e cura dei più fragili. Analogo appello è arrivato dal vescovo di Treviso, Michele Tomasi, che ha richiamato la responsabilità comune di testimoniare che la pace è possibile attraverso incontro e solidarietà.
A Monfalcone, in provincia di Gorizia, alcune parrocchie, d’intesa con il vescovo Carlo Maria Redaelli, hanno messo a disposizione spazi per consentire alla comunità musulmana locale, in larga parte di origine bengalese, di riunirsi per la preghiera durante il Ramadan. Un’iniziativa che i promotori hanno definito un gesto concreto di rispetto reciproco.
In un contesto internazionale segnato da tensioni e conflitti, il Ramadan si apre dunque non solo come tempo di devozione personale, ma anche come banco di prova per la convivenza civile. Per milioni di fedeli è un mese di disciplina e sacrificio; per le società in cui vivono, un momento che interroga sul significato reale di dialogo e rispetto. Il vescovo di Treviso, Michele Tomasi, in occasione dell’inizio del Ramadan, ha rivolto un messaggio diretto ai “fratelli e sorelle musulmani”, sottolineando che in un mondo segnato da guerre, violenza e prepotenze la responsabilità comune è testimoniare che la pace è possibile, a partire dalle relazioni quotidiane.
Nel suo intervento ha richiamato l’importanza del dialogo, dell’incontro e della solidarietà reciproca come fondamento concreto della convivenza. Ha inoltre evidenziato la significativa coincidenza tra l’avvio del Ramadan e l’inizio della Quaresima cristiana: due cammini spirituali paralleli, entrambi centrati su preghiera, digiuno e carità. Secondo Tomasi, questo intreccio di calendari può diventare un segno che invita cristiani e musulmani a riconoscersi nella comune ricerca di misericordia, giustizia e pace.
Il vescovo ha espresso l’auspicio che il mese di Ramadan sia “generoso” per i fedeli musulmani: generoso nel favorire il bene, la meditazione e la preghiera; generoso anche nel rendere più sensibili alla fatica dei poveri, trasformando il digiuno in attenzione concreta verso chi vive nella privazione. Un richiamo che ha esteso anche ai cristiani nel loro percorso quaresimale verso la Pasqua.
Il cuore del messaggio è netto: la pace non nasce da dichiarazioni formali, ma da gesti quotidiani di rispetto e responsabilità condivisa. Il vescovo ha ricordato inoltre che la voce di Dio chiama “tutti”, non solo i credenti delle singole fedi, a costruire la pace insieme agli uomini e alle donne del mondo. Non quindi un augurio formale, ma un richiamo a una responsabilità universale.
Ha messo inoltre, in parallelo in modo molto chiaro i quaranta giorni della Quaresima cristiana con il mese di Ramadan, sottolineando che entrambi sono tempi di ascolto, misericordia e condivisione. Non solo preghiera individuale, ma conversione concreta verso solidarietà e carità.




Commenti