Rimini - Meeting 2026, Focus sul Libano
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Il Libano affronta da anni una crisi economica, finanziaria e sociale che sembra senza fine. I bombardamenti aggravano una situazione umanitaria già estremamente fragile, costringendo migliaia di persone a lasciare le proprie case. Immagini, racconti e testimonianze degli operatori di AVSI che lavorano in mezzo alla popolazione libanese.
Il Libano è profondamente segnato dalla guerra, dalla crisi economica e dalle divisioni religiose, ma la tolleranza, l'istruzione e l'opera caritatevole possono ancora ricostruire una convivenza autentica. Questo il messaggio emerso durante la sessione "Com'è il Libano oggi?", tenutasi il terzo giorno dell'Incontro di Rimini, secondo quanto riportato dall'agenzia di stampa italiana Nova.

Alla sessione sul Libano, curata da Giuseppe Emmolo e Giorgio Cavalli, hanno partecipato il Vescovo César Essayan, Vicario Apostolico di Beirut; il Vescovo Mounir Khairallah, Vescovo della Diocesi maronita di Batroun e Segretario Generale del Sinodo dei Vescovi Maroniti; e Francesca Lazzari, Rappresentante in Libano di Volontari per il Servizio Internazionale. L'incontro è stato moderato da Maria Laura Conti, Direttrice della Comunicazione e della Promozione di Volontari per il Servizio Internazionale. Khairallah ha condiviso la sua storia personale, segnata dal tragico omicidio dei suoi genitori quando aveva cinque anni, spiegando come questo trauma abbia fatto nascere in lui un messaggio spirituale di tolleranza e carità, che ora mette in pratica tra i vari segmenti della società libanese. Ha sottolineato che il Libano "ha bisogno di riscoprire lo spirito di unità, non solo di convivenza": non semplicemente la convivenza tra gruppi diversi, ma la capacità di riconoscersi reciprocamente come parte di un'unica comunità e di costruire insieme la pace. Ha ribadito: "La prima cosa che ho sentito dire sui libanesi al mio arrivo è stata che sono resilienti. Sono davvero resilienti".
Lazari, che vive in Libano da sette anni, ha parlato del lavoro quotidiano dell'organizzazione e delle storie del suo staff, tra cui Abbas, uomo del sud del Libano la cui casa è stata distrutta più volte, eppure torna sul campo "con un sorriso ancora più grande" per aiutare altri sfollati.
Issayan ha sottolineato il ruolo dell'istruzione e delle opere di beneficenza nel superare le divisioni, citando il caso di una scuola cattolica occupata da estremisti sciiti per settanta giorni. Nonostante gli abusi subiti, le suore hanno continuato ad aiutare le famiglie degli occupanti e, dopo la fine dell'occupazione, alcune donne hanno iniziato ad assisterle e a mantenere contatti quotidiani con loro.
Secondo Issayan, la polarizzazione viene spesso trasmessa ai giovani dalle loro famiglie. Tuttavia, ha osservato che molti genitori musulmani scelgono le scuole cattoliche perché sanno che "grazie alle nostre opere di beneficenza e ai nostri valori, i loro figli non cresceranno diventando estremisti". Ha concluso affermando che questo è un esempio di come la ricostruzione del Libano stia contribuendo all'educazione delle nuove generazioni all'interazione con gli altri.

Il cardinale Angelo Scola ha dichiarato; “Ricordo un’indomabile voglia di vita trasparire dai volti della gente libanese, mentre il sole calava lungo l’autostrada che da Jbeil ci riconduceva verso Jounieh, come pure durante l’incontro che ebbi la sera stessa con il primo ministro Saad Hariri. Penso che siano state questa tenacia e questa capacità di ricominciare a rendere il Libano così caro a san Giovanni Paolo II, e così centrale nel suo disegno di un rinnovato dialogo islamo-cristiano. Il Libano è qualcosa di più di un Paese: è un messaggio di libertà e un esempio di pluralismo per l’Oriente come per l’Occidente!». In queste celebri parole di Giovanni Paolo II, poi riprese dai suoi successori, emerge tutta l’importanza di un Paese tristemente al centro delle tensioni internazionali. Se conosciamo il Libano per i drammatici fatti di guerra degli ultimi anni, se Beirut è tragicamente nota per lo spaventoso incidente nel suo porto nel 2020, ciò non deve far dimenticare che il Paese dei Cedri è stato, ed è chiamato ancora ad essere, «punto d’incontro delle religioni, di dialogo culturale tra Orien
te e Occidente», secondo quanto a affermò Papa Wojtyla.
In queste pagine si ripercorre la storia di una terra che incarna un’unicità feconda nel contesto mediorientale: un esempio di pluralismo religioso e confessionale in cui la componente cristiana si è unita a quella musulmana per dar vita a un progetto politico basato sull’uguaglianza, la libertà e la convivialità.
Fare memoria di volti e storie del Libano recente significa attestare che l’incontro tra le religioni non solo è possibile, ma diventa un’occasione di crescita sociale e di benessere economico di cui tutti possono godere, nel dialogo e nella convivenza.
Perché, come ha evidenziato Leone XIV in Libano nel novembre 2025, «l’opera della pace è un continuo ricominciare”.
(Agenzia Nova/National News Agency NNA/Assadakah News)




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