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Roma - Giornate di sollievo per un gruppo di giovani della Cisgiordania

  • 1 gen
  • Tempo di lettura: 2 min

Elisabetta Pamela Petrolati (Assadakah News) - Grazie a un gemellaggio avviato dal gesuita Massimo Nevola con la Comunità di Vita Cristiana in Italia, un gruppo di 35 giovani palestinesi stanno trascorrendo giorni di serenità e fraternità a Roma. Sono arrivati il 28 dicembre per partecipare, tra le altre cose, all’ultima udienza del Papa che si è tenuta il 31 dicembre in piazza San Pietro. Accompagnati dal parroco di Zababdeh, sono stati ricevuti in un breve incontro al Quirinale anche da Mattarella.

“Eravamo qui in visita e il presidente Mattarella ci ha salutato. Dal capo dello Stato abbiamo avuto la conferma della bontà dell’iniziativa, ci ha incoraggiato ad andare avanti seminando speranza. Il suo è stato un augurio semplice in modo che potessero sentire l’Italia vicina in questo cammino di speranza”, ha affermato padre Nevola.

Infatti, dopo un recente viaggio in terra Santa, sotto gli auspici del cardinale Pierbattista Pizzaballa, Patriarca di Gerusalemme, si è creato un gemellaggio, su idea del gesuita padre Massimo Nevola, assistente spirituale delle Comunità di Vita Cristiana (Cvx) in Italia, tra l’associazione, alcune scuole tra cui il Gonzaga di Palermo e il Visconti di Roma e alcune parrocchie della Cisgiordania.

Si aggirano felici e spensierati per le vie del centro di Roma, i giovani palestinesi e Charlie Batarseh, che fa parte del gruppo di pastorale giovanile a Gerusalemme dal 2009, ha affermato che “il nostro Paese è costantemente in guerra, ma posso dire che, dalla mia esperienza maturata nel corso degli anni, nonostante tutto il caos in cui viviamo, la Chiesa è sempre stata  fonte di speranza, il luogo dove possiamo trovare la pace, dove possiamo trovare Gesù e semtire il suo amore e la sua presenza nella nostra vita. E sono molto felice di poter parlare a nome di tutti i giovani qui con me, che siamo  molto, molto felicidi partecipare a questo viaggio perchè quando siamo a casa sentiamo che la Chiesa è come la nostra casa, la nostra famiglia. E ora sentiamo di far parte di una grande famiglia, una famiglia internazionale che si prende cura di noi, che ci ama”.

A sostenere i costi del viaggio è stata la Regione Lazio che si è fatta carico anche dell’alloggio ad Assisi che visiteranno il 2 e il 3 gennaio.

Un’immersione nella bellezza, nella pace, come tregua a una vita di tensione nel conflitto armato. Un’esperienza che questi giovani condivideranno con i loro coetanei per rinnovare la speranza e rafforzare il senso di  appartenenza alle origini del cristianesimo custodito proprio dalla loro terra.

Don Elias Tabban, parroco di Zababdeh, un villaggio nei pressi di Jenin, a 120 chilometri da Gerusalemme e gemellato con l’Italia, ha affermato “Siamo qui per pregare, per essere uniti con la Chiesa di Roma, con il Papa, per portare il messaggio di pace per la Palestina, la Terra Santa, per Israele e per tutti. Siamo esseri umani e abbiamo bisogno della pace. Tutti sono stanchissimi della guerra. Essere qua è un conforto, un sollievo”. Ha lanciato inoltre un appello a non aver paura a recarsi in Terra Santa “ci darebbe speranza sapere e vedere che no siamo soli”.

(foto e notizie da Vatican News)

 

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