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Roma: Incontro contro la guerra

  • 14 feb
  • Tempo di lettura: 3 min

Paola Angelini - Assadakah News

 

S.E. Bruno Scapini e Talal Khrais
S.E. Bruno Scapini e Talal Khrais

Nella sala affollatissima del Caffè Letterario HORAFELIX, giovedì 13 febbraio si è svolto un interessante dibattito sulla politica estera, promosso da Assadakah e Welcome Association Italy.

Presenti in sala: Talal Khrais, giornalista e fondatore di Assadakah News, corrispondente di guerra, con esperienza di reportage in contesti di crisi internazionale; S.E. Bruno Scapini, diplomatico ed ex Ambasciatore d’Italia; Damian Delgado Vazquez, Consigliere politico dell’Ambasciata di Cuba in Italia; Maddalena Celano scrittrice e analista; Fabrizio Casari, giornalista e Direttore di Altrenotizie; Carlo Palumbo, Vice Segretario Nazionale Welcome Association Italy.

Talal Khrais ha aperto la discussione salutando e ringraziando i soci, gli amici e gli attivisti presenti, invitando tutti a esprimere liberamente i propri pensieri, perché così possiamo “elaborare un piano di lavoro futuro. Assadakah non si ferma per le stranezze della burocrazia, riesce ad arrivare dove molti non osano”. In questo momento abbiamo di fronte scenari di guerra, viviamo una situazione incredibile, non c'è nessun equilibrio, e ogni Stato può fare quello che vuole. Davanti a una platea attenta, Talal Khrais ha continuato con il suo racconto di vicende sul campo: “Nella mia esperienza ho visto pochi militari morire, ma ho visto tante, tante, tante donne, bambini, anziani morire. In Siria, ho visto persone che sono saltate in aria, non due o tre, ma 20-30 persone che in una esplosione volavano. Siamo qui perché desideriamo che ci siano delle regole che devono essere rispettate, e altrettanto vale per i diritti”. La Siria è sempre stato un Paese complesso, con cittadini di tante etnie e culture diverse. Durante gli anni di conflitto, la Siria è stata devastata da bombardamenti e scontri tra milizie, ribelli, e jihadisti che hanno distrutto intere città, causando un numero altissimo di vittime. Molte minoranze etniche sono state colpite duramente, non solo dall’occupazione dell’Isis, ma anche da quella di gruppi di ribelli più radicalizzati. Questo ha portato a un vero e proprio esodo etnico verso certe zone del Paese o verso gli Stati limitrofi (Libano). La percezione diffusa fra i civili in fuga è quella di essere diventati un vero e proprio obiettivo militare nello scacchiere della guerra siriana: colpire i civili era una strategia per destabilizzare il territorio. È dunque evidente che, per chi ne ha avuto la possibilità, fuggire era l’unico orizzonte di sopravvivenza e l’unica speranza per tornare a essere padroni del proprio futuro.

S.E. Bruno Scapini, diplomatico ed ex Ambasciatore d’Italia con un grandissimo ruolo nella diplomazia, ha esordito così: “Siamo qui per ascoltare narrative forse diverse da quelle alle quali siamo tutti abituati. La vostra presenza è proprio un segnale di questo desiderio di guardare la realtà con diversi strumenti di pensiero critico”.

È anche stato proiettato un filmato veramente impressionante sulle ultime manifestazioni nella Repubblica Islamica dell’Iran, che hanno interessato parecchie città iraniane. S.E. Bruno Scapini, nel suo racconto, ha fatto riferimento a immagini viste in altre occasioni in cui “si vedevano chiaramente soggetti che sparavano sui civili, soldati pasdaran decapitati, le cui teste venivano appese sui cancelli. Sono scene che veramente sembrano provenire da una realtà che non è quella della cultura iraniana, e io sono convinto che per la dimensione del fenomeno delle proteste, e per le modalità e i termini in cui sono state organizzate, c'è fondata ragione di credere che sono state manifestazioni oggetto di ingerenze e di infiltrazione da parte straniera”. L’Ambasciatore ha inoltre ricordato che il caso della Repubblica Islamica dell'Iran è un caso molto grave, “ma non è l'unico. Il mondo sta attraversando tutta una serie di crisi belliche e di conflittualità e, sì, questo è un aspetto della realtà di oggi”.

Bisogna considerare che, anche se il costo della vita in Iran – classificato tra i Paesi meno costosi al mondo – è estremamente basso per gli standard occidentali, la svalutazione del rial rende la vita nel Paese poco cara per chi possiede valuta estera, ma molto onerosa per la popolazione locale, influendo negativamente sul vivere quotidiano.

E c’è poi la questione del nucleare. Il 14 luglio 2015 si raggiunse l’intesa sul nucleare nella Repubblica Islamica dell’Iran, con un accordo firmato da Barack Obama, che dopo poco andò via (e non si sapeva chi sarebbe arrivato al suo posto). Ma perché la Repubblica Islamica dell’Iran vuole il nucleare? Probabilmente perché ha bisogno di energia: pur essendo produttore ed esportatore di petrolio, non ha capacità di raffinazione sufficienti per soddisfare il proprio fabbisogno energetico. Lo vuole, inoltre, per diversificare la bilancia energetica e per contare sulla scena mediorientale, rivendicando iniziative strategiche regionali e commerciali dalle quali è esclusa.

L'Italia, in ogni caso, nonostante il complesso quadro geopolitico, rimane uno dei principali fornitori europei dell'Iran, con relazioni commerciali basate su storici rapporti di cooperazione, e mantiene un saldo attivo, con esportazioni di macchinari e prodotti industriali.



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