Sanremo - Ermal Meta contro il silenzio dei bambini palestinesi
- 28 feb
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Elisabetta Pamela Petrolati (Assadakah News) - Sul palco di Sanremo Ermal Meta con la sua canzone ha voluto dare voce, lanciare un urlo al posto dei bambini palestinesi morti, feriti, orfani, derubati della loro vita.
È un testo che ha colpito subito, di cui si parla, di cui si continuerà a parlare e che fornisce un tema da dibattere con serietà, perché è vero che si vuole far calare il silenzio su Gaza e far rientrare la drammaticità di ciò che è accaduto e che sta continuando ad accadere in una sorta di anonimato storico o normalizzazione storica.
"Oggi gli adulti fanno molto più rumore dei bambini e questa è la cosa che io trovo preoccupante, questo è un silenzio che spesso ci autoinfliggiamo, non si possono usare certe parole, non si può dire Gaza, non si può dire Palestina, come se fosse una bestemmia. Ma la vera bestemmia è tutt'altro, è il fatto che vengano cancellate, questa è la bestemmia!". Lo dice Ermal Meta nella conferenza stampa a Sanremo dopo la seconda serata di Sanremo, dove è in gara con il brano Stella Stellina che racconta la storia di uno dei tantissimi bambini uccisi a Gaza.
"Ho letto delle critiche sulla mia canzone ma anche tante cose belle. A me interessa dire queste cose e tener fede al mio impegno di cantautore", asserisce.
A chi gli chiede se pensa che queste tematiche stiano passando sotto silenzio dice: "Penso che il silenzio è il grande tema del mondo di oggi che noi viviamo, questa canzone, forse ve ne siete accorti, porta con sé un paradosso. Ed è il paradosso del mondo in cui noi viviamo oggi, perché è una canzone che se non ascolti il testo magari avresti anche voglia di ballare, ma non è casuale, è stato fatto così apposta. Poi ascolti il testo e quello che stai ascoltando ti frena per un attimo, poi dimentichi il testo e riprendi a ballare". Questo secondo Meta assomiglia allo scrolling della nostra realtà, quello che noi facciamo tutti i giorni: "Non c'è veramente qualcosa che ci metta in pausa, noi viviamo di tante micro pause tra un sentimento e l'altro, tra una foto e l'altra, facciamo scrolling e vediamo gattini, feste, palestra, bambini che muoiono e poi di nuovo macchine, tv, il cantante di turno, bambini che muoiono, diventa tutto uguale, tutto insieme, non è così. Ho voluto fare una canzone così, come se fosse uno specchio, uno specchio del mondo in cui noi viviamo, è anche paradossale il fatto che nel mondo di oggi facciamo più rumori noi adulti dei bambini. Una cosa che mi preoccupa alquanto, essendo anche genitore, non che prima non mi preoccupasse, ma forse adesso riesco a intravedere il problema da più lontano".
Per questo Meta parla di "inverno dell'umanità", di una fase ciclica in cui ci si accorge del dolore "in maniera passiva", e rivendica il diritto di nominare le cose: "Non si può dire Gaza, non si può dire Palestina. Come se fosse una bestemmia". E noi continuamo con lui a nominare Gaza e Palestina con la fierezza di chi vuole dare voce alla giustizia.




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