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Sotto la Lente del Potere: Geopolitica e Resistenza nel Cuore delle Istituzioni

  • 21 feb
  • Tempo di lettura: 3 min

Maddalena Celano (Assadakah News)

Il convegno svoltosi presso la sala San Tommaso dell’Istituto San Domenico, questo 19 febbraio 2026, con il patrocinio dell’Istituto di Grado Universitario San Domenico e di Unidolomiti, ha rappresentato un momento di rottura necessario rispetto al pensiero unico dominante. Attraverso due sessioni di analisi serrata, i relatori hanno decostruito la narrazione liberale che utilizza il diritto come clava per imporre l'egemonia delle potenze occidentali, offrendo una prospettiva militante e internazionalista sulle crisi globali.



I. L’architettura della subordinazione:


Il Diritto contro i Popoli

Nella prima parte della giornata, il focus si è concentrato sui meccanismi di accertamento internazionale, svelando come l'ONU sia spesso ridotto a un braccio operativo degli interessi imperialisti. Il Professor Daniele Trabucco ha analizzato con lucidità la trasformazione di strumenti eccezionali, come le Fact-Finding Mission sull'Iran, in apparati di sorveglianza permanente. Questa "soft law" non è altro che una forma di controllo che condiziona la sovranità degli Stati non allineati, producendo narrazioni accusatorie che precedono e sostituiscono la verità giuridica.

Il Professor Augusto Sinagra ha rincarato la dose, definendo il diritto internazionale come una "menzogna" utilizzata per giustificare l'aggressione ai danni di Stati sovrani. In una visione profondamente progressista, emerge come la vera pace sia impossibile finché persisterà il "cancro" della sopraffazione neo-coloniale. Sinagra ha provocatoriamente auspicato il diritto alla difesa nucleare per chi, come l'Iran, si trova sotto il tiro incrociato di politiche occidentali basate sul doppio standard e sulla minaccia atomica israeliana, mai sanzionata.



II. Il martirio palestinese e la de-costruzione del mito sionista


La seconda sessione, "Pace in Terra Santa, adesso", ha affrontato la ferita sanguinante di Gaza. Nonostante le vili minacce che hanno costretto la professoressa Hanieh Tarkian a rinunciare alla partecipazione, l'assemblea ha ribadito che la libertà di espressione non può essere imbavagliata. Il Professor Trabucco ha denunciato il collasso della parola "sicurezza", divenuta una clausola generale per sospendere la soggettività politica del popolo palestinese e giustificare una "difesa totale" che sfocia nel crimine di guerra.

L'intervento più significativo dal punto di vista ideologico è stato quello del Rabbino Yisroel Dovid Weiss (Neturei Karta). Weiss ha operato una distinzione fondamentale tra ebraismo — fede millenaria basata sulla spiritualità e la sottomissione a Dio — e sionismo — ideologia materialista nata in Europa per fini nazionalistici. Per un internazionalista, le parole del Rabbino sono un appello alla fratellanza: egli ha ricordato che prima dell'avvento del regime sionista, ebrei e musulmani convivevano in armonia. Il sionismo ha "rubato" l'identità ebraica per giustificare il furto della terra e l'apartheid, violando i giuramenti divini che impongono l'esilio e il rifiuto della forza.


III. Sovranità e Bene Comune: La sintesi filosofica


A chiudere i lavori è stata la riflessione dell'Avvocato Rudi Di Marco, che ha legato i due eventi attraverso il concetto di sovranità popolare. Citando la lezione di Miguel Ayuso, Di Marco ha spiegato come il popolo non possa essere sottomesso a strutture che non ne perseguano l'utilità e il bene comune. Le rivoluzioni moderne, lette in questa chiave, diventano atti legittimi di resistenza contro un ordine pubblico corrotto che serve solo il potere dei pochi.

Il convegno ha dunque tracciato un unico sentiero: se il diritto non torna a essere un argine contro l'arbitrio della forza, la "giustizia" rimarrà solo l'amministrazione dell'ingiustizia globale. Resta il monito del Rabbino Weiss: non chiamate Israele "Stato ebraico", perché la vera religione ripudia l'oppressione e prega per un futuro in cui la Palestina sia finalmente libera e sovrana.

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