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Nigeria: Tra conflitti interni e appetiti geopolitici. Oltre la retorica religiosa

  • 21 feb
  • Tempo di lettura: 2 min

Maddalena Celano (Assadakah News)

Il recente scenario nigeriano si conferma come uno dei nodi più complessi e critici del continente africano. Le ultime notizie, che riferiscono di nuovi accordi infrastrutturali tra Niger e Algeria e della persistente instabilità in Nigeria, delineano un quadro in cui la violenza degli attacchi armati e la piaga dei sequestri a scopo di riscatto non sono che la punta dell'iceberg di una partita molto più ampia, giocata sul terreno delle risorse energetiche e dell'influenza internazionale.


La trappola dei sequestri e l'instabilità sociale


In Nigeria, il fenomeno dei sequestri di persona — che colpisce indistintamente ragazze e ragazzi, cristiani e musulmani — ha assunto i connotati di una vera e propria "industria dell'orrore". Questi atti non sono mossi da un'ideologia spirituale, ma rappresentano il principale metodo di autofinanziamento per gruppi criminali e formazioni jihadiste.

L'instabilità, tuttavia, viene spesso strumentalizzata politicamente. Le recenti accuse dell'ex presidente statunitense Donald Trump verso l'amministrazione di Bola Tinubu — colpevole, secondo Trump, di non proteggere a sufficienza le comunità — sembrano ignorare deliberatamente la complessità strutturale del Paese. Da una prospettiva progressista, è chiaro che la sicurezza non si costruisce solo con la forza militare, ma sradicando la povertà e la mancanza di prospettive che rendono il reclutamento criminale l'unica alternativa per migliaia di giovani.


Il ritorno degli USA e l'ombra del greggio


L'arrivo di circa cento militari statunitensi per programmi di addestramento ad Abuja segna un punto di svolta. Se da un lato il governo nigeriano cerca supporto per contrastare l'avanzata delle milizie nel nord-ovest, dall'altro gli analisti leggono in questa mossa un interesse meno altruistico.

La Nigeria rimane uno dei massimi produttori mondiali di greggio. In un'epoca di transizione energetica ancora incompiuta e di tensioni globali sulle forniture, il controllo e l'accesso alle risorse petrolifere nigeriane restano la vera priorità delle potenze occidentali. La "necessità di assicurarsi l'accesso al greggio" rischia di trasformare la cooperazione militare in una nuova forma di tutela neocoloniale, dove la sicurezza interna del Paese viene garantita solo in funzione della stabilità dei flussi estrattivi.


Verso una soluzione sistemica


Il governo di Abuja ha ribadito che molti degli attacchi recenti, inclusi quelli avvenuti nel periodo natalizio, non avevano alcuna matrice religiosa. Questa precisazione è fondamentale per smontare la narrazione di uno "scontro di civiltà" che serve solo a alimentare ulteriori divisioni.

Per una reale pacificazione della Nigeria e della regione sub-sahariana, è necessario che:

* La cooperazione internazionale non sia limitata all'invio di soldati, ma si estenda a investimenti strutturali nell'istruzione e nel welfare.

* Le risorse naturali smettano di essere una "maledizione" gestita da élite locali e multinazionali straniere, diventando il motore di uno sviluppo equo e sostenibile.

* La lotta ai gruppi armati passi attraverso il prosciugamento dei loro canali finanziari e la creazione di alternative economiche reali per le popolazioni locali.

La Nigeria non ha bisogno di nuove crociate o di essere un mero scacchiere per le ambizioni di Washington; ha bisogno di sovranità, giustizia sociale e di una politica che metta la dignità umana davanti al prezzo del barile.


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