Stop alle violenze e alle persecuzioni in Siria, culla della civiltà umana
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Paola Angelini - Assadakah News

Nello spazio culturale della libreria Horafelix, Assadakah e Welcome Italy Association hanno organizzato un incontro per dialogare sugli eventi del Medio Oriente, sulle tensioni regionali e per approfondire l’analisi dei complicati contesti di guerra.
All’evento hanno partecipato Talal khrais, giornalista National News Agency NNA, assente ma presente (leggero malessere), Samaan Daoud, giornalista esperto della materia e Responsabile degli studi Mobili di Radio Maria - Radio Maria Araba, Giordano Cantù, giornalista dell'Osservatore Romano e per i media vaticani, Carlo Palumbo, Welcome Italy Association.
L'incontro ha permesso uno scambio di vedute sulle principali questioni internazionali, le tensioni che ci sono in Medio Oriente e l’esigenza di trovare una strada per la pace che passi attraverso il dialogo, attraverso il rispetto.

In quanto siriano, Samaan Daoud conosce bene la situazione in Siria. Ha aperto il dibattito domandando a Giordano Cantù cosa pensa della problematica delle minoranze e dei Cristiani in Siria, e se crede possano migliorare le loro condizioni con questo nuovo governo. E ancora, se potrà esserci la speranza che le minoranze dei Drusi e degli Alawiti vengano riconosciute, che possano coesistere e abbiano voce.
Giordano Cantù risponde: “Credo che questa nuova linea del governo siriano, se venisse portata avanti nel rispetto della pace e delle minoranze, potrà portare vantaggio a tutti”.
Accennando alla sua visita in Libano, ha ricordato che “questo fantastico Paese è stato scelto anche da Papa Leone come prima meta del suo viaggio, e questo è indicativo di quello che è il messaggio cristiano. Possiamo dire che il passo più importante che il Governo siriano dovrebbe fare per rassicurare tutte le minoranze è il dialogo. Quando una persona è al potere bisogna dialogare, quindi la prima cosa è il dialogo”.
All’interno di questo scenario Samaan Daoud ha raccontato che i Cristiani si trovano in tutta l’area geografica della Siria, e quando si verifica un problema in qualche zona della Siria, c'è sempre qualche cristiano coinvolto. Samaan Daoud è costantemente in contatto con i Cristiani della diaspora e con i Cristiani locali, e pur vivendo a Roma rimane collegato con entrambi e li incoraggia ad avere forza.
Il collegamento con Karam al Hindi, giornalista siriano cristiano, ha offerto uno sguardo diretto sulla realtà vissuta dalle minoranze nel Paese, ha descritto il clima di paura che accompagna la vita dei Cristiani, sottolineando che gesti semplici come quello di recarsi in chiesa non viene vissuto con serenità. La paura aumenta nei periodi rappresentativi, durante le celebrazioni religiose importanti per i Cristiani. La sua testimonianza ha reso evidenti le difficoltà quotidiane affrontate dai Cristiani in Siria.
Alla domanda rivolta sulla questione curda, ha risposto che dobbiamo distinguere due tipi di Curdi: “I Curdi delle città grandi come Damasco e Aleppo, che hanno quasi perso la loro lingua e non si sentono interessati alla questione curda. Abbiamo poi i Curdi dei villaggi, soprattutto della parte nord-est, che quando è stata creata la Siria erano partecipi della costruzione della nuova della Siria, dopo il 1946, ma non hanno avuto il loro diritto di essere riconosciuti come membri, come una parte della società siriana”. Non è stata riconosciuta ai Curdi la possibilità di avere la cittadinanza siriana, e questo ha causato un'enorme spaccatura.
Un contributo significativo potrebbe darlo la diplomazia, anche se la diplomazia si sta “restringendo”, mentre il conflitto si sta allargando, e forse stiamo entrando in nuova fase nel mondo.
La pace in Siria potrà essere costruita attraverso il riconoscimento e la tutela del pluralismo religioso.
Infine, Carlo Palumbo di Welcome Italy Association ha ringraziato e ricordato il momento in cui Talal Khrais ha chiesto di promuovere questo incontro tramite l’organizzazione WAC, perché quando si tratta di “termini di inclusione, o di tutela delle minoranze, o di portare voce alle tematiche di cui non si parla, in TV mi sono reso conto che questi eventi dovrebbero essere fatti più spesso coinvolgendo i giovani, gli studenti internazionali”.





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