top of page

Teatro e cinema in Siria…la memoria di un Paese, una forma di soft power

5 giorni fa
Tempo di lettura: 3 min

 Wael Al-Mawla – scrittore e giornalista

 

Quando si ripercorre la storia della cultura siriana, si scopre che il teatro e il cinema non sono mai stati elementi marginali nella vita dei siriani. Da oltre un secolo, hanno rappresentato uno dei principali spazi attraverso i quali la società ha potuto esprimere sé stessa, confrontarsi con le proprie trasformazioni e costruire la propria immagine davanti al mondo.

La storia del teatro moderno siriano affonda le sue radici a Damasco nel XIX secolo, con Abu Khalil al-Qabbani, considerato uno dei pionieri del teatro arabo moderno. Al-Qabbani seppe unire recitazione, canto, musica e narrazione, cercando di offrire al pubblico siriano una nuova forma di espressione culturale. Nonostante le difficoltà che dovette affrontare, la sua esperienza rimane uno dei momenti fondativi della storia del teatro arabo.

Nella prima metà del XX secolo, il movimento teatrale si ampliò con la nascita di compagnie, circoli culturali e teatri, soprattutto a Damasco e Aleppo. Con l’indipendenza dello Stato siriano, la cultura iniziò ad assumere una dimensione sempre più istituzionale e il teatro divenne parte integrante della vita educativa, culturale e artistica del Paese.

Successivamente, una nuova generazione portò il teatro siriano verso una fase di maggiore profondità. Saadallah Wannous ne fu una delle figure più rappresentative, insieme a Fawaz al-Sajer, Rifaat al-Sabban e Asaad Fadhe. Il teatro si trasformò così in uno spazio per interrogarsi sulla politica, sulla società e sulle grandi questioni del pensiero, mentre la drammaturgia siriana conquistava un posto sempre più importante sulla scena culturale araba.

Anche il cinema arrivò presto in Siria, attraverso le sale cinematografiche che iniziarono a diffondersi nelle principali città, prima che la produzione nazionale prendesse gradualmente forma. Nel 1963 venne istituita la Fondazione Generale per il Cinema, destinata a diventare un’istituzione centrale nel sostegno alla produzione cinematografica siriana.

A partire dagli anni Settanta, il cinema siriano iniziò a conquistare una presenza sempre più significativa nel mondo arabo e internazionale, soprattutto grazie a registi come Mohammad Malas, Omar Amiralay, Nabil Maleh, Usama Mohammad e Abdellatif Abdelhamid. Film come Sogni della città, La notte e Il leopardo, tra gli altri, hanno raccontato il cinema come strumento di memoria, critica e interpretazione della società, e non semplicemente come industria dell’intrattenimento.

Parallelamente, la televisione contribuì alla nascita di un fenomeno culturale profondamente siriano. A partire soprattutto dagli anni Ottanta e Novanta, la fiction televisiva siriana si trasformò in una delle principali industrie culturali del mondo arabo, raggiungendo milioni di spettatori dal Maghreb al Golfo.

Produzioni storiche, sociali, comiche e beduine, insieme alle celebri serie ambientate nella Damasco tradizionale, contribuirono a costruire una forte presenza siriana nell’immaginario collettivo arabo.

Dopo il 2011, il panorama cambiò radicalmente. La guerra, lo sfollamento, l’esilio e la memoria entrarono al centro della produzione cinematografica e teatrale. Una parte degli artisti siriani si trasferì all’estero, dando vita a una produzione cinematografica siriana della diaspora, con documentari e film di finzione capaci di raccontare l’esperienza siriana da prospettive differenti.

Eppure, rimane aperta la domanda più importante: la Siria sarà in grado di trasformare questo lungo patrimonio in un nuovo progetto culturale?

Ricostruire il cinema e il teatro non significa soltanto restaurare teatri e sale cinematografiche. Significa ricostruire un’intera filiera: dalla formazione alla produzione, dal finanziamento ai festival, dalla distribuzione alla tutela dei diritti degli artisti, creando al tempo stesso uno spazio adeguato al settore privato.

Perché il teatro e il cinema in Siria non rappresentano soltanto una memoria artistica. Sono parte del soft power siriano, della capacità della Siria di raccontare la propria storia con la propria voce e di riconquistare un ruolo culturale nel mondo.

Se la Siria ha iniziato la propria storia sul palcoscenico con al-Qabbani e l’ha poi ampliata attraverso il cinema e la televisione, la sfida di oggi è scrivere un nuovo capitolo di questa storia: un capitolo nel quale la cultura possa diventare uno degli strumenti per costruire la Siria del futuro.

Commenti


bottom of page