Tra Roma e il mondo arabo… chi racconta questa storia?
✍🏻 Wael Al Mawla – Scrittore e giornalista

Quando parliamo delle relazioni tra il mondo arabo e l’Italia, non parliamo soltanto di politica, economia e diplomazia, ma di uno spazio mediterraneo che, per secoli, ha unito le sue due sponde attraverso una lunga storia di interazioni, scambi e influenze culturali e umane.
Negli ultimi anni, queste relazioni hanno conosciuto un’intensificazione delle visite, degli incontri, delle conferenze e delle iniziative culturali. Si tratta di passi importanti per rafforzare il dialogo e il rapprochement tra le due realtà. Ma le relazioni tra gli Stati non diventano realmente più solide quando a incontrarsi sono soltanto i rappresentanti istituzionali: diventano più profonde quando sono i popoli a conoscersi reciprocamente.

Ed è proprio qui che emerge una domanda: questo avvicinamento è arrivato davvero ai cittadini? E soprattutto, chi racconta la storia delle relazioni tra il mondo arabo e l’Italia?
Abbiamo ancora bisogno di uno spazio mediatico e culturale condiviso molto più ampio. Una televisione come la Rai, con un’offerta in lingua araba, oppure una radio, un sito o una piattaforma italiana in arabo, potrebbero contribuire a far conoscere al pubblico arabo l’Italia dall’interno, non soltanto attraverso la lente del turismo.
Allo stesso tempo, media e piattaforme arabe in lingua italiana potrebbero offrire al pubblico italiano un’immagine più articolata e diversificata del mondo arabo, andando oltre la sua abituale rappresentazione attraverso la politica, le crisi, le guerre e le notizie dell’ultima ora.
E il processo non dovrebbe fermarsi ai media tradizionali. Sarebbe importante investire nel doppiaggio e nella traduzione di film, serie televisive, fiction e documentari, così come nella traduzione della letteratura e negli scambi tra giornalisti, artisti e studenti. Sono iniziative capaci di aprire un nuovo spazio di conoscenza reciproca tra le due società.
Si potrebbero inoltre realizzare film, serie e documentari prodotti congiuntamente, capaci di raccontare la storia del Mediterraneo, le sue città, i suoi personaggi, le sue culture e la vita quotidiana delle persone sulle due sponde. Perché una storia umana può costruire una comprensione più profonda ed equilibrata di quella che può offrire, da sola, la successione delle notizie dell’ultima ora.

Forse è quindi arrivato il momento di lanciare un vero e proprio progetto arabo-italiano comune nel campo dell’informazione e della cultura, al quale possano partecipare la Lega degli Stati Arabi, le ambasciate, le istituzioni culturali e mediatiche e le università, portando il dialogo dalle sale delle conferenze al grande pubblico.
In questo contesto, è doveroso riconoscere il ruolo svolto dall’Associazione di Amicizia Italo-Araba, che sin dagli anni Novanta lavora per costruire ponti di dialogo e di comunicazione tra le due realtà, attraverso un impegno significativo e con risorse limitate, senza un sostegno proporzionato alla portata del lavoro svolto. La prossima fase meriterebbe forse maggiore attenzione e sostegno alle attività dell’Associazione e alle sue iniziative, affinché questo percorso di dialogo possa essere ulteriormente sviluppato.
La diplomazia ha aperto molte porte, ma la cultura e l’informazione hanno la capacità di mantenerle aperte, soprattutto davanti ai popoli.
Il Mediterraneo, infatti, non è un mare che separa il mondo arabo dall’Italia, ma uno spazio storico che per secoli li ha uniti.
E forse questa relazione non ha bisogno di ulteriori dichiarazioni quanto di una voce capace di raccontarne la storia.




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